Il Borussia Dortmund premia chi lascia il telefono in tasca: come viviamo la partita dagli spalti?
27 Ottobre 2026
Due match point, due modi di avvicinarsi al traguardo: cosa dice la ricerca su tensione, sonno e obiettivi di processo.
01 · L’episodio: un titolo con quattro gare d’anticipo, tra le lacrime
Il 1° novembre 2026, a Città del Messico, Kimi Antonelli è diventato campione del mondo di Formula 1 con il terzo posto nel Gran Premio vinto da Verstappen davanti a Hamilton. Il titolo è matematico con quattro gare ancora da disputare: Antonelli chiude, per ora, a 380 punti, con Verstappen a 261, Hamilton a 259 e il compagno Russell a 250. A vent’anni è il più giovane campione della storia (il record precedente era di Vettel, nel 2010), il primo nato negli anni Duemila e il primo italiano a vincere dopo Alberto Ascari nel 1953, terzo di sempre dopo Farina e lo stesso Ascari. (Quotidiano.net, GPOne, Fanpage)
La gara è stata movimentata, con una penalità a Leclerc, una bandiera rossa per l’incidente di Bottas e due ripartenze. Antonelli, partito dalla seconda fila, ha chiuso a poco più di quattro secondi dal vincitore. Il momento che ha colpito di più è arrivato dopo il traguardo: via radio è scoppiato in lacrime prima con l’ingegnere di pista, poi con Toto Wolff, e ai microfoni di Sky ha raccontato che all’ultimo giro “non vedevo la pista per le lacrime”. (Gazzetta della Spezia, Mowmag)
Se la gara ha chiuso la storia, il weekend l’aveva preparata con una tensione che Antonelli non ha nascosto. È da lì che conviene partire.
02 · «È già fatta?»: la pressione di chi è dato per vincitore
Dopo una qualifica non brillante (quinto tempo, quarto in griglia per la penalità di Verstappen), Antonelli aveva raccontato di sentirsi ripetere ovunque che per il Mondiale era ormai fatta, e di avere in quel momento febbre e molta tensione (Automoto.it). Il titolo, a quel punto, dipendeva da un risultato modesto: un nono posto bastava, a prescindere dagli altri.
Quando un esito sembra scontato, la natura della pressione cambia. Non è più “riuscirò a vincere?”, ma “non devo deludere ciò che tutti già danno per certo”. Va detto con chiarezza che questa è una lettura interpretativa e non un risultato di ricerca: nessuno degli studi citati in questo articolo misura l’effetto nei piloti. È però coerente con ciò che Antonelli ha detto, e con una constatazione semplice: chiudere un Mondiale con quattro gare di anticipo, a vent’anni, è un compito a sé, diverso dal vincere una gara.
Quando tutti dicono che è già fatta, il compito non è vincere: è non farsi guidare da quella frase.
03 · Tensione: ansia o eccitazione?
Antonelli ha dichiarato la tensione apertamente, prima e dopo la gara. È un dettaglio più importante di quanto sembri, perché la ricerca sulla gestione dell’ansia pre-prestazione suggerisce che cercare di calmarsi non è la strategia più efficace. Alison Wood Brooks, in una serie di esperimenti, ha osservato che la grande maggioranza delle persone ritiene che il modo migliore di gestire l’ansia sia “provare a calmarsi”, ma che chi riformula la propria attivazione come eccitazione si sente più eccitato e rende meglio di chi tenta di calmarsi (Brooks, 2014).
Il meccanismo proposto è semplice: ansia ed eccitazione sono entrambe stati ad alta attivazione, per cui è più facile cambiare l’etichetta che spegnere l’attivazione. Le strategie usate erano minime, come dirsi ad alta voce “sono eccitato”. Con una cautela importante: gli esperimenti riguardavano karaoke, parlare in pubblico e matematica, non lo sport. Non sappiamo se Antonelli usi tecniche di riformulazione. Sappiamo che ha chiamato la tensione con il suo nome, e che questo è coerente con ciò che la ricerca suggerisce di fare.
04 · La vigilia: il sonno prima della gara che conta
Alla vigilia Antonelli aveva descritto la sua ricetta: dieci ore di sonno e, secondo quanto riportato, l’uso di melatonina (Automoto.it). Il dato scientifico di riferimento è un altro. Uno studio di Juliff, Halson e Peiffer su 283 atleti d’élite australiani ha rilevato che il 64% riferiva di aver dormito peggio almeno una volta nelle notti prima di una competizione importante nei dodici mesi precedenti. Il problema era situazionale, legato alla gara e non a un disturbo generale del sonno, e la maggior parte degli atleti non conosceva strategie per rimediare: il 59% di quelli degli sport di squadra, contro il 33% degli sport individuali (Juliff et al., 2015).
