Come le Fake News e la Pressione Mediatica Distruggono (o Costruiscono) la Mente dell’Atleta
20 Giugno 2026Psicologia dello sport nel fioretto

Un 45-22 che sembra netto. Ma dietro ci sono 3 istanti in cui la partita poteva girare dall’altra parte.
Ad Antony, in Francia, l’Italia ha conquistato il titolo europeo nel fioretto maschile a squadre battendo i padroni di casa 45-22. Un risultato che, guardato solo nel punteggio finale, sembra un dominio netto e ininterrotto.
Non è andata così.
Tra il 3° e il 4° assalto, la Francia ha ribaltato l’inerzia di un match che sembrava già scritto. E l’Italia ha risposto con uno di quei momenti che i libri di psicologia dello sport usano come esempi: un parziale di 26-2 nelle fasi conclusive della finale.
Come si spiega? Cosa hanno fatto — mentalmente — Macchi, Bianchi, Marini e Lombardi per non perdere il filo? Ecco i tre momenti-chiave di questa finale, letti attraverso la lente della psicologia della prestazione.
01. Il ribaltamento di Pauty: quando la pressione cambia segno
Fino al 3° assalto, l’Italia conduceva 15-7. Otto stoccate di vantaggio, una partita sotto controllo, un quartetto in ritmo.
Poi è arrivato Maxime Pauty. In un singolo assalto, il francese ha dominato Tommaso Marini 13-4, capovolgendo il punteggio: Francia 20, Italia 19. In pochi minuti, la narrativa della gara era completamente cambiata.
| In psicologia dello sport, questo tipo di evento viene chiamato momentum shift — un cambiamento brusco dell’inerzia psicologica di una gara. Studi su sport di combattimento e sport da punteggio mostrano che i team che subiscono un momentum shift improvviso hanno una probabilità significativamente più alta di perdere il match successivo (Meier et al., 2020). |
Quello che distingue gli atleti d’élite non è l’assenza di questi momenti — è la velocità con cui li elaborano e li lasciano andare. In gergo tecnico si parla di reset cognitivo: la capacità di non trascinare l’errore precedente nel presente del prossimo assalto.
Dal 5° assalto in poi, l’Italia ha messo insieme 26-2. Ventisei stoccate contro due. Non è capacità tecnica superiore — quella era già presente prima. È regolazione emotiva che si riattiva.
| Cosa dice la ricerca La capacità di ‘disconnettersi’ da un’azione negativa e tornare al presente è una delle competenze psicologiche più allenabili nello sport di alto livello. Si allena attraverso tecniche di mindfulness, routine di reset, e simulazione di situazioni di pressione in allenamento. |
02. Giulio Lombardi: la psicologia della convocazione in extremis
Tommaso Martini — bronzo nell’individuale al suo esordio europeo senior — si è fermato per precauzione prima della gara a squadre. Al suo posto è entrato Giulio Lombardi, che fino a quel momento era in Italia nelle vesti di riserva.
Lombardia ha dovuto gestire una delle situazioni psicologicamente più delicate che un atleta possa affrontare: essere chiamato all’ultimo momento, senza la progressione mentale tipica di una preparazione orientata alla gara, in una finale europea, contro la nazione padrona di casa.
| La letteratura sulla readiness psicologica è chiara: non è la preparazione tecnica a fare la differenza nelle convocazioni improvvise — è la capacità di costruire rapidamente un senso di competenza situazionale, ovvero la convinzione di avere le risorse per far fronte a quella specifica situazione in quel momento (Bandura, 1997). |
Lombardi non solo ha tenuto, ma ha contribuito a un percorso che ha poi prodotto il risultato finale. Questo non è un caso fortunato — è la conseguenza di un sistema di squadra solido: una cultura di gruppo in cui ogni atleta sa qual è il proprio ruolo, anche quando quel ruolo cambia all’improvviso
| Applicazione pratica Il lavoro psicologico con i team sportivi include proprio questo: preparare gli atleti non solo al proprio slot competitivo previsto, ma a qualsiasi scenario di gara — inclusi quelli imprevisti. La flessibilità mentale si allena. |
03. La semifinale contro la Russia: 45-43 sull’ultima stoccata
Prima di arrivare in finale, l’Italia ha dovuto superare uno dei match più tesi dell’intera competizione: la semifinale contro la squadra russa, disputata in pedana con status neutrale.
Il punteggio finale è stato 45-43. Un punto. L’ultima stoccata, di Guillaume Bianchi, ha separato la medaglia d’oro dalla medaglia di bronzo.
| Nella scherma, la decisione avviene in frazioni di secondo. Ricercatori come Moran e collaboratori (2016) hanno documentato che negli sport di combattimento a distanza ravvicinata, la performance ottimale richiede uno stato di ‘quiet eye’ — una fissazione visiva prolungata sul bersaglio prima dell’azione — associato a minore attivazione del sistema nervoso simpatico e maggiore precisione motoria. |
Bianchi ha piazzato l’ultima stoccata in un momento in cui la partita era sul filo. Non è una questione di fortuna: è la capacità di mantenere automatismi tecnici funzionanti nonostante la pressione massima. Quello che in psicologia dello sport si chiama prestazione sotto choking pressure — e che si può allenare.
| Il paradosso della pressione Più un atleta tenta di controllare consapevolmente un gesto tecnico automatizzato sotto pressione, più aumenta la probabilità di errore. Il lavoro psicologico serve esattamente a questo: mantenere il controllo senza perdere la fluidità dell’automatismo. |
Il punto psicologico
Il 45-22 finale racconta solo una parte della storia. Quello che non dice è che questa squadra ha attraversato un momentum shift bruciante, una convocazione dell’ultimo minuto e un match che si è deciso sull’ultima stoccata.
La differenza tra una squadra campione d’Europa e una squadra di talento che non riesce a esprimerlo non si misura nel talento — si misura nella capacità di gestire queste tre situazioni nel momento in cui si presentano.
Questo è il lavoro della psicologia dello sport applicata. Non si fa il giorno prima della gara: si costruisce nel tempo, in allenamento, con metodo.
Riferimenti scientifici
Bandura, A. (1997). Self-efficacy: The exercise of control. Freeman.
Meier, C., Fleurance, P., & Dosseville, F. (2020). Psychological momentum in competitive sport: A systematic review. International Journal of Sport Psychology, 51(4), 312-338.
Moran, A., Campbell, M., Holmes, P., & MacIntyre, T. (2016). Mental imagery, action observation and skill learning. In N. J. Hodges & A. M. Williams (Eds.), Skill Acquisition in Sport. Routledge.
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