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10 October 2026A decidere se un ragazzo resta non è solo il risultato: conta anche come lo tratta il suo allenatore.

di Fabio Zarra
01 IL DATO
Una frattura che comincia presto
Le squadre giovanili hanno ricominciato da poche settimane. È il momento giusto per guardare un dato che le società conoscono ma raramente affrontano: a un certo punto, molti ragazzi smettono. Il tema dell’abbandono giovanile è quindi più che mai attuale. Secondo i numeri elaborati da TEHA Group su base Istat e presentati a giugno allo Sport Business Forum di Treviso dall’Osservatorio Valore Sport, nel 2024 praticava sport il 75% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, il 66% tra i 15 e i 17, il 56% tra i 18 e i 19. Nelle stesse fasce, la quota di chi ha praticato in passato e poi ha smesso sale dal 9% al 16% fino al 28%.
Il rapporto Istat «La pratica sportiva in Italia» (dati 2024, pubblicato a giugno 2025) segnala, tra i giovani di 10-24 anni, una differenza di genere netta nell’abbandono: il 21,6% delle ragazze contro il 15,1% dei ragazzi, con un’età media di interruzione di 14 anni per le prime e 15 per i secondi. Secondo i dati Istat riportati dalla stampa, i giovani di questa fascia che hanno smesso sono oltre 1,5 milioni.
I ricercatori dell’Osservatorio individuano cinque ambiti che incidono sulla percezione degli adolescenti: famiglia, scuola, allenatore, centro sportivo e quartiere. L’allenatore è quindi uno dei fattori, non il colpevole unico. E la carenza di impianti, che spesso domina il dibattito, non risulta la motivazione principale.
02 UNA CAUSA TRA MOLTE
Perché guardare proprio al tecnico
Se le cause sono molte, perché concentrarsi sull’allenatore? Perché, tra quelle che dipendono da chi lavora ogni giorno con i ragazzi, è tra le più modificabili. E la letteratura punta nella stessa direzione. Una revisione sistematica di Balish e colleghi ha esaminato 141 correlati dell’abbandono sportivo giovanile: tra quelli con evidenza di qualità più alta compaiono autonomia, competenza percepita, relazione con gli altri e clima orientato al compito, e le conclusioni parlano di fattori in larga parte sociali. [1]
Una revisione sistematica con meta-analisi di studi prospettici sull’abbandono degli sport di squadra in adolescenza (6.304 giocatori complessivi negli studi selezionati) ha trovato le relazioni più forti con il drop-out nei costrutti legati alla motivazione e all’esperienza sportiva, e raccomanda alle società di curare un clima motivazionale di qualità. [2]
Autonomia, competenza e relazione non sono slogan. Sono i tre bisogni psicologici di base della teoria dell’autodeterminazione, e sono esattamente ciò che un tecnico può nutrire o frustrare con il suo modo quotidiano di stare in campo.
Il contrario del supporto all’autonomia non è la struttura: è il controllo.
03 UNA DISTINZIONE UTILE
Controllare non è dirigere
Il modello motivazionale della relazione allenatore-atleta di Mageau e Vallerand indica tre comportamenti del tecnico che favoriscono la soddisfazione dei bisogni di autonomia, competenza e relazione: il supporto all’autonomia, la struttura e il coinvolgimento. [3] La struttura è una dimensione distinta del modello, accanto al supporto all’autonomia: dare regole chiare, obiettivi e spiegazioni non è il problema. In questo quadro supportare l’autonomia non equivale a rinunciare alla struttura.
Il problema è il controllo. La Controlling Coach Behaviors Scale di Bartholomew, Ntoumanis e Thøgersen-Ntoumani, validata su più campioni, distingue quattro componenti dello stile controllante: l’uso controllante delle ricompense, l’attenzione condizionale negativa, l’intimidazione e l’eccessivo controllo personale. [4]
Ricompense usate per controllare. Premi, e anche lodi, usati come leva per far comportare i ragazzi in un certo modo. Il segnale è che il riconoscimento serve a farli allenare di più, non a riconoscere un percorso.
Attenzione condizionale negativa. Il tecnico si mostra freddo, distante o indifferente con chi non si adegua al suo modo di vedere le cose, o con chi non rende. L’affetto e l’attenzione diventano moneta di scambio.
Intimidazione. Umiliare verbalmente un ragazzo, anche davanti agli altri, o valutarne la prestazione in modo non costruttivo per ottenere un comportamento.
