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22 Luglio 2026MetLife Stadium, New York, 19 luglio 2026. Finale dei Mondiali: Spagna-Argentina. In porta, da una parte e dall’altra, due numeri identici: 23. Emiliano “Dibu” Martínez per l’Argentina, Unai Simón per la Spagna. Una coincidenza? Forse. Ma dietro quel numero ci sono due storie molto diverse — e la psicologia della superstizione nello sport per spiegarle entrambe.

Autore Virginia Marino https://www.sportpsychologycenter.com
C’è un momento in cui il calcio smette di essere solo calcio e diventa simbolo. La finale dei Mondiali 2026, al MetLife Stadium di East Rutherford, New Jersey, ha offerto uno di questi momenti — e non è il gol di Ferran Torres al 106′ che ha consegnato alla Spagna la seconda stella, né le undici parate straordinarie di Emiliano Martínez che hanno costretto gli spagnoli ai supplementari. È un dettaglio che in molti hanno notato solo a posteriori, guardando le formazioni ufficiali: entrambi i portieri della finale più attesa degli ultimi decenni indossavano la maglia numero 23.
Unai Simón #23 per la Spagna. Emiliano “Dibu” Martínez #23 per l’Argentina. Stesso numero, due storie completamente diverse, due rapporti radicalmente opposti con quella cifra. E una domanda che vale la pena porre: cosa ci dice la psicologia dello sport su questo? Perché un numero diventa sacro per un atleta? Perché la superstizione — anche quella di cui siamo consapevoli — continua a funzionare?
01 — 23: I FATTI
La coincidenza della finale
La partita tra Spagna e Argentina si decide al 106′, quando Pedro Porro crossa dalla destra, Nico Williams fa sponda di testa e Ferran Torres insacca di prima intenzione battendo Emiliano Martínez. È l’1-0 che consegna alla Spagna il secondo titolo mondiale della sua storia, a quattordici anni dal primo del 2010. L’Argentina — rimasta in dieci dal 93′ per l’espulsione di Enzo Fernandez — aveva resistito con ogni risorsa disponibile, incluso un portiere che ha giocato l’intera partita con un dito fratturato alla mano.
Le cifre di Emiliano Martínez sono da record: 11 parate in finale, il numero più alto mai registrato da un portiere in una finale di Coppa del Mondo nella storia della competizione. La sua valutazione su Sofascore è 9.6. Eppure la medaglia d’oro va all’altro portiere, quello con lo stesso numero sulla schiena: Unai Simón, premiato come miglior portiere del torneo dopo un record di imbattibilità di 649 minuti totali tra i Mondiali del 2022 e del 2026 — il più lungo nella storia della Coppa del Mondo.
Due portieri straordinari. Stessa finale. Stesso numero. La coincidenza non ha ovviamente alcun peso sul risultato del campo. Ma ha un peso enorme dal punto di vista psicologico — perché ci apre una finestra su qualcosa che la scienza dello sport studia da decenni: il rapporto degli atleti d’élite con il pensiero magico, il rituale e l’identità numerica.
| Emiliano “Dibu” Martínez ARGENTINA — #23 PER SCELTA 11 parate (record assoluto in una finale mondiale). Premio Giocatore dell’incontro su Sofascore (9.6). Ha scelto il #23 per il compleanno del figlio e lo ha trasferito anche all’Aston Villa. | Unai Simón SPAGNA — #23 PER ASSEGNAZIONE 649 minuti imbattuto tra 2022 e 2026 (record mondiale). Premio miglior portiere del Mondiale. Porta il #23 perché assegnatogli dalla federazione spagnola. |
02 — LE DUE STORIE
Un numero scelto e un numero assegnato
La prima cosa da chiarire è che i due portieri non sono arrivati al #23 nello stesso modo. Le loro storie con quel numero sono opposte — e questa opposizione è, psicologicamente, la parte più interessante di tutto.
Emiliano Martínez porta il #23 da quando, alla Copa America 2021, fu inserito nella lista dei convocati argentini come secondo portiere. Franco Armani era il titolare e aveva il #1. A Dibu fu assegnato il 23. Fin qui, nessuna storia. Ma in quell’estate del 2021 accadde qualcosa di preciso: Martínez divenne il portiere titolare dell’Argentina, vinse la Copa America, e si rese conto che il #23 coincideva con una data significativa della sua vita — il 23 giugno, il compleanno del suo primo figlio. In un’intervista alla piattaforma Star+, ha raccontato con queste parole: “El 23 es el día en que nació mi primer hijo, el 23 de junio”. Da lì, il numero ha acquisito un significato che va ben oltre il calcio. Quando è diventato titolare fisso e avrebbe potuto rivendicare il #1, ha invece scelto di tenere il 23 — e poi di trasferirlo anche all’Aston Villa, dove prima indossava appunto il #1: “Es el número con el que gané todo con Argentina. Soy muy supersticioso”.
