Vincere ed essere esonerati lo stesso giorno: la psicologia dietro il mestiere più precario dello sport
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18 Settembre 2026Non è tacere il dolore e stringere i denti. È decidere consapevolmente cosa lasciare occupare la mente — e cosa no.

di Virginia Marino
01 L’EPISODIO
Una doppietta a Misano, una rimonta da 102 punti
Il 13 settembre 2026 Marc Márquez vince Sprint e gara lunga del GP di San Marino a Misano — la settima vittoria in top class su questo tracciato — e si riporta al comando del Mondiale MotoGP, a pari punti con Jorge Martín ma davanti per numero di successi. Il dato che rende la notizia interessante non è la vittoria in sé, ma da dove arriva: a fine maggio, dopo il GP del Mugello, Márquez si trovava a 102 punti di distacco dalla vetta, a causa di una serie di infortuni che avevano fatto pensare a molti — addetti ai lavori compresi — che la sua stagione, e forse la sua corsa al titolo, fosse già scritta.
Nel post-gara, alla domanda su come stia gestendo il resto della stagione, Márquez ha risposto con una frase che vale più di molte dichiarazioni di circostanza: “So che commetterò errori perché sono umano, ma è cambiata la mia convinzione.” Non “non sbaglierò più” — una promessa impossibile da mantenere — ma un cambio nel modo di rapportarsi all’errore stesso. È un’affermazione che la psicologia dello sport sa leggere con precisione.
02 UN EQUIVOCO COMUNE
“Resiliente” non vuol dire “stoico”
Nel linguaggio sportivo comune, la resilienza viene spesso raccontata come una forma di durezza silenziosa: l’atleta che soffre senza mostrarlo, che non parla dei suoi problemi fisici o mentali, che “stringe i denti”. È un’immagine potente ma imprecisa, e la ricerca lo dimostra con chiarezza.
David Fletcher e Mustafa Sarkar, in uno studio che ha intervistato dodici campioni olimpici di diverse discipline sulla loro esperienza di reggere la pressione ai massimi livelli, hanno costruito una delle teorie più solide sul tema. Il dato centrale: la resilienza non consiste nell’assenza di stress, ma nel modo in cui alcuni fattori psicologici — personalità, motivazione, fiducia, capacità di concentrazione, percezione del supporto sociale — modificano la lettura che l’atleta dà degli eventi stressanti, trasformandoli da minaccia a sfida, e orientano le sue risposte comportamentali verso l’azione piuttosto che verso il blocco. [1]
Interessante notare che, tra i campioni intervistati, più d’uno ha raccontato di stagioni difficili in cui aveva pensato di ritirarsi — non il ritratto dell’eroe che non vacilla mai, ma quello di chi trova, di volta in volta, un modo per tornare a leggere la difficoltà come sfida anziché come minaccia. Márquez, con la sua rimonta da -102, si inserisce esattamente in questo schema, non in quello dello stoico impassibile.
La resilienza non è l’assenza di stress: è il modo in cui alcuni fattori psicologici trasformano una minaccia percepita in una sfida.
03 IL PARADOSSO DELLA SOPPRESSIONE
Perché pubblicare la foto del braccio infortunato è stata una mossa intelligente
Dopo la vittoria di Aragón, Márquez ha pubblicato sui suoi canali social una foto che mostrava i segni evidenti dei suoi infortuni. Non un gesto di auto-compassione né una richiesta di attenuanti: una mossa dichiaratamente strategica. “Avevo già detto ad Aragon che ero un po’ stanco delle solite domande”, ha spiegato in conferenza stampa a Misano. “Se voglio lottare per il titolo, le mie energie devono essere focalizzate solo sulla pista.”
Questa scelta trova un fondamento preciso nella teoria dei processi ironici del controllo mentale di Daniel Wegner. Il modello descrive un meccanismo controintuitivo ma ben documentato: quando cerchiamo attivamente di non pensare a qualcosa — o di evitare di parlarne — il nostro sistema cognitivo deve comunque tenere sotto controllo quel contenuto per verificare di starlo effettivamente evitando. Questo processo di monitoraggio, soprattutto in condizioni di stress o carico cognitivo elevato, tende paradossalmente a rendere quel pensiero più presente, non meno. [2]
Applicato al caso di Márquez, il meccanismo è diretto: continuare a schivare le domande sull’infortunio nelle conferenze stampa, weekend dopo weekend, avrebbe richiesto un lavoro di soppressione costante — energia mentale sottratta alla concentrazione in pista. Rendere pubblica l’informazione una volta, in modo controllato, e dichiarare chiuso l’argomento ha eliminato la necessità di quel monitoraggio continuo, liberando risorse cognitive per il compito che contava davvero: guidare.