Eccessivo controllo personale. Ingerenza su aspetti della vita privata del ragazzo, o pretesa che lo sport sia il centro della sua vita.
Una regola pratica, coerente con la distinzione che la letteratura fa tra pratiche che colpiscono la persona (attenzione condizionale negativa, intimidazione, controllo personale) e pratiche che riguardano il comportamento (uso delle ricompense): il tono di voce non è il discrimine, lo è ciò che si colpisce, il gesto tecnico o la persona. [9]
04 COSA ACCADE DENTRO IL RAGAZZO
Dal controllo alla frustrazione dei bisogni, fino al malessere
In due studi trasversali su atleti e in uno studio con diario, Bartholomew e colleghi hanno trovato che il controllo percepito del tecnico era associato alla frustrazione dei bisogni psicologici, e che questa si associava più coerentemente della soddisfazione dei bisogni a esiti negativi: burnout, depressione, affetti negativi e sintomi fisici. La frustrazione dei bisogni risultava inoltre associata a un’alterazione dell’arousal fisiologico prima dell’allenamento, e lo studio con diario ha riscontrato le stesse relazioni a livello quotidiano. [5]
Nel calcio giovanile il quadro è simile. In uno studio longitudinale su giovani calciatori maschi (circa 12-13 anni, 725 partecipanti alla prima rilevazione e 597 alla seconda, nella stessa stagione), i cambiamenti nel controllo percepito si associavano ai cambiamenti nella frustrazione dei bisogni, a cui corrispondevano aumenti del burnout. [6] In uno studio su 433 calciatori maschi tra i 12 e i 15 anni di 24 scuole calcio della provincia di Valencia, il modello spiegava il 47% della varianza del burnout, oltre ad affetti negativi e sintomi di malessere fisico e psicologico. [7]
Alcune cautele sono doverose. Lo studio del 2017 è trasversale, basato su questionari autoriferiti e include solo ragazzi: mancano le ragazze, cioè il gruppo in cui in Italia l’abbandono è più frequente e più precoce. Nel campione i giocatori descrivevano in media i propri tecnici come poco o mediamente controllanti, quindi l’associazione emerge anche in un campione non dominato da casi estremi.
Più vicino all’intenzione di restare, uno studio su 658 pallanuotisti spagnoli tra i 13 e i 18 anni ha misurato l’impegno a continuare con lo sport (tra gli item, la determinazione a proseguire la stagione successiva). Il gruppo che percepiva i propri tecnici come poco supportivi e molto controllanti mostrava i valori più bassi, mentre gli altri quattro gruppi non differivano in modo significativo tra loro. [9] Anche questo studio è trasversale e riguarda un solo sport. Burnout, malessere e impegno dichiarato non coincidono con l’abbandono effettivo, e gli autori degli studi sul calcio indicano proprio l’abbandono come variabile da studiare in questo schema.
05 SI PUÒ CAMBIARE
Un comportamento insegnabile, un effetto misurabile
L’evidenza più diretta sul fatto che il comportamento del tecnico possa spostare il tasso di abbandono viene da un esperimento sul campo di Barnett, Smoll e Smith. Otto allenatori di Little League di baseball partecipavano a un workshop preliminare alla stagione, il Coach Effectiveness Training, mentre un gruppo di controllo era composto da dieci allenatori. [8] A fine stagione i bambini seguiti dai tecnici formati valutavano più positivamente allenatore, compagni e sport. All’inizio della stagione successiva, tra i ragazzi del gruppo di controllo aveva smesso il 26%, contro il 5% del gruppo sperimentale. Non c’era differenza nelle percentuali medie di vittorie e sconfitte delle squadre tra chi aveva smesso e chi era rimasto, il che indica che l’abbandono non dipendeva dalla mancanza di successo della squadra.
I limiti vanno detti: pochi allenatori, un solo sport, uno studio del 1992. Va letto come un’indicazione forte ma non definitiva. Il suo valore sta nel mostrare che un insieme di comportamenti insegnabili, in particolare lodare impegno e prestazioni desiderabili e reagire agli errori con incoraggiamento e istruzione, può modificare un dato come l’abbandono.
06 PRACTICAL IMPLICATIONS
Cosa fare già dalla prossima seduta
Le indicazioni che seguono sono applicazioni operative dei risultati citati, non il risultato di un singolo studio.
Dopo l’errore, prima il riconoscimento, poi la correzione. Un segnale che riconosce l’intenzione o l’impegno, seguito dall’istruzione tecnica, nella stessa frase se possibile.
