Dalla 19ª casella al trionfo: la psicologia della rimonta di Kimi Antonelli a Monza
7 Settembre 2026Da -102 punti al comando del Mondiale: la resilienza vera di Marc Márquez
14 Settembre 2026Nel giro di una settimana, il calcio italiano ha offerto due casi da manuale sulla gestione psicologica del rapporto tra allenatore e società. Marco Giampaolo è stato esonerato dalla Cremonese tre ore dopo aver eliminato il Parma dalla Coppa Italia: la squadra aveva vinto, ma la decisione era già stata comunicata prima del fischio d’inizio. Fabio Grosso è stato sollevato dall’incarico alla Fiorentina in piena notte, poche ore dopo che la società aveva dichiarato fiducia nel tecnico, e nelle ore successive più fonti giornalistiche (Corriere dello Sport, La Repubblica, La Gazzetta dello Sport) hanno ricostruito un duro confronto telefonico tra Grosso e il direttore sportivo Fabio Paratici sulle scelte di mercato estivo — un dettaglio non confermato dal comunicato ufficiale del club, che si è limitato ad annunciare la decisione senza motivazioni. Due epiloghi diversi, ma la stessa domanda di fondo: cosa succede, psicologicamente, nella stanza in cui si decide di esonerare un allenatore — e cosa vive chi quella decisione la subisce? La ricerca su psicologia delle organizzazioni sportive ed economia dello sport offre risposte più solide di quanto il racconto emotivo del giorno dopo lasci intuire.
Autore Fabio Zarra

01 — IL PARADOSSO DELLA VITTORIA INUTILE: QUANDO LA DECISIONE PRECEDE I FATTI
Il caso Giampaolo è il più istruttivo perché rende visibile un meccanismo che normalmente resta nascosto dietro la cronaca: la decisione di esonerare non nasce quasi mai dall’ultimo risultato, ma da un giudizio complessivo già maturato, di cui il risultato successivo — vittoria o sconfitta che sia — non altera il corso. È esattamente ciò che da oltre un decennio documenta la ricerca economica sul cosiddetto turnover manageriale nello sport.
Lo studio di De Paola e Scoppa (2011) su un ampio campione di cambi di allenatore nel calcio italiano ha mostrato che i club tendono sistematicamente a sovrastimare la propria capacità di individuare il momento e la scelta ottimali di sostituzione: l’esonero, in media, non produce alcun miglioramento significativo della prestazione rispetto a situazioni comparabili in cui la società ha scelto di non cambiare guida tecnica. Una conclusione analoga emerge dallo studio tedesco di Heuer, Müller, Rubner, Hagemann e Strauss (2011), pubblicato su PLoS ONE, che con un margine statistico estremamente stretto conclude come l’esonero a stagione in corso abbia sostanzialmente effetto nullo sulle prestazioni successive della squadra.
Se il cambio di allenatore non è, in media, una leva efficace sul piano tecnico, perché le società continuano a farvi ricorso con tanta frequenza? La risposta più accreditata in letteratura è nota come ipotesi del capro espiatorio rituale: l’esonero funziona meno come correttivo tecnico e più come gesto simbolico rivolto a tifosi, media e, talvolta, alla proprietà stessa — un modo per dimostrare che qualcosa viene fatto, indipendentemente dalla sua reale efficacia.
Ancora più utile per leggere il caso Giampaolo è il lavoro di Arnulf, Mathisen e Hærem (2012), pubblicato sulla rivista Leadership, che ha condotto un vero e proprio esperimento naturale su dodici stagioni della massima serie norvegese: ricostruendo cosa sarebbe successo se l’allenatore esonerato fosse rimasto al suo posto, gli autori mostrano che in molti casi la squadra sarebbe migliorata comunque, e talvolta più rapidamente, anche senza cambio in panchina. Gli autori parlano di decisori “ingannati dal caso”: una società che decide sulla base di pochi eventi recenti (una serie di risultati negativi, o al contrario un’accelerazione improvvisa nel processo di rottura) rischia di scambiare fluttuazioni casuali di rendimento per un giudizio definitivo sulla persona.
In questa cornice, la vittoria di Coppa Italia della Cremonese non è un dato che la società ha ignorato per incoerenza: è semplicemente arrivata dopo che il giudizio complessivo si era già cristallizzato, secondo una dinamica di deriva decisionale che la ricerca organizzativa osserva anche fuori dallo sport — una volta presa una decisione di rottura, i segnali successivi vengono elaborati per confermarla, non per rimetterla in discussione.
