Diciannove anni, una semifinale Mondiale: cosa spiega davvero il coraggio di Lamine Yamal
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20 Luglio 2026Miami, 18 luglio 2026. Francia e Inghilterra scendono in campo per la finale per il terzo posto dei Mondiali. Una partita che, come ha ammesso onestamente Tuchel, «nessuno ha voglia di giocare». Eppure va giocata. La psicologia della performance spiega cosa succede nella mente degli atleti — e degli allenatori — quando la motivazione collettiva è ai minimi storici ma le telecamere sono accese.

Autore Virginia Marino www.sportpsychologycenter.com
C’è una partita nei grandi tornei che il calcio farebbe volentieri a meno di organizzare e i giocatori farebbero volentieri a meno di giocare: la finale per il terzo posto. La chiamano “finalina”, un diminutivo che dice già tutto. Francia-Inghilterra non è la finale vera. Non è neanche la partita dei quarti in cui ci si giocava la qualificazione. È il limbo: una serata in cui si è già perso quello che si voleva, e si gioca per qualcosa che nessuno aveva sognato di portare a casa.
Questa sera, al Miami Stadium di Miami Gardens, Francia e Inghilterra vivranno esattamente quel limbo. I Bleus di Deschamps, eliminati dalla Spagna 0-2 in semifinale quattro giorni fa. I Tre Leoni di Tuchel, rimontati dall’Argentina 2-1 — avanti 1-0 al 55′ e poi travolti da Messi e Lautaro in sette minuti — tre giorni fa. Domani si gioca la vera finale, Spagna-Argentina al MetLife Stadium di New York. Questa sera si gioca quella che, psicologicamente, è la partita più difficile da affrontare: quella che non si voleva.
Thomas Tuchel lo ha detto senza giri di parole alla vigilia: «Nessuno ha voglia di giocare questa partita». È stata la dichiarazione più onesta — e più psicologicamente significativa — che un CT possa fare in un contesto del genere. E vale la pena analizzarla con gli strumenti che la psicologia della performance mette a disposizione, perché dietro quella frase c’è un caso di studio su come si gestisce una squadra quando la motivazione collettiva è ai minimi.
01 — IL CONTESTO
Francia-Inghilterra: Due sconfitte, due storie diverse
Per capire la psicologia con cui Francia e Inghilterra arrivano a Miami, bisogna capire come sono uscite dalle semifinali. Perché le sconfitte non sono tutte uguali, e il modo in cui una squadra elabora il proprio fallimento determina con quale stato mentale si ripresenta in campo.
La Francia ha perso contro la Spagna 0-2 al Dallas Stadium il 14 luglio. Una sconfitta netta, contro una squadra superiore in quella partita, con Lamine Yamal dominante e la difesa francese in difficoltà strutturale: rigore di Oyarzabal al 22′, raddoppio di Porro al 58′. Mbappé — 8 gol nel torneo, la vetta della classifica marcatori condivisa con Messi — praticamente invisibile. La Francia era la nazionale più attesa del torneo, con l’attacco più forte sulla carta. È uscita senza aver segnato. La delusione, come ha detto Deschamps, «è commisurata alle nostre ambizioni».
L’Inghilterra ha perso contro l’Argentina 1-2 all’Atlanta Stadium il 15 luglio. Una sconfitta diversa — più bruciante, più evitabile, più legata alle scelte umane. Gordon segna al 55′, l’Inghilterra è a un passo dall’impresa. Poi Tuchel blinda la squadra in una difesa a cinque. L’Argentina, che stava perdendo, prende coraggio. Enzo Fernandez pareggia all’85’. Lautaro di testa al 92′ (90’+2), su assist di Messi, manda la Celeste in finale. «Abbiamo perso contro Messi», ha detto Tuchel. Ma molti in Inghilterra hanno pensato che avessero perso contro Tuchel.
| Francia ELIMINATA 0-2 DALLA SPAGNA Sconfitta netta, avversario superiore. Nessun margine per rimpianti tattici: la Spagna era più forte. La delusione è di aspirazione, non di errore. Più facile da metabolizzare, più difficile da accettare. | Inghilterra ELIMINATA 2-1 DALL’ARGENTINA Sconfitta rimontata dopo un vantaggio. Errore tattico del CT ampiamente criticato. La delusione è mista a frustrazione — «potevamo vincere» — ed è psicologicamente più corrosiva. |
02 — IL PARADOSSO
«Nessuno ha voglia di giocarla»: la crisi motivazionale della finalina
La dichiarazione di Tuchel è una delle più psicologicamente oneste sentite in questo Mondiale. Non è polemica: è una descrizione precisa dello stato in cui si trovano entrambe le squadre. Ma pone un problema reale che la psicologia della performance affronta da decenni: come si motiva un gruppo di atleti professionisti per una partita che, collettivamente, nessuno sente come propria?
