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30 Luglio 2026In sedici giorni la FIGC ha nominato un direttore tecnico, un advisor, scelto un commissario tecnico, bruciato tutto per uno sponsor russo e ricevuto le dimissioni di due tra i più grandi campioni della storia del calcio italiano. La psicologia spiega cosa succede nella mente di chi viene attaccato pubblicamente, di chi sceglie di andarsene per integrità e di un’istituzione che produce caos invece di visione.

Autore Fabio Zarra
Sedici giorni. È il tempo impiegato dalla FIGC per costruire e poi distruggere un progetto tecnico che avrebbe dovuto rigenerare il calcio italiano. Il 27 luglio 2026, mentre il presidente federale Giovanni Malagò era riunito con le componenti della Federazione, arrivava la telefonata di Paolo Maldini e Leonardo: dimissioni. L’ex direttore tecnico e l’ex advisor della Nazionale lasciavano i propri incarichi dopo appena sedici giorni dalla nomina, in seguito al collasso della candidatura di Andrea Pirlo alla panchina azzurra.
La storia, nelle ultime quarantotto ore, si era dipanata con la velocità e la confusione di un film di quarta categoria: la candidatura di Pirlo come CT sembrava cosa fatta, poi erano emersi i suoi legami commerciali con Fonbet — agenzia di scommesse russa di cui l’ex centrocampista era global ambassador — e nel giro di poche ore si era scatenata una bufera politica e mediatica che aveva travolto non solo Pirlo, ma l’intero progetto tecnico costruito intorno a lui.
Per uno psicologo dello sport, questa vicenda è molto più di uno scandalo calcistico. È un caso di studio che tocca tre dimensioni precise: la psicologia della reputazione sotto attacco pubblico, la psicologia dell’uscita come atto di integrità, e la psicologia del caos istituzionale come ambiente che frustra l’autonomia di chi prova a lavorare. Tre storie diverse, tre risposte psicologiche diverse, un unico teatro: la Federazione Italiana Giuoco Calcio nell’estate del 2026.
01 — LA CRONOLOGIA
Sedici giorni per costruire e demolire tutto
Tutto inizia con l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC. Il nuovo presidente nomina Paolo Maldini direttore tecnico e presidente del Club Italia, e Leonardo advisor della Nazionale. È un segnale ambizioso: due delle figure più rispettate del calcio italiano, ex capitani e dirigenti del Milan, chiamati a costruire un nuovo ciclo dopo tre Mondiali consecutivi senza l’Italia.
Maldini e Leonardo individuano in Andrea Pirlo il profilo su cui fondare il nuovo progetto tecnico. Pirlo — campione del mondo, ex Juventus, ex allenatore della Juventus Under 23 e poi della prima squadra, più recentemente alla guida di uno United FC a Dubai — viene scelto come commissario tecnico. La nomina sembra imminente.
Poi, nei giorni 25-26 luglio, emerge il problema. Pirlo aveva firmato nel 2025 un contratto di sponsorizzazione con Fonbet, l’agenzia di scommesse russa, in qualità di global ambassador. Il contratto — legato al suo ruolo come allenatore dello United FC, di proprietà del presidente Sergey Lomakin che ha interessi in Fonbet — prevedeva che Pirlo promuovesse lo sport russo e partecipasse agli eventi della società in collaborazione con il ministero dello sport russo. Esponenti politici italiani di vari schieramenti si esprimono contro la nomina. Il presidente del Senato Ignazio La Russa: «Che Dio ce la mandi buona». Andrii Shevchenko, ex compagno di squadra di Pirlo al Milan: «Andrea mi ha ferito». Il ministro Abodi: «Brutta figura».
Malagò decide di non procedere. Tenta una mediazione — Thiago Motta come alternativa per trattenere Maldini e Leonardo — ma non funziona. La sera del 27 luglio, mentre era in corso la riunione con le componenti federali, arriva la telefonata delle dimissioni. La FIGC si ritrova senza direttore tecnico, senza advisor e senza commissario tecnico. Il Consiglio federale è convocato per il giorno seguente.