Spiega il perché e dai scelte reali ma circoscritte. Non «decidete voi cosa fare», ma «scegliete in quale ordine fare questi esercizi». Il controllo tecnico resta al tecnico, la percezione di autonomia passa in parte ai ragazzi.
Non fare di attenzione e affetto una moneta. Chiediti a chi dai attenzione dopo una prestazione negativa, e con quale espressione. Per una settimana, annota con chi parli e in che modo.
Allinea tutto lo staff. Preparatore, vice, match analyst: se una sola figura usa solo correzione e nessun riconoscimento, l’esperienza del ragazzo resta quella.
| Come si forma uno staff che sa creare un clima di crescita? Supporto all’autonomia, feedback dopo l’errore, gestione dell’attenzione: sono comportamenti osservabili e allenabili, anche per tecnici e dirigenti del settore giovanile. Parliamone. www.sportpsychologycenter.com |
07 IN CLOSING
Una domanda per l’inizio di stagione
Nessun tecnico, da solo, può azzerare l’abbandono: famiglia, scuola, società e quartiere contano. Ma tra tutte le leve, il comportamento quotidiano in campo è quella che può cambiare già domani, senza bandi e senza budget. La domanda per ogni staff, a inizio stagione, non è soltanto quante partite vinceremo, ma quanti di questi ragazzi vorranno ancora esserci a giugno.
SCIENTIFIC REFERENCES
[1] Balish, S. M., McLaren, C., Rainham, D., & Blanchard, C. (2014). Correlates of youth sport attrition: A review and future directions. Psychology of Sport and Exercise, 15(4), 429–439. DOI: 10.1016/j.psychsport.2014.04.003 https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1469029214000508
[2] Back, J., Johnson, U., Svedberg, P., McCall, A., & Ivarsson, A. (2022). Drop-out from team sport among adolescents: A systematic review and meta-analysis of prospective studies. Psychology of Sport and Exercise, 61, 102205. DOI: 10.1016/j.psychsport.2022.102205
[3] Mageau, G. A., & Vallerand, R. J. (2003). The coach–athlete relationship: A motivational model. Journal of Sports Sciences, 21(11), 883–904.
[4] Bartholomew, K. J., Ntoumanis, N., & Thøgersen-Ntoumani, C. (2010). The controlling interpersonal style in a coaching context: Development and initial validation of a psychometric scale. Journal of Sport and Exercise Psychology, 32(2), 193–216. DOI: 10.1123/jsep.32.2.193
[5] Bartholomew, K. J., Ntoumanis, N., Ryan, R. M., Bosch, J. A., & Thøgersen-Ntoumani, C. (2011). Self-determination theory and diminished functioning: The role of interpersonal control and psychological need thwarting. Personality and Social Psychology Bulletin, 37(11), 1459–1473. DOI: 10.1177/0146167211413125
[6] Balaguer, I., González, L., Fabra, P., Castillo, I., Mercé, J., & Duda, J. L. (2012). Coaches’ interpersonal style, basic psychological needs and the well- and ill-being of young soccer players: A longitudinal analysis. Journal of Sports Sciences, 30, 1619–1629. DOI: 10.1080/02640414.2012.731517
[7] Mars, L., Castillo, I., López-Walle, J., & Balaguer, I. (2017). Estilo controlador del entrenador, frustración de las necesidades y malestar en futbolistas. Revista de Psicología del Deporte, 26(Suppl 2), 119–124.
[8] Barnett, N. P., Smoll, F. L., & Smith, R. E. (1992). Effects of enhancing coach-athlete relationships on youth sport attrition. The Sport Psychologist, 6(2), 111–127.
[9] Abós, Á., Murillo, M., Sevil-Serrano, J., & García-González, L. (2023). How coaches’ need-supportive and controlling behaviors are related to different (mal)adaptive outcomes in water polo players: A person-centered approach. Current Psychology, 42(10), 8085–8096. DOI: 10.1007/s12144-021-02101-y
JOURNALISTIC SOURCES
Istat, “La pratica sportiva in Italia” (dati 2024, giugno 2025), istat.it.
Quotidiano.net / Luce (05/06/2026), “I giovani abbandonano lo sport proprio quando dovrebbero ‘insistere’: l’allarme dell’Osservatorio Valore Sport” (dati TEHA Group su base Istat).
Sky TG24 (07/11/2025), “Il progetto di Vero Volley per combattere l’abbandono sportivo in Italia” (dati del rapporto Istat sulla pratica sportiva).