| «Es el número con el que gané todo con Argentina. Soy muy supersticioso.» EMILIANO “DIBU” MARTÍNEZ · INTERVISTA ESPN DEPORTES, SULLA SCELTA DI CAMBIARE IL NUMERO ALL’ASTON VILLA |
La storia di Unai Simón è completamente diversa. All’Athletic Bilbao, il suo club, Simón porta il #1 — il numero del portiere titolare, quello che non si discute. Per la nazionale spagnola, quando fu convocato per la prima volta come portiere non titolare, gli fu assegnato il #23. La tradizione nei grandi tornei internazionali vuole che i numeri 1, 13 e 23 siano riservati ai tre portieri della squadra — e Simón arrivò a indossare il 23 semplicemente perché c’erano altri portieri davanti a lui nella gerarchia. Non c’è nessuna dichiarazione pubblica di Simón che attribuisca al 23 un significato personale. È il numero che gli è stato dato, che ha tenuto mentre scalava le gerarchie, e con cui ha vinto due grandi tornei — l’Europeo 2024 e ora il Mondiale 2026.
Detto altrimenti: Dibu Martínez ha trasformato una casualità in una scelta deliberata e carica di significato. Unai Simón ha accettato una casualità che è diventata identità. Due percorsi diversi verso lo stesso numero — e due diversi rapporti con la superstizione.
03 — LA PSICOLOGIA
Perché la superstizione funziona
La parola “superstizione” evoca qualcosa di primitivo e irrazionale. Ma la psicologia dello sport la guarda in modo molto più sfumato. La ricerca di Schippers e Van Lange su sportivi d’élite — condotta attraverso 197 interviste a professionisti di alto livello — ha mostrato che l’ottanta percento degli atleti intervistatii adotta almeno un rituale superstizioso prima di una gara. E che l’impegno in questi rituali aumenta proporzionalmente all’incertezza e all’importanza della partita. Una finale di Coppa del Mondo è il contesto di maggiore incertezza e importanza che esiste nel calcio: è esattamente il momento in cui la superstizione raggiunge il suo picco.
Ma perché funziona? Il meccanismo è stato identificato in modo preciso da Damisch, Stoberock e Mussweiler in uno studio pubblicato su Psychological Science: attivare la credenza in qualcosa di fortunato — una palla fortunata, un oggetto portafortuna, un numero — migliora le performance successive attraverso un effetto sulla self-efficacy, ovvero la fiducia nelle proprie capacità. La superstizione non cambia le condizioni oggettive della gara. Ma cambia la valutazione soggettiva che l’atleta fa delle proprie risorse: “ho con me qualcosa di speciale, sono pronto”. Ed è quella valutazione, come la ricerca di Albert Bandura ha mostrato in decenni di lavoro, a determinare in modo significativo la qualità della performance. Va detto che alcune repliche di questo studio non hanno confermato i risultati originali in modo uniforme: la relazione tra superstizione e performance è reale ma contestuale, modulata da fattori individuali e situazionali. Il principio generale — superstizione come amplificatore della self-efficacy — rimane però uno dei più solidi nella letteratura sul pensiero magico.
| L’ottanta percento degli atleti d’élite adotta almeno un rituale superstizioso prima di una gara. L’impegno in questi rituali aumenta proporzionalmente all’importanza e all’incertezza della partita. |
Nel caso di Dibu Martínez, il meccanismo è trasparente. Il #23 non è solo un numero su una maglia: è un condensato di significato. Contiene il compleanno del figlio, le vittorie con l’Argentina, la Copa America, la Coppa del Mondo del 2022. Ogni volta che indossa quella maglia, Martínez attiva un’associazione automatica con tutto quello che ha già vinto con quel numero. È un ancoraggio emotivo potentissimo — e funziona esattamente come un oggetto portafortuna nel senso descritto da Damisch: non perché il numero abbia proprietà magiche, ma perché evoca uno stato mentale di fiducia e padronanza.
04 — IL PENSIERO MAGICO
Perché i razionali credono nell’irrazionale
Dibu Martínez sa perfettamente che il compleanno di suo figlio non ha alcun effetto su un rigore parato o su una traversa sventata. Eppure continua a indossare il 23. Perché? Questa è la domanda che Jane Risen ha esplorato in un articolo fondamentale pubblicato su Psychological Review: le persone possono sapere che una credenza è irrazionale e scegliere comunque di seguirla.