02 — PIRLO
La risposta ai social: «Attribuirmi convinzioni che non mi appartengono»
La prima risposta psicologicamente rilevante in questa vicenda è quella di Andrea Pirlo. Davanti a un attacco pubblico alla propria reputazione — costruito sull’associazione tra il suo nome e un’agenzia di scommesse russa con implicazioni politiche — Pirlo ha scelto di rispondere attraverso i social network con un testo lungo e articolato. Vale la pena leggerlo in dettaglio, perché ogni parola è una strategia.
| «Ho assistito con grande amarezza al dibattito attorno al mio nome come ct. La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuirle un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono.» ANDREA PIRLO · DICHIARAZIONE SUI SOCIAL, 26-27 LUGLIO 2026 |
E ancora: «Mi rammarica che una scelta di carattere sportivo sia stata rapidamente trascinata in un confronto pubblico che ha finito per attribuire alla mia persona significati e intenzioni che non mi appartengono. L’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre».
La psicologia della comunicazione in crisi ha un termine preciso per quello che Pirlo ha fatto: image repair. La teoria elaborata da William Benoit descrive le strategie che individui e organizzazioni usano quando la propria immagine pubblica viene attaccata. Nel repertorio di Benoit, Pirlo ha adottato principalmente due strategie: la differenziazione — separare l’atto incriminato (il contratto commerciale con Fonbet) da un significato più grave che gli viene attribuito (la complicità con la Russia) — e la trascendenza — riposizionare l’atto in una cornice più ampia che ne riduce la gravità percepita: da scelta politicamente compromessa a scelta professionale legittima. «Ho sempre svolto la mia attività nel pieno rispetto delle leggi dei Paesi in cui ho lavorato»: questa frase è la strategia della trascendenza applicata all’autodifesa pubblica — non «il contratto era sbagliato» ma «il contratto era lecito nel contesto in cui è stato firmato».
C’è anche una dimensione di attribuzione precisa nella risposta di Pirlo. La teoria di Weiner sull’attribuzione descrive come le persone spieghino le cause degli eventi negativi che li riguardano. Pirlo attribuisce la causa della propria esclusione a fattori esterni — «una polemica politica» — instabili — «trascinata in un confronto pubblico» — e non controllabili da parte sua. È la configurazione attributiva tipica di chi subisce un’ingiustizia percepita: non sono io il problema, è il contesto che ha trasformato qualcosa di lecito in qualcosa di tossico. Psicologicamente, questa attribuzione protegge l’autostima e mantiene intatta la narrazione di sé come professionista integro. Che sia corretta o meno — la risposta dipende da valutazioni che non competono alla psicologia — è una risposta coerente e ben costruita.
La chiusura del testo di Pirlo è la parte più densa di significato identitario: «L’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre». Dan McAdams, nel suo modello di identità narrativa, descrive come le persone costruiscano il senso di sé attraverso storie di vita coerenti. Pirlo sta facendo esattamente questo: separando la propria identità fondamentale — campione del mondo, italiano, amante del calcio azzurro — dall’episodio che la mette a rischio. Non sono la candidatura al CT. Sono molto più di quello.
03 — MALDINI E LEONARDO
L’exit come atto di integrità
La risposta di Maldini e Leonardo è psicologicamente diversa — e in un certo senso ancora più eloquente — di quella di Pirlo. Davanti alla scelta di Malagò di non procedere con la candidatura che avevano costruito, avevano due opzioni: accettare un compromesso (Thiago Motta come CT alternativo) o dimettersi. Hanno scelto le dimissioni. E lo hanno fatto, secondo le fonti, con una telefonata arrivata a Malagò «maliziosamente», mentre era in corso la riunione con le componenti federali — un dettaglio temporale che dice molto sull’intensità del loro messaggio.
Albert Hirschman, nel suo saggio fondamentale su come le persone e le organizzazioni rispondono al declino, ha descritto tre opzioni: exit (uscire), voice (portare avanti il proprio punto di vista dall’interno) e loyalty (restare accettando la situazione). Maldini e Leonardo avevano già usato la loro voice — avevano scelto Pirlo, avevano costruito un progetto intorno a lui, avevano investito il proprio credito personale in quella proposta. Quando la voice è stata scavalcata dalla scelta di Malagò, hanno scelto l’exit. Non la loyalty — che avrebbe significato restare a lavorare con un CT scelto da altri, su criteri diversi dai propri.
