«L’amore per l’Italia non dipende da un incarico»: Pirlo, Maldini, Leonardo, FIGC e la psicologia della reputazione sotto attacco
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6 Agosto 2026Il 28 luglio 2026 Malagò annuncia al Consiglio Federale il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra. Tre anni dopo l’addio per l’Arabia Saudita, dopo il pentimento dichiarato più volte e dopo una scusa formale alla Federazione. La psicologia della seconda chance spiega cosa muove davvero questo ritorno — e perché la strada per ricostruire la fiducia è più lunga di quanto sembra.

Autore Fabio Zarra
C’è una frase che Roberto Mancini ha ripetuto più volte negli ultimi tre anni, in interviste, in conversazioni private trapelate, nei silenzi resi eloquenti dal tempo trascorso in Arabia Saudita: «Mi sono pentito». Ha detto che scegliere di lasciare la Nazionale italiana nell’agosto del 2023 — appena nominato coordinatore delle nazionali giovanili, poi subito dimessosi per firmare con l’Arabia Saudita — è stato un errore. Lo ha detto alla stampa. Lo ha detto agli amici. Lo ha detto, evidentemente, anche a Giovanni Malagò, che il 28 luglio 2026 ha annunciato al Consiglio Federale il suo ritorno come commissario tecnico degli Azzurri.
«È importante che si sia scusato, ed è la premessa della presentazione del tecnico», ha detto Malagò prima della conferenza stampa ufficiale del 29 luglio. Al fianco di Mancini, come direttore tecnico, Claudio Ranieri — che aveva già declinato il ruolo di CT dopo l’esonero di Spalletti e che ora accetta un ruolo diverso, più strutturale. Insieme, formano una coppia che il sistema calcio ha scelto come risposta al caos prodotto dalla vicenda Pirlo-Maldini-Leonardo: esperienza contro incertezza, nomi noti contro il rischio dell’inedito.
Per la psicologia dello sport, il ritorno di Mancini è uno dei casi più ricchi degli ultimi anni. Non perché sia insolito che un allenatore ritorni su una panchina — capita spesso. Ma perché questo ritorno avviene dopo un addio che in molti hanno vissuto come un tradimento, dopo un pentimento dichiarato, dopo una scusa formale, e con il peso di dover dimostrare qualcosa che la prima volta non aveva bisogno di dimostrare. È una seconda chance con tutto il carico che le seconde chance portano con sé.
01 — LA STORIA
Da Wembley a Palermo, da Jeddah a Roma
Il mandato di Mancini sulla panchina italiana era cominciato nel 2018 ereditando la catastrofe di Ventura — la mancata qualificazione al Mondiale di Russia — e si era trasformato in una delle pagine più belle della storia recente degli Azzurri. L’Europeo del 2021, vinto a Wembley contro l’Inghilterra ai rigori, era stato il culmine: una Nazionale reinventata nel gioco, nella mentalità e nella narrazione, con Gianluca Vialli — scomparso poi nel gennaio 2023 — come figura simbolica e umana al fianco del tecnico. Trentasette partite senza sconfitte: un record assoluto.
Poi le crepe. La notte di Palermo contro la Macedonia del Nord, marzo 2022: l’Italia eliminata dagli spareggi per il secondo Mondiale consecutivo, in modo ancora più doloroso del 2018 perché ci si era arrivati da campioni d’Europa. Mancini fu confermato — una scelta che i sostenitori lessero come continuità, i detrattori come inerzia — e nominato anche coordinatore delle nazionali giovanili. Durò pochi giorni. Il 13 agosto 2023, la FIGC comunicava di aver «preso atto delle sue dimissioni». Poche ore dopo si sapeva: aveva firmato con l’Arabia Saudita. Il contratto era stellare. Le polemiche lo erano altrettanto.
| Il primo mandato (2018-2023) LUCI E OMBRE Euro 2021 vinto a Wembley. Record di 37 partite imbattuto. Mancata qualificazione Mondiali 2022 (Macedonia del Nord). Poi le dimissioni improvvise per l’Arabia Saudita. | Il ritorno (2026) SECONDA CHANCE Pentimento dichiarato più volte. Scuse formali alla Federazione prima della nomina. Ranieri come DT. Obiettivo: qualificazione Euro 2028 e Mondiali 2030. |
02 — IL RIMPIANTO
«Mi sono pentito»: la psicologia del rimpianto come motore del ritorno
Il pentimento di Mancini non è retorica diplomatica. A meno di due mesi dalla fine dell’avventura in Arabia Saudita, intervistato dal Tg1, aveva già detto: «Non la rifarei, per motivi tecnici e calcistici. Allenare la Nazionale credo sia la cosa più bella». Una frase che vale molto più di qualsiasi comunicato: è una valutazione fatta quando nessun incarico era ancora sul tavolo. Il rimpianto ha una psicologia precisa, e vale la pena applicarla a questo caso.
