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18 Giugno 2026Oh Hyeon-gyu cammina a piedi nudi sul campo prima di ogni partita. Poi segna il gol della vittoria al suo debutto mondiale. Cosa dice davvero la scienza sui rituali pre-gara — e perché quel diario scritto quattro anni fa conta più del rituale stesso.

Fabio Zarra · Psicologo dello Sport · Sport Psychology Center · 17 giugno 2026
1. L’episodio
Guadalajara, 12 giugno 2026. Corea del Sud–Repubblica Ceca, prima giornata del Gruppo A dei Mondiali 2026. Nei minuti che precedono il riscaldamento, un attaccante del Besiktas scende sul rettangolo verde senza scarpe. Cuffie alle orecchie, felpa della squadra addosso, telefono in mano — e piedi scalzi sull’erba. Avanza e indietreggia, scarta di lato, saggia le zolle. Poi torna negli spogliatoi, si calza, arrotola il bordo sinistro dei pantaloncini a metà coscia e si fascia la mano destra col nastro adesivo. Solo a quel punto è pronto.
Oh Hyeon-gyu ha 24 anni. Quella sera entra dalla panchina all’81’, sostituisce il capitano Son Heung-min, e due minuti dopo segna il gol del definitivo 2-1 che vale tre punti pesantissimi. Il video del rituale a piedi scalzi era già circolato sui social coreani: dopo il gol diventa virale in tutto il mondo.
| «Sentire il campo e connettermi con il terreno, liberarmi dalle energie negative, smorzare la tensione del match e trovare la giusta concentrazione.» |
Lo ha raccontato lui stesso ai microfoni della tv coreana YTN: il suo «protocollo» comprende piedi nudi, pantaloncini arrotolati e mano fasciata. Li chiama «il mio segreto, un metodo che uso da anni». Ma che cosa sta facendo, esattamente, dal punto di vista psicologico?
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2. I rituali pre-gara: non superstizione, psicologia applicata
La letteratura scientifica distingue tra superstizione — credenza in un nesso causale inesistente tra azione e risultato — e pre-performance routine (PPR), definita come «una sequenza di pensieri e azioni rilevanti per il compito che l’atleta mette in atto sistematicamente prima dell’esecuzione di una specifica abilità sportiva» (Moran, 1996). La differenza non è solo concettuale: è operativa.
Una meta-analisi sull’International Review of Sport and Exercise Psychology ha quantificato per la prima volta l’effetto complessivo delle PPR sulla prestazione sportiva, confermando un beneficio significativo trasversale a sport diversi (Rupprecht, Tran & Gröpel, 2022). I meccanismi identificati sono tre:
- Riduzione dell’ansia cognitiva e somatica. Hazell, Cotterill & Hill (2014) hanno dimostrato su calciatori semi-professionisti che chi adottava una PPR individualizzata riportava livelli significativamente inferiori di ansia pre-gara rispetto al gruppo di controllo, con effetti positivi sulle prestazioni misurate.
- Aumento della self-efficacy. La PPR fornisce all’atleta un senso di controllo sull’ambiente imprevedibile della gara, rafforzando la fiducia nella propria capacità di eseguire il compito richiesto (Cotterill et al., 2010; Bandura, 1997).
- Regolazione dell’attenzione. La routine guida la mente da uno stato diffuso — pensieri, distrazioni, aspettative — verso un focus selettivo sul compito, riducendo il rischio di rumination e choking sotto pressione (Moran, 1996; Mesagno & Mullane-Grant, 2010).
Il rituale dei piedi scalzi di Oh agisce su tutti e tre i livelli. Riduce l’attivazione somatica attraverso il contatto diretto con il suolo, stimolazione propriocettiva che molti atleti descrivono come «centrante». Rafforza la self-efficacy perché è un atto volontario, ripetuto e dal significato personale. E trasferisce l’attenzione dall’ambiente esterno al proprio corpo e alla propria presenza nel campo.
3. Il meccanismo del placebo rituale: quando crederci è abbastanza
Damisch, Stoberock & Mussweiler (2010) hanno condotto su Psychological Science una serie di esperimenti mostrando come l’attivazione di credenze superstiziose — pronunciare «in bocca al lupo», consegnare un porta-fortuna, tenere le dita incrociate — migliorasse le prestazioni in compiti motori, mnemonici e di destrezza. Il meccanismo identificato non era la magia, ma la self-efficacy percepita: credere di avere un vantaggio aumenta la fiducia, che a sua volta aumenta la persistenza e la qualità dell’esecuzione.