Il modello di Risen descrive due sistemi cognitivi: il Sistema 1, veloce e intuitivo, genera intuizioni magiche — “il 23 mi porta fortuna”. Il Sistema 2, lento e analitico, le valuta e riconosce spesso che sono irrazionali. Ma invece di correggerle automaticamente, può scegliere di acquiescere: accettare l’intuizione anche sapendo che non è vera in senso logico. Questo non è un difetto cognitivo — è una strategia adattiva. Se indossare il #23 riduce l’ansia e aumenta la fiducia, il costo dell’irrazionalità è ampiamente compensato dal beneficio psicologico. Dibu Martínez, intervistato a ESPN, lo dice con una lucidità disarmante: “Soy muy supersticioso”. Non afferma che il numero sia magico. Afferma che ci crede — e che quel credere gli fa bene.
05 — L’IDENTITÀ NARRATIVA
Quando il numero diventa parte di sé
C’è un altro livello di analisi che riguarda entrambi i portieri, anche se in modo diverso: quello dell’identità. Dan McAdams ha teorizzato che le persone costruiscono il senso di sé attraverso storie di vita internamente coerenti — narrazioni che integrano passato, presente e futuro. I numeri, in questo contesto, non sono semplici cifre: possono diventare capitoli di quella narrativa.
Per Dibu Martínez, il #23 è un capitolo preciso: il capitolo della rinascita. Aveva trascorso anni come portiere di riserva all’Arsenal prima di esplodere all’Aston Villa e poi con l’Argentina. Il 23 è il numero con cui ha smesso di essere il secondo e ha cominciato a essere il primo. È il numero con cui ha vinto il Mondiale, ha parato i rigori decisivi, è diventato uno dei migliori portieri del mondo. Cambiarlo sarebbe stato un atto di rottura narrativa — come riscrivere un capitolo fondamentale della propria storia.
Per Unai Simón, il percorso è inverso ma ugualmente potente. Il #23 gli è stato dato quando era ancora un portiere in formazione per la nazionale spagnola. Ma quel numero è rimasto con lui mentre cresceva, mentre conquistava un posto, mentre diventava il miglior portiere d’Europa e del mondo. Il 23 di Simón non racconta un significato pre-esistente: racconta la costruzione di un significato. È il numero con cui ha imparato a essere campione — e portarlo alla finale del Mondiale è il completamento naturale di quella storia.
| DUE MODI DIVERSI DI COSTRUIRE UN NUMERO FORTUNATO Significato pre-esistente (Dibu Martínez): Il numero ha un significato prima del successo — il compleanno del figlio. Il successo arrivato con quel numero lo ha poi rinforzato e reso rituale. È un ancoraggio emotivo costruito dall’interno verso l’esterno.Significato costruito (Unai Simón): Il numero non aveva significato personale. Ma è stato il numero con cui Simón ha scalato la gerarchia spagnola, ha vinto l’Europeo, ha stabilito record mondiali. Il significato si è costruito dall’esterno verso l’interno — accumulando vittorie.Il risultato è lo stesso: In entrambi i casi, il numero diventa parte dell’identità narrativa dell’atleta. Cambiarlo sarebbe interrompere una storia che funziona. E una storia che funziona è la base su cui si costruisce la fiducia in se stessi. |
06 — IL PARADOSSO
Il 23 che vince e il 23 che para
C’è un paradosso bello e ironico nella finale di Madrid. Il portiere che ha scelto il 23 con piena consapevolezza — Dibu Martínez, il superstizioso dichiarato, quello che ci crede — ha perso la partita pur giocando la prestazione individuale probabilmente migliore della sua vita. Il portiere che ha ricevuto il 23 senza cercarlo — Unai Simón, quello per cui il numero è semplicemente un’assegnazione federale — ha vinto il Mondiale e il premio di miglior portiere.
Questo ci dice qualcosa di importante sulla superstizione. Non funziona come una garanzia: Damisch stessa, nel suo studio, aveva precisato che la superstizione non determina chi vince, perché “l’altro potrebbe essere più forte”. La superstizione funziona come un amplificatore psicologico: porta l’atleta più vicino al suo massimo potenziale. Dibu Martínez ha giocato la miglior partita della sua carriera con il #23. Il fatto che non sia bastato per vincere non invalida la psicologia — conferma soltanto che l’avversario era Spagna.