La Self-Determination Theory di Deci e Ryan descrive la motivazione lungo un continuum che va dalla motivazione intrinseca — si fa una cosa perché è internamente soddisfacente, per il piacere di farla — alla motivazione estrinseca — si fa una cosa per ricompense esterne. La finalina per il terzo posto è, per definizione, una partita con motivazione intrinseca quasi nulla: nessuno ha sognato da bambino di alzare la medaglia di bronzo. E la motivazione estrinseca — il bronzo appunto, la classifica finale, qualche punto ranking FIFA — ha un valore percepito basso rispetto a quello che i giocatori hanno investito in quattro settimane di Mondiale.
Quando entrambe le fonti di motivazione si affievoliscono, il rischio non è solo la prestazione scarsa: è la disconnessione emotiva dalla partita. Giocatori che vanno attraverso i movimenti senza la carica che trasforma la tecnica in performance. Allenatori che danno le stesse istruzioni di sempre in un contesto che non risponde nello stesso modo.
| «Nessuno ha voglia di giocare questa partita. Le semifinali sono un grande risultato — tante nazionali importanti si fermano prima — ma oggi nessuno vuole sentirlo, nemmeno io.» THOMAS TUCHEL · CONFERENZA STAMPA PRE-FINALINA, MIAMI, LUGLIO 2026 |
03 — DUE APPROCCI
Deschamps e Tuchel: leadership in condizioni di bassa motivazione
Di fronte allo stesso problema — motivare una squadra per una partita che non si voleva giocare — i due allenatori hanno adottato approcci diametralmente opposti. Ed entrambi, a modo loro, ci dicono qualcosa di interessante sulla psicologia della leadership in condizioni estreme.
Deschamps ha scelto l’autorità. Secondo quanto riportato da Virgilio Sport, il CT francese ha usato il “pugno duro” con la squadra: nessuna pausa mentale, nessuna concessione alla delusione, focus immediato sulla partita di Miami. «Non è un’amichevole, faremo di tutto per chiudere bene il Mondiale», ha detto pubblicamente. Dietro questa durezza c’è anche una motivazione personale fortissima: quella di stasera è la sua ultima partita sulla panchina della Francia dopo quattordici anni. Sarà sostituito da Zinedine Zidane. Deschamps non intende uscire con una seconda sconfitta consecutiva.
Tuchel ha scelto l’onestà. Ammettere che nessuno ha voglia non è una resa: è un modo per legittimare lo stato emotivo dei giocatori, che probabilmente sentono la stessa cosa, e poi lavorare su quello stato invece di ignorarlo. È un approccio che la psicologia chiamerebbe autonomy-supportive: riconosce la realtà emotiva del gruppo prima di chiedere il cambiamento. Il rischio è che quella stessa onestà possa essere percepita dai giocatori come una deresponsabilizzazione — «se il CT dice che non vale niente, perché darsi da fare?»
La ricerca di Fletcher e Sarkar sui campioni olimpici ha mostrato che gli atleti e i gruppi più resilienti di fronte all’avversità non negano la difficoltà della situazione: la valutano positivamente, la usano come spunto per la crescita. Il vero test per entrambi i CT, stasera, è se riescono a trasformare la delusione delle semifinali in un’energia che, per una sera, faccia dimenticare ai loro giocatori di non voler essere lì.
| «La delusione è commisurata alle nostre ambizioni. Ma contro l’Inghilterra non sarà un’amichevole: faremo di tutto per chiudere bene il Mondiale.» DIDIER DESCHAMPS · DICHIARAZIONE PRE-FINALINA, LUGLIO 2026 |
04 — GLI OBIETTIVI INDIVIDUALI
La capocannoniere come ancora motivazionale
Quando la motivazione collettiva è bassa, la psicologia del goal-setting suggerisce un principio pratico: identificare obiettivi individuali specifici, difficili e raggiungibili che possano funzionare da ancora per la performance singola, indipendentemente dall’investimento nel risultato collettivo.
Locke e Latham, nella loro revisione trentacinquennale della teoria del goal-setting, hanno mostrato che gli obiettivi specifici e difficili producono performance significativamente superiori rispetto al semplice invito a “fare del proprio meglio” — anche in contesti in cui la motivazione di fondo è limitata. La specificità dell’obiettivo concentra l’attenzione, aumenta la persistenza e attiva le strategie di problem-solving.