L’exit di Maldini e Leonardo non è una fuga: è una dichiarazione. Dice che il progetto aveva un presupposto — la fiducia reciproca nel processo decisionale — e che quel presupposto è venuto meno. Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha detto fuori dalla riunione: «Maldini era una grande scelta, una persona di valore e avrei gradito, per tutto il movimento calcio, che fosse ancora a bordo». Ma per Maldini, restare senza il controllo sulle scelte tecniche che riteneva giuste avrebbe significato prestare il proprio nome e la propria credibilità a un progetto di cui non era più l’autore.
| Pirlo — Image Repair RISPOSTA ALL’ATTACCO REPUTAZIONALE Differenziazione + trascendenza. Separa il contratto commerciale dalla colpa politica. Protegge l’identità fondamentale («l’amore per l’Italia fa parte della mia storia»). Usa l’attribuzione esterna per spiegare l’esclusione. | Maldini e Leonardo — Exit RISPOSTA ALLA PERDITA DI AUTONOMIA DECISIONALE Quando la voice (la candidatura Pirlo) viene scavalcata, scelgono l’exit invece della loyalty. Non è fuga: è dichiarazione che il progetto non esiste più senza i suoi presupposti. |
04 — FIGC: L’ISTITUZIONE
Il caos come fallimento di autonomia
C’è una terza storia in questa vicenda, meno raccontata ma psicologicamente decisiva: quella dell’istituzione. La FIGC, in sedici giorni, ha nominato dirigenti di altissimo profilo, lasciato emergere una crisi di natura politica che era prevedibile, tentato una mediazione fallita e incassato le dimissioni di tutti. Il presidente di Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, ha detto: «Lo abbiamo saputo nel finale della riunione dai media». Una sintesi accidentalmente perfetta dello stato delle cose.
La Self-Determination Theory di Deci e Ryan descrive come la frustrazione dei bisogni psicologici fondamentali — autonomia, competenza, relazionalità — produca stati disfunzionali nelle organizzazioni e negli individui al loro interno. Il processo decisionale attorno al CT dell’Italia ha frustrato sistematicamente tutti e tre: l’autonomia di Maldini e Leonardo è stata compromessa dall’interferenza politica; la competenza del gruppo tecnico è stata subordinata a considerazioni extrasportive; la relazionalità — la fiducia tra le parti — si è dissolta nel momento in cui le dimissioni sono arrivate mentre era in corso una riunione istituzionale.
Il ministro Abodi ha parlato di «brutta figura». Malagò ha risposto: «Dipende chi l’ha fatta». È un dialogo che, al di là della sua dimensione polemica, descrive con precisione il problema centrale: in questa vicenda nessuno si è sentito responsabile del quadro complessivo. Ognuno ha gestito il proprio pezzo — Pirlo il contratto con Fonbet, Maldini e Leonardo la candidatura, Malagò la pressione politica, la politica la propria agenda — senza che nessuno guardasse all’insieme. E nell’assenza di questa visione sistemica, si è prodotto il caos.
05 — LA FERITA DI SHEVCHENKO
Quando l’attacco viene da un compagno
C’è un elemento della vicenda che va approfondito separatamente, perché ha una dimensione psicologica diversa dalle altre. Andrii Shevchenko — leggenda del calcio ucraino, ex compagno di squadra di Pirlo per anni al Milan — ha dichiarato pubblicamente che le notizie sui legami di Pirlo con la Russia lo avevano ferito. «Andrea mi ha ferito», secondo quanto riportato dall’ANSA.
Nella psicologia delle relazioni, un’accusa che proviene da una persona con cui si è condiviso qualcosa di profondo — in questo caso anni di spogliatoio, di allenamenti, di vittorie — ha un peso radicalmente diverso da un’accusa che proviene da uno sconosciuto o da un avversario politico. McAdams descrive come le relazioni significative entrino a far parte della nostra identità narrativa: Shevchenko e Pirlo non erano solo compagni di squadra, erano parte della stessa storia. Quando quella storia viene rimessa in discussione, il dolore che ne deriva non è solo interpersonale: è identitario.
Pirlo, nel suo testo, ringrazia Maldini e Leonardo ma non menziona Shevchenko. Questa omissione — che può essere intenzionale o meno — è in sé un dato psicologico: non rispondere pubblicamente all’accusa di un ex compagno è una strategia di protezione dell’identità che sceglie il silenzio invece del confronto. Non sappiamo cosa abbiano detto tra loro in privato. Ma il silenzio pubblico racconta qualcosa sull’intensità di quella ferita.
