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Di Fabio Zarra
Due bottigliette accanto alla panchina, sistemate con attenzione. Poi il ritorno in campo e una sequenza riconoscibile prima del servizio.
Tra le immagini della carriera di Rafael Nadal ci sono anche questi piccoli gesti. Il sito ufficiale del Roland-Garros ricorda la disposizione delle bottiglie e gli aggiustamenti a vestiti e capelli: particolari che hanno contribuito a rendere immediatamente riconoscibile il campione spagnolo. [4]
Sono comportamenti che invitano alla discussione. Per alcuni spettatori sono semplici abitudini; per altri, scaramanzia. Per chi si occupa di psicologia dello sport, sono soprattutto un’occasione per formulare una domanda più precisa: che funzione può avere una sequenza ripetuta nella preparazione di una prestazione?
La risposta richiede di separare ciò che osserviamo in Nadal da ciò che gli studi hanno effettivamente verificato.
La spiegazione del campione
L’ATP, in un articolo retrospettivo del novembre 2024, riprende un passaggio autobiografico in cui Nadal respinge l’interpretazione puramente scaramantica della disposizione delle bottiglie. A sostegno della propria spiegazione, osserva che continuava a ripetere quel comportamento indipendentemente dalla vittoria o dalla sconfitta. [5]
È una testimonianza utile per comprendere come l’atleta descriveva la propria abitudine. Non costituisce una prova della sua efficacia.
Non sappiamo quanto quel gesto incidesse sulla sua prestazione, né possiamo stabilire come avrebbe giocato senza compierlo. Le bottigliette offrono il punto di partenza della riflessione; la verifica scientifica riguarda interventi definiti e misurati in condizioni specifiche.
Routine e rituali non sono automaticamente la stessa cosa
Nella ricerca sportiva, una routine pre-prestazione è una sequenza di pensieri e azioni pertinenti al compito, eseguita sistematicamente prima di una prestazione.
La pertinenza al compito è un elemento centrale. Prima di servire, per esempio, un tennista può scegliere la direzione, richiamare un riferimento attentivo e preparare l’esecuzione. È diverso dall’attribuire a un oggetto il potere di determinare l’esito del punto.
La meta-analisi di Rupprecht, Tran e Gröpel, pubblicata online nel 2021 e nel volume del 2024 dell’International Review of Sport and Exercise Psychology, ha rilevato benefici medi delle routine studiate, anche sotto pressione. L’analisi comprendeva 112 dimensioni dell’effetto, non 112 studi, provenienti da differenti disegni di ricerca. [1]
Questo risultato sostiene l’utilità delle routine esaminate. Non dimostra che allineare bottigliette migliori il rendimento, né permette di assegnare lo stesso valore a qualsiasi comportamento ripetitivo.
Prepararsi quando il punto pesa
La revisione sistematica di Gröpel e Mesagno del 2019 ha esaminato 47 studi sugli interventi contro il choking, cioè il peggioramento della prestazione sotto pressione. Le routine figuravano tra gli approcci promettenti, insieme ad altre strategie. [2]
Le sequenze considerate nella letteratura possono comprendere preparazione cognitiva e comportamentale, respirazione e parole chiave. Gli autori segnalano però limiti metodologici e il possibile peso della pubblicazione preferenziale dei risultati positivi. [2]
In termini applicativi, possiamo immaginare una routine come una struttura per preparare l’azione successiva: che cosa osservare, quale intenzione scegliere, quando cominciare. È una lettura professionale coerente con questo filone di ricerca, non la ricostruzione di ciò che accadeva nella mente di Nadal.
La domanda da porre all’atleta diventa quindi concreta: questa sequenza lo aiuta a preparare il compito che deve eseguire?
Il rischio di copiare soltanto il gesto
Imitare un campione è comprensibile. Il problema nasce quando si riproduce la parte visibile senza conoscerne il significato personale.