Zeelenberg e Pieters, nella loro teoria della regolazione del rimpianto, descrivono il rimpianto come un’emozione orientata all’azione: non si prova rimpianto passivamente, ma come spinta a correggere la scelta percepita come sbagliata. Il rimpianto si distingue dalla delusione — che si prova per ciò che è capitato — perché si radica nella consapevolezza che avremmo potuto scegliere altrimenti. E questa consapevolezza, quando è sufficientemente intensa e duratura, diventa la motivazione più potente per una correzione di rotta.
Mancini ha avuto tre anni per sentire questo rimpianto. Tre anni in Arabia Saudita, lontano dall’Italia, lontano dal calcio europeo, lontano dagli Azzurri. Tre Mondiali consecutivi senza l’Italia — il terzo, nel 2026, si è appena concluso senza di lei. Il rimpianto, in questo caso, aveva tutto il tempo e tutto il materiale per diventare irresistibile. E quando il caos FIGC degli ultimi giorni ha creato un vuoto improvviso, era già lì: pronto a diventare ritorno.
| Il rimpianto non è passivo. È un’emozione orientata all’azione: ci dice che avremmo potuto scegliere altrimenti — e che possiamo ancora farlo. |
C’è anche una dimensione motivazionale profonda in questa storia, che la Self-Determination Theory di Deci e Ryan illumina con precisione. Mancini nel 2023 ha scelto una motivazione estrinseca — il compenso saudita, il contratto stellare — abbandonando una motivazione intrinseca — la guida della Nazionale italiana, il progetto che aveva costruito in cinque anni. La ricerca ha mostrato da decenni che la motivazione estrinseca produce soddisfazione nel breve periodo ma raramente regge nel tempo: quando l’incentivo esterno non è accompagnato da un senso autentico di significato, il vuoto che resta è esattamente quello che Mancini ha descritto in questi tre anni. Il rimpianto non era per i soldi che aveva guadagnato. Era per la storia che aveva abbandonato.
03 — LA FIDUCIA
Le scuse bastano? La scienza della riparazione del tradimento
Malagò ha detto che la scusa di Mancini è «importante» — la premessa necessaria per il ritorno. Capello, sulla Gazzetta dello Sport, ha detto qualcosa di molto diverso: «Ha fatto una cosa grave, non meritava di tornare. Come si fa ad abbandonare la Nazionale per andare a prendere i soldi in Arabia Saudita? È un atto di mancato amore». Chi ha ragione? La risposta, come spesso accade, è nella ricerca.
Kim, Ferrin, Cooper e Dirks hanno condotto due studi sulla riparazione della fiducia dopo una violazione percepita, distinguendo tra violazioni di competenza — «non era abbastanza bravo» — e violazioni di integrità — «ha tradito un impegno». La partenza di Mancini per l’Arabia Saudita è, nella percezione di molti, una violazione di integrità: non una questione tecnica, ma di lealtà verso un progetto, un paese, un mandato. La ricerca di Kim e colleghi ha trovato che le violazioni di integrità sono significativamente più difficili da riparare rispetto alle violazioni di competenza — e che una scusa, da sola, non è sufficiente per restituire il livello di fiducia precedente.
Questo non significa che Mancini non possa recuperare il terreno perso. Significa che la scusa — per quanto necessaria e per quanto sincera — è solo il primo passo di un percorso che si misura nei mesi e negli anni, non nelle conferenze stampa. La ricerca suggerisce che ciò che ripara una violazione di integrità non sono le parole, ma le azioni successive: la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, la capacità di dimostrare — partita dopo partita — che la propria priorità è cambiata. Capello intuisce questo: per lui certi capitoli non si chiudono con una firma o con un comunicato. Ha ragione che il processo è lungo. Non ha ragione — e la ricerca lo smentisce — se intende dire che il processo è impossibile.
