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27 Agosto 2026Dal 10 al 16 agosto 2026 a Birmingham, l’Italia dell’atletica vince 8 ori, guida il medagliere europeo e regala storie che vanno ben oltre il risultato sportivo. Nadia Battocletti vince il doppio 5000-10000 per la seconda volta consecutiva dopo un’influenza che l’aveva fermata a fine maggio. Tentoglou toglie la medaglia d’oro dal collo e la dà all’avversario. Skrzyszowska perde per un millesimo e abbraccia chi l’ha battuta. La psicologia dello sport prova a spiegare tutto questo.

Autore Fabio Zarra www.sportpsychologycenter.com
Ci sono edizioni dei Campionati Europei di atletica che lasciano un segno. Non solo nel medagliere — anche nella memoria. Quella di Birmingham 2026, che si chiude oggi 16 agosto all’Alexander Stadium, è già di quel tipo. L’Italia guida il medagliere con otto ori e diciannove medaglie totali, la delegazione più grande della sua storia ai Campionati europei di atletica con 130 atleti. Nadia Battocletti ha vinto il doppio titolo 5000 e 10000 metri per la seconda edizione consecutiva, diventando la prima atleta — uomo o donna — a farlo in due Europei di fila. Gianmarco Tamberi ha riconquistato il titolo nel salto in alto nel giorno del compleanno di sua figlia Camilla. Andy Diaz ha portato il tricolore sulla pedana del salto triplo affiancato da Giovanni Dallavalle sul bronzo.
Ma quello che Birmingham 2026 ha dato all’atletica mondiale non è solo italiano. È un catalogo di gesti che ci ricordano perché lo sport esiste, al di là delle classifiche: Tentoglou che condivide la propria medaglia d’oro con Ehammer in un gesto di camaraderie — e poi la dimentica nello spogliatoio, correndo a recuperarla mentre era in diretta TV. Skrzyszowska che perde i 100 ostacoli per un millesimo di secondo e abbraccia immediatamente la vincitrice. Battocletti quasi più contenta del bronzo di un’amica che del suo oro. Palmisano e Maria Perez che si stringono dopo la gara come possono fare solo le persone che si rispettano davvero.
Questo articolo ha due storie da raccontare. La prima è italiana e parla di un movimento sportivo che ha trovato se stesso. La seconda è universale e parla di ciò che rende lo sport qualcosa di più della semplice competizione.
01 — I RISULTATI
Otto ori e una tabella da incorniciare
Prima i numeri, perché i numeri raccontano la profondità di quello che è successo a Birmingham. L’Italia ha conquistato otto titoli europei in sette giorni, distribuiti su discipline diverse — velocità, salti, lanci, marcia, mezzofondo — e su categorie diverse — senior maschile e femminile. Non è specializzazione in una nicchia: è dominio ampio. Delegazione da 130 atleti, la più grande della storia italiana in questa manifestazione. E il primo posto nel medagliere davanti alla Gran Bretagna — in casa degli inglesi.
| GLI 8 ORI ITALIANI · EUROPEI ATLETICA BIRMINGHAM 2026 | |
| Leonardo Fabbri | Getto del peso maschile |
| Nadia Battocletti | 5000 metri femminili |
| Nadia Battocletti | 10.000 metri femminili |
| Dariya Derkach | Salto triplo femminile |
| Gianmarco Tamberi | Salto in alto maschile |
| Massimo Stano | Marcia — 20 km maschile |
| Sofia Fiorini | Marcia — 35 km femminile |
| Andy Diaz | Salto triplo maschile |
Accanto agli ori, un florilegio di argenti e bronzi che racconta la profondità del movimento: Matteo Sioli bronzo nel salto in alto dove Tamberi vince l’oro — due italiani sullo stesso podio. Dallavalle bronzo nel salto triplo dove Diaz trionfa. Micol Majori bronzo nel 5000 dove Battocletti domina. Pietro Riva argento nella maratona. Le staffette 4×400 in finale con nuovi record italiani. Tutto questo accadeva mentre Marcell Jacobs — ancora alle prese con un problema muscolare — chiudeva settimo nei 100 metri, e mentre Mattia Furlani non riusciva a trovare la misura per il podio. Il bilancio finale è di quelle edizioni che si ricordano.