E c’è un’ultima riflessione che vale la pena fare. Il 23 di Dibu è intenzionale, superstizioso, emotivamente carico. Il 23 di Simón è casuale, adottato, trasformato in abitudine. Eppure entrambi hanno prodotto prestazioni straordinarie nella finale più importante del mondo. Questo suggerisce che il meccanismo psicologico di fondo — il numero come ancoraggio identitario e rituale — funziona indipendentemente dalla direzione da cui viene costruito. Non importa se il significato precede il numero o se il numero crea il significato. Importa che alla fine esista una storia coerente tra l’atleta e la sua cifra. E quella storia, nella testa di un portiere che aspetta il calcio di rigore o l’incornata avversaria nei supplementari di una finale mondiale, vale più di qualsiasi altra certezza.
| Non importa se il significato precede il numero o se il numero crea il significato. Importa che esista una storia coerente. E quella storia, nella testa di un portiere ai supplementari di una finale mondiale, vale più di qualsiasi certezza. |
07 — IN CHIUSURA
Cosa insegna il 23 degli atleti
La coincidenza dei due #23 nella finale del Mondiale 2026 non è, ovviamente, significativa in senso causale. Non è il numero ad aver determinato le undici parate di Martínez né i 649 minuti di imbattibilità di Simón. Ma è un’occasione rara per osservare, in uno stesso teatro e nello stesso ruolo, due diverse psicologie della superstizione al lavoro — e capire cosa le accomuna.
Ciò che le accomuna è questo: entrambi i portieri hanno costruito, nel tempo, un sistema di significati che include il loro numero. Uno ha cominciato dal significato (il figlio, il 23 giugno) e ha lasciato che le vittorie lo confermassero. L’altro ha cominciato dalle vittorie e le ha lasciate costruire il significato. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: un numero che non è più solo un numero, ma un’ancora — qualcosa che, nel momento di massima pressione, riporta l’atleta a uno stato mentale di fiducia e controllo. E in una finale di Coppa del Mondo, dove la differenza tra vincere e perdere si misura in centimetri e frazioni di secondo, quell’ancora può fare la differenza.
La psicologia dello sport non chiede agli atleti di smettere di essere superstiziosi. Chiede loro di capire perché lo sono — e di usare quella comprensione per costruire rituali che funzionino davvero, che siano sostenibili nel lungo periodo e che reggano anche quando la magia non basta e vince comunque l’avversario. Come ha dimostrato Dibu Martínez: si può fare la migliore partita della propria vita e perdere lo stesso. E anche in quel caso, il numero sul retro della maglia rimane quello giusto.
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RIFERIMENTI SCIENTIFICI
- Damisch, L., Stoberock, B., & Mussweiler, T. (2010). Keep your fingers crossed! How superstition improves performance. Psychological Science, 21(7), 1014–1020. DOI: 10.1177/0956797610372631 [Nota: alcune repliche di questo studio hanno mostrato risultati non uniformi; il meccanismo della self-efficacy come mediatore rimane il contributo più robusto della ricerca]
- Risen, J. L. (2016). Believing what we do not believe: Acquiescence to superstitious beliefs and other powerful intuitions. Psychological Review, 123(2), 182–207. DOI: 10.1037/rev0000017 http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.apa.org/pubs/journals/features/rev-0000017.pdf
- Bandura, A. (1997). Self-efficacy: The exercise of control. New York, NY: W. H. Freeman.
- McAdams, D. P. (2001). The psychology of life stories. Review of General Psychology, 5(2), 100–122. DOI: 10.1037/1089-2680.5.2.100
- Schippers, M. C., & Van Lange, P. A. M. (2006). The psychological benefits of superstitious rituals in top sport: A study among top sportspersons. Journal of Applied Social Psychology, 36(10), 2532–2553. DOI: 10.1111/j.0021-9029.2006.00116.x
Fonti dei fatti riportati: Goal.com Italia (formazioni ufficiali Spagna-Argentina, 19 luglio 2026), Sky Sport, Fanpage.it, Corriere dello Sport, Olympics.com, Today.it, Sofascore.com, Virgilio Sport, Il Fatto Quotidiano (19 luglio 2026). Risultato finale: Spagna 1-0 Argentina dts, Ferran Torres 106′, MetLife Stadium, East Rutherford, New Jersey. Emiliano Martínez: 11 parate (record assoluto in una finale di Coppa del Mondo), valutazione Sofascore 9.6, giocatore del match. Unai Simón: miglior portiere del torneo, 649 minuti imbattuto tra 2022 e 2026 (record mondiale). Origine del #23 di Emiliano Martínez: intervista Star+ “En Primera Persona” (citata da ESPN Deportes, “El 23 es el día en que nació mi primer hijo, el 23 de junio”) e dichiarazione ESPN Deportes sul trasferimento del numero all’Aston Villa. Origine del #23 di Unai Simón: assegnazione federale confermata da UEFA.com (profilo ufficiale, “Numero in nazionale: 23”) e Tuttomercatoweb (comunicazione ufficiale numeri Spagna Mondiali 2026). Dichiarazione Dibu Martínez sul dito fratturato: Vietnam.vn, citando fonti originali pre-partita.