| «È importante che si sia scusato, ed è la premessa della presentazione del tecnico.» GIOVANNI MALAGÒ · CONSIGLIO FEDERALE FIGC, 28 LUGLIO 2026 |
C’è una dimensione attributiva in questa vicenda che vale la pena esplicitare. La teoria dell’attribuzione di Weiner descrive come le persone spieghino le cause degli eventi che li riguardano. L’addio di Mancini del 2023 viene attribuito dalla maggioranza dei tifosi e degli addetti ai lavori a cause interne (è stata sua scelta), stabili (è fatto così, l’ha già fatto) e controllabili (avrebbe potuto non farlo). Questa configurazione attributiva è la più dannosa per la riparazione della fiducia: dice che la causa è nell’uomo, non nelle circostanze, e che si poteva evitare. Per riparare, Mancini deve convincere il pubblico che almeno una di queste dimensioni è cambiata — che è un uomo diverso, che le sue priorità si sono modificate, che ciò che ha imparato in Arabia Saudita lo ha trasformato. Non basta dirlo: deve dimostrarlo.
04 — L’IDENTITÀ
Il ritorno come atto di redenzione narrativa
C’è un terzo livello di analisi in questa storia, il più personale: quello dell’identità. Dan McAdams ha descritto come le persone costruiscano il senso di sé attraverso storie di vita internamente coerenti. In quelle storie, McAdams ha identificato un pattern ricorrente nei racconti di vita delle persone che affrontano difficoltà: la sequenza di redenzione. Un momento di caduta — la scelta sbagliata, il tradimento percepito, la perdita — seguito da un riscatto che trasforma quell’esperienza in qualcosa di significativo.
Il ritorno di Mancini ha la struttura narrativa di quelle che McAdams, nell’ambito del suo lavoro sull’identità narrativa, descrive come sequenze di riscatto: esperienze di caduta che si trasformano in risalita attraverso un riconoscimento del proprio errore e un atto di correzione. Il campione che vince l’Europeo, che abbandona per i soldi, che si pente, che torna per chiudere il cerchio. È una storia che il pubblico italiano conosce bene — culturalmente, siamo allenati a riconoscerla e, spesso, ad amarla. Non è un caso che Malagò — descritto dall’ANSA come «amico personale» di Mancini — lo abbia scelto proprio in questo momento di vuoto istituzionale: c’era anche la narrativa giusta per farlo.
La domanda che la psicologia pone, però, non è se la narrativa sia bella. È se sia autentica. Il rischio dei ritorni motivati dal rimpianto è che l’emozione dominante — «voglio riparare a ciò che ho fatto» — possa diventare un peso invece che una risorsa: se Mancini torna principalmente per esorcizzare il 2023, il suo sguardo sarà prevalentemente sul passato invece che sul futuro. La seconda chance funziona davvero quando l’atleta o l’allenatore riesce a lasciare il rimpianto come carburante iniziale e trasformarlo, nel tempo, in qualcosa di nuovo — una motivazione autentica verso ciò che viene dopo, non un continuo confronto con ciò che era prima.
05 — MANCINI CT: IL RISCHIO
Il peso del confronto con se stesso
Il problema più insidioso per Mancini non sarà la stampa critica, né le resistenze dei tifosi, né le aspettative della Federazione. Sarà il confronto con se stesso. L’Europeo del 2021 è ancora fresco nella memoria collettiva — i 37 risultati utili consecutivi, Wembley, Vialli — e il Mancini del 2026 inizia il suo mandato non come costruttore di qualcosa di nuovo, ma come colui che deve tornare a quei livelli. In molti utilizzeranno il 2021 come metro di giudizio per qualsiasi cosa faccia d’ora in poi.
Questo tipo di pressione — dover dimostrare di valere quanto si valeva in un momento irripetibile, in condizioni diverse, senza alcuni degli ingredienti che lo resero possibile (Vialli, quella generazione specifica di giocatori, quel particolare contesto emotivo) — è tra le più difficili da gestire nella psicologia della performance. Non si può tornare al 2021 perché il 2021 non esiste più. Si può solo costruire qualcosa di diverso e sperare che sia altrettanto significativo.
C’è poi la voce di Capello, che incarna una parte consistente dell’opinione pubblica calcistica italiana. L’ex allenatore è netto: «Mi sembra una cosa incredibile che Mancini possa tornare sulla panchina azzurra dopo averla lasciata in quel modo». È una posizione che non va respinta: è precisa e fondata su fatti reali. Ma è semplicemente incompleta. I capitoli si possono non chiudersi senza per questo restare immutabili. La storia può aggiungere pagine nuove che cambiano il modo in cui si leggono quelle vecchie. Ma richiede tempo — e vittorie.