02 — BATTOCLETTI
«Mi sento più aquila»: la psicologia del doppio oro
La storia più importante di questi Europei ha un nome preciso: Nadia Battocletti. Venticinque anni, trentina, allenata dal padre Giuliano, studentessa di architettura a un passo dalla tesi di laurea. Ha vinto il 5000 metri lunedì 11 agosto con 15:37.84, con la corona portata da sua madre Jawhara nel giro d’onore — «io non mi sarei mai permessa di farlo, ma lei è visionaria. Io mi sento più aquila» — poi il 10000 il 14 agosto, con la stessa tattica chirurgica: ritmo controllato per tre quarti di gara, poi l’accelerazione a 250 metri che nessuna avversaria riesce a copiare.
Quello che rende questa doppietta ancora più significativa è il contesto che la precede. A fine maggio 2026, Battocletti aveva preso un’influenza che l’aveva costretta a settimane di stop. Nella stagione più importante, a pochi mesi dagli Europei. Avrebbe potuto arrivare a Birmingham in forma ridotta, con l’alibi già pronto. È arrivata da dominatrice, vincendo le stesse gare che aveva già vinto a Roma nel 2024 — la prima atleta di qualsiasi genere a riuscirci in due Europei consecutivi.
| «Forse non mi rendo conto ancora del livello a cui sono. Dovrei essere un po’ meno accondiscendente e dirmi che sono davvero forte.» NADIA BATTOCLETTI · DOPO LA VITTORIA NEI 10.000 METRI, BIRMINGHAM, 14 AGOSTO 2026 |
La psicologia della resilienza, nel modello elaborato da Fletcher e Sarkar attraverso interviste ai campioni olimpici britannici, descrive la capacità di trasformare le avversità in risorse — non di ignorarle, ma di usarle come materiale per la crescita. Battocletti non ha fatto finta che l’influenza non ci fosse: l’ha attraversata, ha adattato la preparazione, ha mantenuto la propria traiettoria. Il risultato è una campionessa che arriva ai Campionati Europei con la consapevolezza di aver già superato qualcosa di difficile.
C’è poi una dimensione motivazionale nella sua storia che merita attenzione. Deci e Ryan, nella Self-Determination Theory, descrivono come gli atleti mossi da motivazione intrinseca — che corrono perché amano correre, perché trovano soddisfazione nella sfida in sé — sviluppino una consistenza e una resilienza di performance superiori nel lungo periodo. Battocletti lo dice con parole che sono quasi un caso di studio spontaneo: «È stata una bellissima giornata, mi sono divertita un sacco». Non «sono soddisfatta del risultato» o «ho eseguito il piano di gara»: mi sono divertita. In piena competizione europea, in una gara da cui dipende un titolo continentale, la sua esperienza dominante è il piacere. Questo è il profilo psicologico di un’atleta che non corre per nessun’altra ragione che l’amore per quello che fa.
03 — IL MODELLO
Allenata da suo padre: la psicologia di una relazione unica
C’è un aspetto della storia di Battocletti che la psicologia del coaching non può ignorare: è allenata da suo padre. Giuliano Battocletti non è solo il suo tecnico — è il genitore. È la persona che l’ha vista crescere, che conosce ogni sua sfumatura emotiva, che gestisce lo stesso rapporto su due piani completamente diversi: quello della relazione familiare e quello della relazione tecnica. È uno dei ruoli più complessi che esistano nel coaching sportivo.
Il modello 3+1Cs di Sophia Jowett sulla relazione allenatore-atleta descrive quattro dimensioni che ne determinano la qualità: closeness (vicinanza emotiva e fiducia reciproca), commitment (impegno a mantenere la relazione), complementarity (comportamenti cooperativi e responsivi) e co-orientation (percezione condivisa della relazione). Nel caso Battocletti, la closeness è strutturale — non costruita nel tempo attraverso il lavoro, ma preesistente nella dimensione familiare. Questo può essere un vantaggio enorme (massima fiducia, comunicazione immediata, conoscenza profonda dell’atleta) o un rischio (difficoltà a distinguere i ruoli, conflitti che travalicano l’ambiente tecnico).