Un giovane tennista potrebbe sistemare le bottiglie come Nadal e trascurare la scelta tattica prima del servizio. In quel caso avrebbe copiato un comportamento, senza necessariamente costruire una preparazione utile.
Anche i risultati sperimentali invitano alla prudenza. Mesagno e colleghi, nel 2019, hanno confrontato diversi interventi di routine in due studi: uno con un compito motorio di laboratorio, l’altro nel bowling. Sono emersi miglioramenti dell’accuratezza nei gruppi di intervento rispetto al controllo, ma nel secondo studio questi non si traducevano automaticamente in una migliore prestazione complessiva durante il gioco. [3]
Il contesto conta. Un beneficio osservato in una prova specifica non garantisce lo stesso risultato in gara, in un altro sport o per un altro atleta.
Per questo, nel lavoro di mental training, una routine dovrebbe essere costruita e verificata insieme alla persona che la utilizza. L’obiettivo è capire se facilita la preparazione, non quanto assomigli a quella di un campione.
Una particolarità non è una diagnosi
Il caso Nadal invita anche a usare con attenzione il linguaggio.
Osservare una sequenza ripetuta non permette di formulare una diagnosi psicologica. Definire clinicamente un atleta sulla base di immagini televisive significa attribuire a quei comportamenti informazioni che, da soli, non forniscono.
Possiamo descrivere il gesto. Possiamo riportare la spiegazione dell’interessato. Possiamo discutere le possibili funzioni delle routine alla luce della ricerca. Sono livelli diversi, che devono rimanere riconoscibili.
Nel confronto con un atleta, domande come «che cosa ti aiuta a fare?» o «come reagisci se la sequenza viene interrotta?» possono orientare l’esplorazione. Non sono un test diagnostico: servono a comprendere l’esperienza della persona.
Che cosa possiamo imparare dalle bottigliette
La particolarità di Nadal continua a essere interessante perché rende visibile un aspetto spesso trascurato: anche la preparazione di un singolo gesto sportivo può avere una struttura personale.
La ricerca offre sostegno alle routine pertinenti al compito. Non attribuisce poteri particolari alle bottigliette e non spiega attraverso di esse i successi di un campione. [1]
Per un atleta, allora, la domanda utile è: la mia routine mi prepara davvero a ciò che sto per fare?
Da questa risposta può iniziare un lavoro di allenamento mentale. Anche senza mettere due bottiglie perfettamente in fila.
www.sportpsychologycenter.com
Scientific references
[1] Rupprecht, A. G. O., Tran, U. S., & Gröpel, P. (2024). The effectiveness of pre-performance routines in sports: A meta-analysis. International Review of Sport and Exercise Psychology, 17(1), 39–64. https://doi.org/10.1080/1750984X.2021.1944271. Pubblicazione anticipata online: 2021.
[2] Gröpel, P., & Mesagno, C. (2019). Choking interventions in sports: A systematic review. International Review of Sport and Exercise Psychology, 12(1), 176–201. https://doi.org/10.1080/1750984X.2017.1408134.
[3] Mesagno, C., Beckmann, J., Wergin, V. V., & Gröpel, P. (2019). Primed to perform: Comparing different pre-performance routine interventions to improve accuracy in closed, self-paced motor tasks. Psychology of Sport and Exercise, 43, 73–81. https://doi.org/10.1016/j.psychsport.2019.01.001.
Fonti sul comportamento dell’atleta
[4] Roland-Garros, 11 febbraio 2022. Rafael Nadal: did somebody say icon? https://www.rolandgarros.com/en-us/article/rafael-nadal-icon-roland-garros-tournament-champion-stadium-lifestyle. Utilizzato per la descrizione dei comportamenti, senza adottarne le interpretazioni psicologiche.
[5] ATP Tour, 18 novembre 2024. Rafael Nadal: 10 fun moments from the Spaniard’s career. https://www.atptour.com/en/news/rafael-nadal-retirement-10-fun-moments.