02 — QUANDO SI ROMPE LA FIDUCIA, NON (SOLO) IL PROGETTO TECNICO
Il caso Grosso segue una dinamica diversa e complementare. Il comunicato ufficiale del club, diffuso alle 23:23 di domenica 6 settembre, si limita a una riga: “ACF Fiorentina comunica che Fabio Grosso è stato sollevato, in data odierna, dall’incarico di allenatore della Prima Squadra maschile”, senza alcuna motivazione esplicita. Il retroscena di un duro confronto con il direttore sportivo Fabio Paratici sulle scelte di calciomercato non è quindi una dichiarazione della società, ma una ricostruzione giornalistica convergente, riportata nelle ore successive da testate come Corriere dello Sport, La Repubblica e La Gazzetta dello Sport, secondo cui un confronto telefonico teso tra Grosso e Paratici — nel quale il tecnico avrebbe espresso forti dubbi sull’organico costruito in estate, inclusa la cessione di Moise Kean — avrebbe reso la rottura definitiva nel giro di poche ore.
A prescindere dai dettagli esatti di quella conversazione, il fatto stesso che le fonti giornalistiche concordino su un confronto esplicito sul mercato, anziché sui soli risultati di campo, rende questo caso un esempio utile per la psicologia delle organizzazioni sportive.
La psicologia delle organizzazioni descrive questo meccanismo attraverso il concetto di rottura del contratto psicologico, cioè l’insieme di aspettative reciproche non scritte che regolano un rapporto di lavoro al di là del contratto formale. Applicando questo quadro agli allenatori universitari statunitensi, Bravo, Won e Chiu (2019) hanno mostrato come la percezione di promesse organizzative disattese — penso a impegni su budget, organico, risorse per lo staff — eroda soddisfazione lavorativa e impegno affettivo verso il club ben prima di qualunque rottura formale, e sia un predittore più forte dell’intenzione di lasciare (o di essere allontanati) rispetto ai soli risultati sportivi.
Letto con questa lente, il confronto tra Grosso e Paratici, così come ricostruito dalla stampa, non riguarderebbe soltanto tre sconfitte in altrettante giornate: riguarderebbe la sensazione, da parte del tecnico, che la squadra costruita in estate non corrispondesse a quanto concordato — una rottura di aspettative che, una volta esplicitata ad alta voce, rende quasi impossibile per la società tornare indietro, anche quando poche ore prima aveva dichiarato pubblicamente fiducia. La rapidità del dietrofront — dalla fiducia dichiarata all’esonero notturno nel giro di poche ore — è essa stessa un segnale di quanto la rottura di fiducia, una volta resa esplicita e pubblica, cambi la natura della decisione rispetto a un giudizio ponderato sui soli risultati di campo.
03 — VIVERE SEMPRE A UN PASSO DAL BARATRO: L’INSICUREZZA COME MESTIERE
Al di là dei singoli casi, resta una domanda più ampia: cosa significa, psicologicamente, fare l’allenatore di calcio ad alto livello sapendo che l’esonero può arrivare in qualsiasi momento, a prescindere da quanto lavoro sia stato fatto bene?
Lo studio qualitativo di Bentzen, Kenttä e Lemyre (2020), basato su interviste approfondite a sei allenatori di alto livello esonerati nella stessa stagione, individua cinque temi ricorrenti nel modo in cui i tecnici elaborano l’esperienza: l’accettazione dell’insicurezza lavorativa come parte intrinseca del mestiere; la percezione di lavorare per organizzazioni poco trasparenti o poco professionali nella gestione del processo; le dinamiche di micro-politica interna, spesso invisibili dall’esterno; aspettative di risultato vaghe o mutevoli nel tempo; e un ampio ventaglio di risposte emotive, dalla rabbia al sollievo. Un dato colpisce in particolare: quasi tutti gli allenatori intervistati sapevano, in astratto, di essere a rischio — ma quasi nessuno riceveva un riscontro chiaro sui motivi reali della rottura, un’assenza di trasparenza che la ricerca individua come fattore aggravante del vissuto psicologico dell’esonero, più della perdita del lavoro in sé.
| Il paradosso del mestiere è che l’insicurezza è nota e accettata in astratto, ma quasi mai comunicata in modo trasparente nel momento concreto in cui si realizza. |
Un secondo studio dello stesso gruppo di ricerca, Bentzen, Kenttä, Richter e Lemyre (2020), ha seguito nel tempo un campione più ampio di allenatori d’élite, misurando la percezione di insicurezza lavorativa a metà stagione e il benessere psicologico a fine stagione: un livello più alto di insicurezza percepita a metà percorso prediceva un peggioramento significativo del benessere e un aumento del disagio psicologico nei mesi successivi, indipendentemente dai risultati ottenuti nel frattempo. In altre parole, non è solo l’esonero in sé a pesare sulla salute mentale dei tecnici, ma la condizione cronica di precarietà con cui convivono anche quando il posto, per il momento, non è in discussione.