Le parole di Battocletti dopo il 10000 dicono qualcosa di preciso su come questa relazione funzioni: «Sono a questo livello grazie anche a lui, che ha creato tutto il mio staff. Sono davvero felice che lui mi segua, mi capisce all’istante». Non c’è ambiguità nella percezione della relazione: il padre-allenatore è una risorsa, non un peso. La co-orientation — il termine di Jowett per la percezione condivisa di come la relazione funziona — è alta. E questo si traduce in performance.
04 — LO SPIRITO DI BIRMINGHAM
La psicologia del fair play: perché i campioni abbracciano chi li batte
Ci sono state più medaglie in questi Europei di quanto non appaia nel medagliere ufficiale. Ce ne sono state di invisibili: un abbraccio al traguardo, una medaglia consegnata a mani aperte a chi non l’ha vinta, un sorriso nell’istante più difficile. Sky Sport, che ha seguito la manifestazione, le ha raccolta una a una come se fossero parte del programma ufficiale — e in un certo senso lo erano.
Tentoglou, vincitore nel salto in lungo con 8.44 metri, condivide la propria medaglia d’oro con il secondo classificato Ehammer in un gesto spontaneo di rispetto — e poi, nello stress post-gara, la dimentica su una panchina dello spogliatoio e deve interrompere un’intervista in diretta per correrla a recuperare. «Se fosse stata più pesante l’avrei apprezzata di più», dirà con ironia tornando davanti alle telecamere con la medaglia al collo. Saraboyukov supera Baldé nell’ultimo salto e Baldé lo applaude all’istante, senza aspettare. Skrzyszowska perde i 100 ostacoli femminili per un millesimo di secondo — non per un centesimo, non per un decimo: un millesimo — e il primo gesto che fa è aprire le braccia verso la vincitrice. Battocletti vince il suo terzo oro europeo in pista e sembra quasi più felice per il bronzo di Micol Majori — che aveva corso senza neanche portare la tuta di rappresentanza, non credendoci — che per il proprio titolo.
| «Era impensabile, ovviamente lo sognavo, ma nello zaino non ho messo la tuta di rappresentanza per un’eventuale premiazione.» MICOL MAJORI · DOPO IL BRONZO NEI 5000 METRI FEMMINILI, BIRMINGHAM, 2026 |
La ricerca di Vallerand e colleghi ha elaborato una definizione multidimensionale dello sportspersonship — la sportivita — identificando cinque dimensioni: l’impegno pieno verso la partecipazione, il rispetto per le convenzioni sociali dello sport, il rispetto per le regole e gli ufficiali, il rispetto e la cura per gli avversari, e l’assenza di un orientamento al «vincere a ogni costo». Quello che Birmingham 2026 ha offerto — nei gesti di Tentoglou, Skrzyszowska, Battocletti e Palmisano — è una manifestazione concreta di tutte e cinque queste dimensioni, nella forma più visibile e più emozionante possibile.
Ma c’è una domanda psicologica più profonda dietro questi gesti: perché? Perché un atleta che ha appena perso la gara più importante dell’anno per un millesimo di secondo riesce a trovare dentro di sé la generosità di abbracciare chi l’ha battuta? La risposta — in parte controintuitiva — è che questa generosità non è nonostante la competizione. È il prodotto di una competizione vissuta nel modo giusto: con un’identità atletica sufficientemente solida da non dipendere dal risultato singolo per trovare il proprio valore. Chi perde con grazia non lo fa perché non ci teneva. Lo fa perché teneva alla cosa giusta.
05 — L’ITALIA
La psicologia di un movimento sportivo che ha trovato se stesso
C’è una domanda più ampia che Birmingham 2026 pone, e che vale la pena affrontare: come è possibile? Come ha fatto l’Italia dell’atletica — che fino a Tokyo 2020 non vinceva ori olimpici da anni — a diventare in pochi anni una delle nazioni atleticamente dominanti in Europa?