È importante segnalare che la replicabilità di quegli esperimenti specifici è stata discussa dalla comunità scientifica (Calin-Jageman & Caldwell, 2014). Ciò che rimane solido, confermato da decenni di ricerca indipendente, è il principio: quando un atleta crede che il proprio rituale sia efficace, quella credenza produce effetti reali sulla fisiologia dell’arousal e sulla qualità dell’attenzione. Il rituale non «funziona» perché è magico. Funziona perché l’atleta lo ha reso parte della propria identità di performer.
| Il rituale non funziona perché è magico. Funziona perché l’atleta lo ha reso parte della propria identità di performer. |
Oh Hyeon-gyu è esplicito: non parla di fortuna, parla di «connettersi» e «liberarsi». È una narrazione di regolazione interna, non di scaramanzia esterna. La ricerca gli darebbe ragione: le routine più efficaci sono quelle individualizzate, radicate nell’esperienza personale dell’atleta, non mutuate dall’esterno (Cotterill, 2010).
4. Il diario, il numero 18 e la scienza degli obiettivi scritti
Il rituale dei piedi scalzi è il dettaglio visivo che ha catturato i media. Ma la storia psicologicamente più densa è un’altra: un video tratto dal programma televisivo coreano You Quiz on the Block, riemerso virale subito dopo il gol.
Era il 16 novembre 2022, giorno della foto ufficiale della nazionale sudcoreana al Mondiale in Qatar. Oh Hyeon-gyu era lì come allenamento partner: non un convocato ufficiale. Sulla sua maglia non c’era nessun numero. Quella sera scrisse nel diario:
| «Oggi tutti hanno indossato la divisa della nazionale per la foto di gruppo. Solo sulla mia maglia non c’era alcun numero. Mi sono vergognato e mi è dispiaciuto molto. Però è comunque un’opportunità straordinaria e devo stringere i denti. Oggi ho deciso che diventerò più forte. Mi preparerò per quattro anni e tornerò a indossare un numero con orgoglio. Lo farò sicuramente.» |
Accanto a quelle righe aveva disegnato la propria schiena con il numero 18 e la scritta «2026 WORLD CUP». Quattro anni dopo ha segnato il gol decisivo indossando il numero 18, al suo esordio ufficiale in un Mondiale.
Questo non è un aneddoto motivazionale. È un esempio preciso di ciò che Peter Gollwitzer (1999) ha definito implementation intention: un piano «se–allora» che specifica in anticipo quando, dove e come si perseguirà un obiettivo. La forma scritta non è accessoria: è il nucleo del meccanismo.
La meta-analisi di Gollwitzer & Sheeran (2006) — 94 studi indipendenti — ha quantificato un effetto medio d = 0.65 delle implementation intentions sul raggiungimento degli obiettivi, un risultato robusto e trasversale a domini molto diversi. Scrivere un obiettivo in forma specifica — evento + azione + data — crea una traccia cognitiva altamente accessibile. Quando l’evento si avvicina, il cervello lo riconosce come il segnale atteso e attiva automaticamente il comportamento pianificato.
Oh non ha semplicemente «sognato» di tornare. Ha specificato: il numero (18), l’evento (Mondiale 2026), la modalità (con orgoglio). Questa struttura è esattamente quella che la letteratura indica come predittiva del successo nel goal pursuit.
5. Due livelli, una sola strategia
Il rituale dei piedi scalzi e il diario del 2022 sembrano fenomeni distinti. Da una prospettiva psicologica sono due facce della stessa strategia di autoregolazione: creare struttura interna in un ambiente intrinsecamente caotico come il calcio professionistico.
Il rituale opera nel breve termine: porta l’atleta da uno stato di attivazione elevata e diffusa a uno stato focalizzato e controllato nei minuti che precedono la gara. L’obiettivo scritto opera nel lungo termine: fornisce una direzione stabile in quattro anni di carriera, filtrando le decisioni di allenamento, le scelte dei club, la gestione delle sconfitte.