04 LA CONVINZIONE CHE CAMBIA
Come si rilegge un errore, secondo la scienza
Torniamo alla frase chiave: “So che commetterò errori perché sono umano, ma è cambiata la mia convinzione.” Per capirne la portata serve la teoria attribuzionale della motivazione di Bernard Weiner, secondo cui il modo in cui una persona spiega a se stessa le cause di un insuccesso — non l’insuccesso in sé — determina le sue aspettative e la sua motivazione futura. Le cause a cui attribuiamo un errore si distinguono, tra l’altro, per stabilità: se le percepiamo come stabili e permanenti (“non sono più competitivo come una volta”), le aspettative di successo futuro crollano; se le percepiamo come instabili e circostanziali (“ho sbagliato in quella curva, in quelle condizioni”), le aspettative restano intatte. [3]
La frase di Márquez è, letta con questa lente, un manifesto attribuzionale: accetta l’errore come categoria universale e inevitabile (“sono umano”) invece di lasciarlo diventare la prova di un declino stabile e specifico. Il cambiamento che descrive — “è cambiata la mia convinzione” — non riguarda la sua velocità o la sua tecnica, che probabilmente non sono cambiate in modo così repentino tra maggio e settembre: riguarda il modo in cui interpreta i propri errori quando accadono, ed è esattamente il tipo di ristrutturazione cognitiva che la teoria di Weiner collega a una motivazione più resistente nel tempo.
05 NON È LA PRIMA VOLTA
Una resilienza costruita, non innata
Vale la pena ricordare che questa non è la prima rimonta psicologica della carriera di Márquez. Tra il 2020 e il 2023 aveva attraversato una serie di infortuni gravissimi — inclusa una diplopia che per mesi ne aveva messo in dubbio persino il ritorno alle corse — prima di tornare, con la Ducati, ai livelli che conosciamo oggi. La rimonta di questa stagione, per quanto spettacolare, si inserisce in un pattern più ampio: non un tratto di carattere fisso e immutabile, ma una competenza costruita e ricostruita più volte, weekend dopo weekend, nel corso di una carriera segnata da avversità fisiche reali.
Questo è coerente con un punto centrale del lavoro di Fletcher e Sarkar: gli atleti che i due ricercatori hanno definito resilienti non lo erano diventati una volta per tutte dopo un singolo episodio di successo. Alcuni di loro descrivevano proprio la propria miglior prestazione in carriera come frutto di risposte psicologiche via via più efficaci a difficoltà ripetute — non di un’unica illuminazione risolutiva.
06 IMPLICAZIONI PRATICHE
Cosa portare in palestra, in pista, in spogliatoio
Per tecnici, preparatori e psicologi che lavorano con atleti reduci da infortuni o periodi difficili, il caso Márquez offre indicazioni operative precise, non solo ispirazionali:
Non confondere la riservatezza con la forza mentale. Spingere un atleta a “non pensarci” o a evitare sistematicamente l’argomento di un infortuio può, per il meccanismo dei processi ironici, mantenerlo più presente nella sua mente, non meno. In certi contesti, affrontare l’argomento una volta, in modo controllato, e poi archiviarlo esplicitamente è più efficace del silenzio prolungato.
Lavorare sulle attribuzioni, non solo sulla tecnica. Dopo un errore o una serie di risultati negativi, la domanda che un tecnico può porre — insieme all’analisi tecnica — è: l’atleta sta leggendo questo errore come un episodio isolato o come la prova di un declino permanente? La differenza predice la motivazione delle settimane successive più di quanto non faccia l’errore in sé.
Trattare la resilienza come una competenza allenabile, non come un tratto presente o assente. Un atleta che ha già attraversato e superato avversità reali porta con sé un repertorio di risposte facilitanti su cui costruire; questo repertorio si allena nel tempo, non si presuppone.
| Come si allena la resilienza di un atleta reduce da un infortunio? Ristrutturazione attribuzionale, gestione strategica della comunicazione, lettura degli eventi come sfida anziché come minaccia: sono processi allenabili con un supporto psicologico strutturato. Parliamone. www.sportpsychologycenter.com |
07 IN CHIUSURA
La resilienza si vede meglio a metà del percorso, non alla fine
Il titolo 2026 non è ancora deciso: Márquez è primo a pari punti, con una lotta serrata a tre davanti a sé fino all’ultima gara. Ma il dato psicologicamente più interessante di questa stagione è già scritto, indipendentemente da come finirà: un atleta che a fine maggio veniva dato per fuori dai giochi ha costruito, gara dopo gara, le condizioni cognitive ed emotive per restare in corsa. Non ignorando la difficoltà, ma decidendo attivamente cosa farne.
RIFERIMENTI SCIENTIFICI
[1] Fletcher, D., & Sarkar, M. (2012). A grounded theory of psychological resilience in Olympic champions. Psychology of Sport and Exercise, 13(5), 669–678. DOI: 10.1016/j.psychsport.2012.04.007
[2] Wegner, D. M. (1994). Ironic processes of mental control. Psychological Review, 101(1), 34–52. DOI: 10.1037/0033-295X.101.1.34 https://psycnet.apa.org/record/1994-16255-001
[3] Weiner, B. (1985). An attributional theory of achievement motivation and emotion. Psychological Review, 92(4), 548–573. DOI: 10.1037/0033-295X.92.4.548
FONTI GIORNALISTICHE
p300.it (13/09/2026), “GP San Marino 2026: Marc Marquez vince e conquista la testa del campionato”.
p300.it (13/09/2026), “GP San Marino 2026: la conferenza stampa dei primi tre classificati”.
Moto.it (13/09/2026), “La rimonta di Marc Márquez da meno 102 a +33”.
askanews.it / Moda&Motori Magazine (10/09/2026), dichiarazioni di Marc Márquez in conferenza stampa alla vigilia del GP di San Marino.