La risposta non è in una singola decisione o in un singolo allenatore di talento. È in quello che la psicologia chiama efficacia collettiva: la fiducia condivisa di un gruppo nella propria capacità di raggiungere obiettivi ambiziosi. Quando Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi vincono l’oro a Tokyo nel 2021 nello stesso pomeriggio — 100 piani e salto in alto in poche ore — qualcosa cambia non solo nell’atletica italiana, ma nella percezione che gli atleti italiani hanno di se stessi e di ciò che è possibile. Bandura ha mostrato che l’efficacia collettiva si costruisce attraverso esperienze di successo condivise: ogni oro diventa la prova che anche il prossimo è possibile. Jacobs apre la porta. Tamberi la spalanca. Battocletti, Fabbri, Diaz, Derkach, Stano — ciascuno con la propria storia — ci entrano.
Non è un caso che la delegazione italiana ai Campionati Europei di atletica 2026 conti 130 atleti — il numero più alto della storia. Non è solo un effetto dei risultati: è la causa dei risultati successivi. Quando un movimento crede in se stesso, i giovani si avvicinano, gli investimenti arrivano, i talenti trovano un sistema che li accoglie. L’atletica italiana sta vivendo un circolo virtuoso il cui motore psicologico è l’efficacia collettiva — e Birmingham ne è la dimostrazione più concreta degli ultimi vent’anni.
06 — IN CHIUSURA
Ciò che resta dopo l’ultima gara
Oggi si chiude l’Alexander Stadium, si spengono le luci di Birmingham, e gli atleti tornano a casa con le loro medaglie e con le loro storie. L’Italia torna con un bottino che era inimmaginabile dieci anni fa. Battocletti torna con due ori e una tesi di laurea da discutere. Tamberi torna con un titolo europeo da dedicare a Camilla. Majori torna con un bronzo che non aveva neanche i vestiti per ritirare.
Ma c’è qualcosa che rimane oltre le medaglie, e che questa edizione ha mostrato con una chiarezza insolita: lo sport, quando funziona davvero, produce non solo risultati ma comportamenti. La generosità di Tentoglou, la grazia di Skrzyszowska, la gioia condivisa di Battocletti e Majori non sono accidenti. Sono il prodotto di anni di formazione sportiva che non si è fermata alla tecnica, ma ha costruito anche il modo di stare in competizione — con se stessi, con gli avversari, con l’idea di vincere e di perdere.
Questo è lo sport che vogliamo raccontare. Non solo chi vince, ma come. Non solo il risultato, ma la persona che lo raggiunge. Birmingham 2026 ha dato all’Italia molte ragioni per festeggiare. E ha dato alla psicologia dello sport molte storie di cui essere fieri.
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RIFERIMENTI SCIENTIFICI
- Vallerand, R. J., Deshaies, P., Cuerrier, J.-P., Brière, N. M., & Pelletier, L. G. (1996). Toward a multidimensional definition of sportsmanship. Journal of Applied Sport Psychology, 8(1), 89–101. DOI: 10.1080/10413209608406310 https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/10413209608406310
- Fletcher, D., & Sarkar, M. (2012). A grounded theory of psychological resilience in Olympic champions. Psychology of Sport and Exercise, 13(5), 669–678. DOI: 10.1016/j.psychsport.2012.04.007
- Jowett, S. (2007). Interdependence analysis and the 3+1Cs in the coach-athlete relationship. In S. Jowett & D. Lavallee (Eds.), Social psychology in sport (pp. 15–27). Champaign, IL: Human Kinetics.
- Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268. DOI: 10.1207/S15327965PLI1104_01
- Bandura, A. (1997). Self-efficacy: The exercise of control. New York, NY: W. H. Freeman. [Efficacia collettiva come motore del successo dei movimenti sportivi]
Fonti dei fatti: Eurosport.it, FIDAL.it, Fanpage.it, Sky Sport, La Presse.it, Adnkronos, Sportface.it, Podisti.net, Notizie.it (agosto 2026). Alexander Stadium, Birmingham, 10-16 agosto 2026. Dichiarazioni Battocletti: Eurosport e Sportface (14 agosto 2026). Dichiarazione Majori: FIDAL.it. Gesti di sportivita: Sky Sport liveblog 14-15 agosto. Prima atleta a vincere doppio 5000+10000 in due Europei consecutivi (Eurosport). Delegazione italiana 130 atleti: Olympics.com.