Per un atleta che a 21 anni stava in campo a Qatar 2022 senza un numero sulla maglia, la domanda non era «come mi sento questa settimana». Era: «chi voglio essere tra quattro anni?». I 8 gol e 2 assist con il Besiktas nell’ultima stagione, la convocazione, il gol al debutto mondiale: sono la risposta.
| Per uno psicologo dello sport non c’è separazione tra il gesto e l’intenzione che lo precede. Il rituale è il corpo della promessa che la mente ha fatto a se stessa. |
6. Cosa possiamo imparare — a qualsiasi livello
La storia di Oh Hyeon-gyu non è riservata agli atleti d’élite. I principi che descrive sono applicabili a qualsiasi livello di pratica sportiva:
- Costruisci la tua routine pre-gara. Non importa che siano piedi scalzi o tre respiri profondi: ciò che conta è che sia tua, ripetibile e intenzionale. La ricerca suggerisce che le routine più efficaci sono quelle personalizzate, non mutuate da altri (Cotterill, 2010).
- Scrivi gli obiettivi in modo specifico. «Voglio migliorare» è un’intenzione. «Entro il Mondiale 2026 voglio indossare il numero 18 con la nazionale» è un’implementation intention. La differenza nella probabilità di realizzazione è misurabile (Gollwitzer & Sheeran, 2006).
- Trasforma la vergogna in carburante. Oh non ha rimosso l’emozione negativa della foto senza numero. L’ha scritta, riconosciuta e convertita in un piano. È un esempio di _emotional reappraisal_: non sopprimere l’emozione, ma reinterpretarne il significato in chiave di crescita (Gross, 1998).
- Rispetta i rituali degli atleti che alleni. Un rituale può sembrare bizzarro dall’esterno. Da dentro, è uno strumento di regolazione. Il compito dello psicologo dello sport non è sostituirlo con qualcosa di «razionale», ma capire quale funzione sta svolgendo e aiutare l’atleta a renderlo più efficace.
Riferimenti scientifici
Bandura, A. (1997). Self-efficacy: The exercise of control. Freeman.
Cotterill, S. T. (2010). Pre-performance routines in sport: current understanding and future directions. International Review of Sport and Exercise Psychology, 3(2), 132–153. Pre-performance_routines_in_sport_Current_understanding_and_future_directions
Cotterill, S. T., Sanders, R., & Collins, D. (2010). Developing effective pre-performance routines in golf. Journal of Applied Sport Psychology, 22(1), 51–64.
Damisch, L., Stoberock, B., & Mussweiler, T. (2010). Keep your fingers crossed! How superstition improves performance. Psychological Science, 21(7), 1014–1020.
Gollwitzer, P. M. (1999). Implementation intentions: Strong effects of simple plans. American Psychologist, 54(7), 493–503.
Gollwitzer, P. M., & Sheeran, P. (2006). Implementation intentions and goal achievement: A meta-analysis of effects and processes. Advances in Experimental Social Psychology, 38, 69–119.
Gross, J. J. (1998). Antecedent- and response-focused emotion regulation. Journal of Personality and Social Psychology, 74(1), 224–237.
Hazell, J., Cotterill, S. T., & Hill, D. M. (2014). An exploration of pre-performance routines, self-efficacy, anxiety and performance in semi-professional soccer. European Journal of Sport Science, 14(6), 603–610.
Mesagno, C., & Mullane-Grant, T. (2010). A comparison of different pre-performance routines as possible choking interventions. Journal of Applied Sport Psychology, 22(3), 343–360.
Moran, A. P. (1996). The psychology of concentration in sport performers: A cognitive analysis. Taylor & Francis.
Rupprecht, A., Tran, U. S., & Gröpel, P. (2022). The effectiveness of pre-performance routines in sports: a meta-analysis. International Review of Sport and Exercise Psychology.
Nota sulle fonti: i dati sul rituale di Oh Hyeon-gyu sono tratti da dichiarazioni rilasciate dall’atleta alla tv coreana YTN e riportate da Fanpage.it e Eurosport.it (12 giugno 2026). Il contenuto del diario del 2022 è stato mostrato pubblicamente nel programma You Quiz on the Block e ripreso da più fonti giornalistiche verificabili.