06 — IN CHIUSURA
La seconda chance come banco di prova definitivo
Roberto Mancini tornerà sulla panchina dell’Italia con un curriculum che pochissimi allenatori italiani possono vantare, con un rimpianto che lo ha inseguito per tre anni e che ora ha trasformato in motivazione, e con una fiducia da ricostruire mattone per mattone, risultato per risultato. Non è la posizione più comoda da cui ricominciare. È forse quella più psicologicamente onesta: un uomo che sa esattamente perché ha sbagliato, che ha fatto i conti con se stesso in pubblico, e che ora deve dimostrare che i conti erano veri.
La psicologia della seconda chance ci dice che queste situazioni possono produrre prestazioni di qualità superiore rispetto alla prima volta — non nonostante il peso del passato, ma grazie ad esso. Chi torna dopo aver perso qualcosa di importante porta con sé una consapevolezza che chi non ha mai perso non ha: sa quanto vale ciò che ha ritrovato, e sa quanto può costare lasciarlo andare di nuovo. Se Mancini riesce a usare questa consapevolezza — invece di lasciarsi travolgere dal confronto con il 2021 o dall’ansia di dover riparare il 2023 — potrebbe costruire qualcosa di inatteso. Non migliore o peggiore dell’Europeo. Semplicemente diverso, e suo.
Il calcio lo dirà. La psicologia lo ha già anticipato.
| TRE DOMANDE CHE LA PSICOLOGIA PONE AL RITORNO DI MANCINI Il rimpianto è diventato motivazione o peso? Il rimpianto per il 2023 può essere un carburante potentissimo — o una prigione. Se Mancini guarda avanti costruendo qualcosa di nuovo, il rimpianto funziona. Se guarda costantemente indietro cercando di cancellare il 2023, diventa un ostacolo.La fiducia è riparabile? Sì — ma non con una scusa. Le violazioni di integrità si riparano con la coerenza nel tempo. Il processo è lungo e richiede che le azioni siano costantemente più eloquenti delle parole.Il confronto con il 2021 è gestibile? Solo se Mancini riesce a costruire qualcosa di nuovo invece di tentare di replicare l’irripetibile. L’Europeo del 2021 ha avuto ingredienti specifici — Vialli, quella generazione, quel momento — che non si possono ricreare. Ciò che si può costruire è una nuova storia. |
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RIFERIMENTI SCIENTIFICI
- Zeelenberg, M., & Pieters, R. (2007). A theory of regret regulation 1.0. Journal of Consumer Psychology, 17(1), 3–18. DOI: 10.1207/s15327663jcp1701_3
- Kim, P. H., Ferrin, D. L., Cooper, C. D., & Dirks, K. T. (2004). Removing the shadow of suspicion: The effects of apology versus denial for repairing competence- versus integrity-based trust violations. Journal of Applied Psychology, 89(1), 104–118. DOI: 10.1037/0021-9010.89.1.104
- McAdams, D. P. (2001). The psychology of life stories. Review of General Psychology, 5(2), 100–122. DOI: 10.1037/1089-2680.5.2.100 https://psycnet.apa.org/record/2018-70018-002
- Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268. DOI: 10.1207/S15327965PLI1104_01
- Weiner, B. (1985). An attributional theory of achievement motivation and emotion. Psychological Review, 92(4), 548–573. DOI: 10.1037/0033-295X.92.4.548
Fonti dei fatti riportati: Corriere dello Sport, Tuttosport, ANSA, Leggo, Calcio Lecce, Avantigialli, MondoUomo, Sky Sport (28-29 luglio 2026). Annuncio di Malagò al Consiglio Federale: 28 luglio 2026. Conferenza stampa ufficiale con Mancini e Ranieri: 29 luglio 2026, ore 18. Dichiarazione Malagò sull’importanza delle scuse: ANSA, 28 luglio 2026. Mancini CT dal 2018 al 13 agosto 2023: 5 anni, 61 partite, Euro 2021 vinto a Wembley, 37 partite imbattuto, mancata qualificazione Mondiali 2022 (eliminazione per mano della Macedonia del Nord, Palermo). Dimissioni 13 agosto 2023 per firmare con l’Arabia Saudita. Pentimento dichiarato più volte: Corriere dello Sport, 28 luglio 2026. Ranieri DT (aveva declinato ruolo di CT post-Spalletti): Tuttosport, ANSA. Staff potenziale: Leonardo Bonucci, Antonio Gagliardi, Massimo Maccarone, Marco Roccati (preparatore portieri): Avantigialli. Critiche di Capello: Corriere dello Sport (citato da Avantigialli, 29 luglio 2026). Malagò definito «amico personale» di Mancini: ANSA.