06 — IN CHIUSURA
Cosa ci lascia questa storia
Il caso Pirlo-Maldini-Leonardo non finirà con le dimissioni di ieri sera. Finirà — forse — con la nomina di un nuovo CT, di un nuovo DT, con un nuovo inizio che porterà con sé il peso di questa storia. Ma quello che la psicologia dello sport può estrarre da queste quarantotto ore va oltre le sorti della Nazionale italiana.
Ci dice che la reputazione non è solo un asset esterno — è parte dell’identità. Che distruggerla richiede poche ore, e che le strategie per ripararla — per quanto intelligenti e ben costruite — non sempre bastano a contenere un’accelerazione mediatica che trasforma le sfumature in titoli e i contratti commerciali in posizioni politiche. Ci dice che l’integrità, come quella mostrata da Maldini e Leonardo, ha un costo reale — dimettersi dopo sedici giorni, perdere un’opportunità, scegliere di non essere usati — ma che quel costo è anche la sua definizione più precisa.
E ci dice, infine, che le istituzioni sportive non sono refrattarie alla psicologia organizzativa: hanno bisogni di autonomia, competenza e relazionalità come qualsiasi altro sistema umano. Quando questi bisogni vengono frustrati sistematicamente dall’interferenza esterna, dall’assenza di fiducia interna, dalla velocità di una crisi gestita male, il risultato è sempre lo stesso: caos, exit e un foglio bianco da ricominciare a riempire.
| TRE LEZIONI PSICOLOGICHE DAL CASO FIGC La reputazione è identità. Pirlo non ha difeso solo il suo contratto con Fonbet: ha difeso la propria storia, la propria appartenenza, il senso di sé come italiano e come professionista onesto. Quando la reputazione viene attaccata, la risposta è identitaria prima che comunicativa.L’exit è una forma di integrità. Maldini e Leonardo non si sono dimessi per rabbia: si sono dimessi perché il presupposto del loro lavoro — la fiducia nel processo decisionale condiviso — era venuto meno. Restare sarebbe stato accettare di prestare il proprio nome a qualcosa che non era più il loro progetto.Il caos istituzionale ha cause psicologiche. Nessuno ha guardato al quadro complessivo. Ogni attore ha gestito il proprio pezzo — il contratto, la candidatura, la pressione politica, le dimissioni — e nessuno ha mantenuto la visione del sistema. In assenza di questa visione, il caos è il risultato prevedibile. |
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RIFERIMENTI SCIENTIFICI
- Benoit, W. L. (1997). Image repair discourse and crisis communication. Public Relations Review, 23(2), 177–186. DOI: 10.1016/S0363-8111(97)90023-0 https://www.scirp.org/reference/referencespapers?referenceid=1674928
- Weiner, B. (1985). An attributional theory of achievement motivation and emotion. Psychological Review, 92(4), 548–573. DOI: 10.1037/0033-295X.92.4.548
- McAdams, D. P. (2001). The psychology of life stories. Review of General Psychology, 5(2), 100–122. DOI: 10.1037/1089-2680.5.2.100
- Hirschman, A. O. (1970). Exit, voice, and loyalty: Responses to decline in firms, organizations, and states. Cambridge, MA: Harvard University Press.
- Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268. DOI: 10.1207/S15327965PLI1104_01
Fonti dei fatti riportati: ANSA, Sky Sport, Il Sole 24 Ore, Corriere dello Sport, Adnkronos, Radio Bruno Brescia, Zazoom.it, Leggo.it, RSI (27 luglio 2026). Dichiarazioni di Pirlo: testo integrale pubblicato sui social (26-27 luglio 2026), ripreso da Il Sole 24 Ore e Sky Sport. Dichiarazioni Abodi: margine presentazione Hub Rete di Piacenza, riportate da ANSA. Dichiarazioni Malagò: ANSA. Dichiarazioni Simonelli: fuori dalla riunione FIGC, riportate da Adnkronos. Dichiarazioni Abete: fuori dalla riunione FIGC, riportate da Adnkronos. Dichiarazioni La Russa: riportate da Il Sole 24 Ore. Dichiarazione Shevchenko: riportata da ANSA. Fonbet: agenzia di scommesse russa, informazioni su Sky Sport. Nomina Maldini (DT e presidente Club Italia) e Leonardo (advisor): circa 10-11 luglio 2026. Dimissioni: comunicazione telefonica a Malagò, 27 luglio 2026 sera, confermata da Sky Sport e ANSA. Nota: al momento della pubblicazione il Consiglio federale del 28 luglio non si era ancora riunito.