Stasera, questa dinamica è visibilissima in tre giocatori. Kylian Mbappé ha 8 gol nel torneo e condivide la vetta della classifica marcatori con Lionel Messi — che ha già concluso il suo Mondiale. Un gol stasera potrebbe consegnargli la Scarpa d’Oro da solo. Harry Kane e Jude Bellingham sono a 6 gol ciascuno — ancora teoricamente in corsa per il premio, se Mbappé non segnasse. Questi tre non hanno bisogno di trovare motivazione collettiva: la loro è personalissima, specifica, e si misurerà in centimetri e secondi. Per loro, la finalina non è la partita che nessuno vuole: è un’opportunità irripetibile.
È un meccanismo che i grandi tornei conoscono bene, e che i CT usano consapevolmente: lasciare spazio ai bomber per inseguire i loro traguardi personali in una partita che altrimenti farebbe fatica a trovare senso collettivo. La capocannoniere non è un premio secondario — è la leva che tiene alta la temperatura di una serata altrimenti fredda.
| I TRAGUARDI INDIVIDUALI IN PALIO A MIAMI Mbappé (8 gol): Con un gol diventa il capocannoniere solitario del Mondiale 2026, superando Messi. La Scarpa d’Oro adidas è a portata. È il finalino più sentito nel mondo del calcio francese.Kane e Bellingham (6 gol ciascuno): Matematicamente in corsa, ma dipende da quello che farà Mbappé. Entrambi puntano al premio come ulteriore trofeo personale di un Mondiale comunque brillante.Deschamps (ultima partita): Non è un traguardo statistico, ma è il più pesante di tutti. Quattordici anni sulla panchina della Francia: il CT vuole un addio degno, non una seconda sconfitta consecutiva. |
05 — L’ELABORAZIONE DELLA SCONFITTA
Come si arriva in campo dopo un’eliminazione
Al di là delle motivazioni pratiche, c’è una questione psicologica più profonda che riguarda entrambe le squadre: come si elabora una sconfitta pesante in pochi giorni e si torna in campo con sufficiente freschezza emotiva per giocare un’altra partita?
La teoria dell’attribuzione di Weiner offre un punto di osservazione utile. Le due squadre hanno perso in modo diverso, e probabilmente elaborano la sconfitta in modo diverso. La Francia ha perso con la Spagna in modo netto: la causa percepita è esterna e stabile — la Spagna era più forte — il che rende il fallimento più facile da accettare. L’Inghilterra ha perso con l’Argentina in modo rimontato dopo essere stata in vantaggio: la causa percepita è in parte interna e controllabile — potevamo gestirla meglio — il che alimenta la ruminazione e rende la sconfitta più corrosiva.
Questo significa che, stasera, le due squadre potrebbero presentarsi in stati emotivi significativamente diversi. La Francia potrebbe avere più pace interiore — non il successo sperato, ma una sconfitta che almeno ha una logica. L’Inghilterra potrebbe avere più risentimento accumulato — una sconfitta che brucia anche perché si percepisce evitabile. Il risentimento, nella giusta direzione, può diventare carburante. In quella sbagliata, diventa dispersione.
06 — LE FARFALLE IN FORMAZIONE
Come si trasforma la delusione in energia
C’è un’ultima domanda che la psicologia della performance pone di fronte a questa partita. Hanton e Jones hanno mostrato come gli atleti d’élite trasformino l’ansia pre-gara da debilitante a facilitante — far volare le farfalle in formazione, nella loro celebre metafora. Ma la finalina pone una sfida diversa e per certi versi più difficile: cosa accade quando le farfalle non ci sono? Quando lo stato emotivo dominante non è l’ansia, ma la stanchezza e la delusione da eliminazione?
La risposta non è semplice, ma la ricerca suggerisce alcune strade. La prima è la ri-focalizzazione sul processo: invece di inseguire un risultato che sembra privo di significato, concentrare l’attenzione su quello che si fa nel singolo momento — il prossimo contrasto, il prossimo dribbling, il prossimo schema. È più difficile da attivare collettivamente, ma è possibile attraverso routine pre-gara solide e obiettivi specifici di game (pressing alto, palla lunga su Mbappé, difesa alta).