Questo terzo livello di lettura permette di ricongiungere i due casi di cronaca: sia Giampaolo sia Grosso lavoravano, come ogni allenatore di alto livello, dentro una cornice di insicurezza strutturale che la ricerca descrive come parte integrante — non come eccezione — del mestiere. Cambia la modalità con cui quell’insicurezza si è materializzata (una decisione già presa in un caso, una rottura di fiducia esplicita nell’altro), ma non la condizione di fondo in cui entrambi operavano.
04 — COSA RESTA, PER CHI LAVORA DENTRO UN CLUB O AL FIANCO DI UNO STAFF TECNICO
- Comunicare le decisioni in modo trasparente, anche quando sono difficili da giustificare pubblicamente, riduce il danno psicologico documentato dalla ricerca sui tecnici esonerati — l’assenza di spiegazioni chiare pesa quanto, e a volte più, della decisione in sé.
- Le aspettative reciproche tra area tecnica e area sportiva (mercato, budget, tempistiche) andrebbero esplicitate e verificate periodicamente, non solo assunte: è nella zona grigia delle aspettative implicite che nascono le rotture più brusche.
- Un giudizio tecnico dovrebbe essere ancorato a un arco di tempo e a criteri definiti in anticipo, non a un singolo episodio recente: la ricerca su decisori “ingannati dal caso” mostra quanto sia facile scambiare rumore statistico per segnale definitivo.
- Il benessere psicologico dello staff tecnico non è un tema da affrontare solo nel momento della crisi: l’insicurezza lavorativa cronica va riconosciuta e discussa come parte strutturale del ruolo, anche nei momenti in cui il posto non è in discussione.
Le vicende di Cremona e Firenze finiranno presto negli archivi del mercato tecnico. Ma per chi lavora quotidianamente al fianco di club e allenatori, restano un promemoria utile: dietro ogni esonero — vinto, perso, notturno o atteso — c’è una dinamica psicologica e organizzativa complessa, che la sola lettura del risultato sportivo non basta a spiegare.
| SPORT PSYCHOLOGY CENTER Lavori con società sportive o staff tecnici? SPC affianca club e allenatori nella gestione della pressione, della comunicazione interna e della transizione di ruolo, con percorsi dedicati anche al benessere psicologico dello staff tecnico. |
RIFERIMENTI
- De Paola, M., & Scoppa, V. (2011). The effects of managerial turnover: Evidence from coach dismissals in Italian soccer teams. Journal of Sports Economics, 13(2), 152–168. DOI: 10.1177/1527002511402155
- Heuer, A., Müller, C., Rubner, O., Hagemann, N., & Strauss, B. (2011). Usefulness of dismissing and changing the coach in professional soccer. PLoS ONE, 6(3), e17664. DOI: 10.1371/journal.pone.0017664
- Arnulf, J. K., Mathisen, J. E., & Hærem, T. (2012). Heroic leadership illusions in football teams: Rationality, decision making and noise-signal ratio in the firing of football managers. Leadership, 8(2), 169–185. DOI: 10.1177/1742715011420315
- Bravo, G. A., Won, D., & Chiu, W. (2019). Psychological contract, job satisfaction, commitment, and turnover intention: Exploring the moderating role of psychological contract breach in National Collegiate Athletic Association coaches. International Journal of Sports Science & Coaching, 14(2), 273–284. DOI: 10.1177/1747954119848420
- Bentzen, M., Kenttä, G., & Lemyre, P.-N. (2020). Elite football coaches’ experiences and sensemaking about being fired: An interpretative phenomenological analysis. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(14), 5196. DOI: 10.3390/ijerph17145196
- Bentzen, M., Kenttä, G., Richter, A., & Lemyre, P.-N. (2020). Impact of job insecurity on psychological well- and ill-being among high performance coaches. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(19), 6939. DOI: 10.3390/ijerph17196939
Fonti giornalistiche: Corriere dello Sport, La Repubblica e La Gazzetta dello Sport (7 settembre 2026), ricostruzioni sull’esonero di Fabio Grosso dalla Fiorentina; comunicato ufficiale ACF Fiorentina (6 settembre 2026).