La seconda strada è quella che Deschamps ha scelto: l’autorità narrativa. Dire alla squadra che quella partita ha un significato — «è la mia ultima, è il modo in cui vi ricorderete di questi Mondiali» — e usare quella narrazione come cornice emotiva. Non è manipolazione: è leadership. I grandi allenatori sanno che la motivazione, quando non viene spontaneamente dalla situazione, deve essere costruita dalla storia che si racconta intorno ad essa.
La terza è quella di Tuchel: la validazione emotiva prima della richiesta. Dire ai giocatori che capisce come si sentono — e poi chiedere comunque il massimo. È il più rischioso dei tre approcci, perché richiede la capacità di tenere insieme la comprensione e l’esigenza. Ma quando funziona, produce qualcosa che le altre due strade difficilmente ottengono: la disponibilità autentica invece della compliance.
07 — IN CHIUSURA
La partita che insegna più di tutte
C’è un’ironia nella finalina per il terzo posto che raramente viene notata: è la partita che insegna di più sulla psicologia della performance, proprio perché la toglie ogni infrastruttura che normalmente la sostiene. Non c’è il sogno del titolo. Non c’è la costruzione di settimane di aspettativa. Non c’è, come ha detto Tuchel, nemmeno la voglia. Quello che rimane è il lavoro puro — la capacità di essere professionisti quando non c’è nessuna emozione grande a spingerti.
Francia e Inghilterra arrivano a Miami con storie diverse, ferite diverse, approcci diversi. Arrivano con tre stelle individuali che inseguono un gol per la capocannoniere e un allenatore che gioca la sua ultima partita dopo quattordici anni. Arrivano con la stanchezza di quattro settimane di torneo e il peso di una sconfitta ancora fresca. Arrivano, insomma, come esseri umani — non come macchine da calcio.
E forse è proprio per questo che certe finaline, quelle vere, diventano partite indimenticabili. Non perché qualcuno volesse vincere il terzo posto. Ma perché, a un certo punto, qualcuno ha trovato la forza di volerla davvero giocare. Stasera scopriremo se quella forza è emersa. Nel frattempo, la psicologia ha già detto la sua parte.
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RIFERIMENTI SCIENTIFICI
- Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268. DOI: 10.1207/S15327965PLI1104_01 http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://selfdeterminationtheory.org/SDT/documents/2000_DeciRyan_PIWhatWhy.pdf
- Locke, E. A., & Latham, G. P. (2002). Building a practically useful theory of goal setting and task motivation: A 35-year odyssey. American Psychologist, 57(9), 705–717. DOI: 10.1037/0003-066X.57.9.705
- Fletcher, D., & Sarkar, M. (2012). A grounded theory of psychological resilience in Olympic champions. Psychology of Sport and Exercise, 13(5), 669–678. DOI: 10.1016/j.psychsport.2012.04.007
- Weiner, B. (1985). An attributional theory of achievement motivation and emotion. Psychological Review, 92(4), 548–573. DOI: 10.1037/0033-295X.92.4.548
- Hanton, S., & Jones, G. (1999). The acquisition and development of cognitive skills and strategies: I. Making the butterflies fly in formation. The Sport Psychologist, 13, 1–21. DOI: 10.1123/tsp.13.1.1
Fonti dei fatti riportati: ANSA (17-18 luglio 2026), Virgilio Sport, Sky TG24, Il Fatto Quotidiano, Corriere dello Sport, Derby Derby Derby, Il Globo, goal.com Italia, skuola.net (luglio 2026). Risultati semifinali: Francia-Spagna 0-2, Dallas Stadium, 14 luglio 2026 (gol: Oyarzabal rig. 22′, Porro 58′). Inghilterra-Argentina 1-2, Atlanta Stadium (Mercedes-Benz Stadium), 15 luglio 2026 (gol: Gordon 55′, Enzo Fernandez 82′, Lautaro Martinez 89′). Finale 3°/4° posto: Francia-Inghilterra, Miami Stadium (Hard Rock Stadium), Miami Gardens, Florida, 18 luglio 2026, ore 23:00 italiane. Dichiarazione Tuchel «nessuno ha voglia»: ANSA, 17 luglio 2026. Dichiarazione Deschamps «fa male, ma vogliamo il terzo posto»: Il Globo, luglio 2026. Dettaglio pugno duro Deschamps con la squadra e giocatori con la testa in vacanza: Virgilio Sport, luglio 2026. Classifica marcatori: Mbappé 8 gol, Messi 8 gol; Kane e Bellingham 6 gol ciascuno (fonte: FIFA.com). Successore di Deschamps: Zinedine Zidane (ANSA).