Un’avvertenza: non è un consiglio sull’uso di melatonina, che non è oggetto di questi studi e va valutato con un medico. Il punto utile è un altro. Dormire male prima di un appuntamento decisivo è normale, e avere un piano per la notte prima, come fa chi si prepara con metodo, è parte della preparazione e non un dettaglio.
05 · Il processo, non il risultato
Se la tensione è inevitabile, la domanda è dove puntare l’attenzione. Una meta-analisi di Williamson e colleghi su 27 studi di goal setting nello sport ha trovato che gli obiettivi di processo, cioè i comportamenti da mettere in atto, avevano l’effetto maggiore sulla prestazione (d = 1,36), molto più degli obiettivi di prestazione (0,44) e di quelli di risultato (0,09). Gli obiettivi di processo mostravano anche un effetto ampio sull’autoefficacia (Williamson et al., 2024). Un risultato in linea con uno studio storico su golfisti, in cui chi si allenava su obiettivi di processo migliorava il controllo dell’ansia e l’autoefficacia rispetto a chi lavorava solo su obiettivi di prestazione (Kingston e Hardy, 1997).
Le cautele valgono anche qui: gli stessi autori della meta-analisi segnalano che per gli esiti psicologici mancano evidenze incrociate sufficienti, e nessuno di questi studi riguarda le corse. Non sappiamo quali obiettivi di processo avesse Antonelli. Sappiamo che una cronaca ha descritto la sua gara come attenta e ragionata, portata a termine senza correre rischi, anche se non è mancato un sorpasso su Leclerc (Adnkronos). È un’indicazione compatibile con un’attenzione sul compito più che sul titolo, non una prova.
06 · Il secondo livello: Marquez a Sepang
Poche ore prima, a Sepang, Marc Marquez aveva vinto il Gran Premio della Malesia dominandolo dalla prima curva, dove ha superato il fratello Alex, fino al traguardo, con oltre quattro secondi su Acosta. Con 399 punti, ha 44 punti su Martin e 67 su Bezzecchi. In Qatar, il 6-8 novembre, avrà il primo match point: il titolo sarà suo se guadagnerà 30 punti su Martin e 8 su Bezzecchi. Sarebbe l’ottavo titolo in MotoGP, il decimo della carriera tra tutte le classi (Sky Sport, Quotidiano.net, DiarioDelWeb).
Alla vigilia Marquez aveva detto che ora tutto dipendeva da lui e che era il momento di assumersi dei rischi, mentre qualche commento suggeriva di accontentarsi di un buon piazzamento (GPOne, OA Sport).
A fine gara ha spiegato che l’obiettivo era restare al comando dalla partenza alla bandiera a scacchi (Motorinolimits). Non è un obiettivo di processo in senso stretto, ma è un obiettivo concreto, legato alla gara e non al titolo: sposta l’attenzione dal Mondiale al compito della domenica. Martin, intanto, aveva provato a scendere in pista nei primi giorni e poi ha scelto di rinunciare al weekend per la frattura rimediata a Phillip Island: una decisione che è parte della stessa storia, perché in questi momenti sapere quando fermarsi è una competenza quanto sapere quando spingere.
07 · Implicazioni pratiche: quattro indicazioni per chi allena
Le indicazioni che seguono sono applicazioni operative dei risultati citati, non il risultato di uno studio sulla Formula 1 o sulla MotoGP.
- Dì la tensione e dalle un nome. Prima di un appuntamento decisivo, invece di chiedere all’atleta di calmarsi, aiutalo a riconoscere e riformulare l’attivazione: “è energia, non un problema”. Gli studi citati suggeriscono che funzioni meglio dell’ordine di rilassarsi.
- Fissa uno o due obiettivi di processo per la fase finale. Comportamenti precisi (posizione, ritmo, gestione dei primi metri) che non cambiano con il punteggio. Il risultato resta sullo sfondo.
- Separa il racconto esterno dall’obiettivo del giorno. Se tutti dicono che è già fatta, chiedi all’atleta qual è il compito di oggi. La frase degli altri non è un obiettivo.
- Pianifica la notte prima, come una parte della gara. Dormire peggio è comune: l’atleta deve sapere in anticipo cosa farà se succede, senza improvvisare.
08 · In chiusura: chiudere è un compito, non un’attesa
Per Wolff, con Antonelli il modello del pilota spietato “è morto” (Automoto.it). Senza arrivare a tanto, il Mondiale mostra una cosa semplice: un ragazzo di vent’anni che ammette la tensione, la nomina, piange alla radio e vince. Dal punto di vista della psicologia dello sport la lezione è meno romantica ma più utile, più sostanziale.
Un titolo non si vince nel momento in cui è matematico: si vince nelle ore prima, si vince nei giorni prima, con la tensione nominata, la notte pianificata e l’attenzione sul compito.
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Riferimenti scientifici
- Brooks, A. W. (2014). Get excited: Reappraising pre-performance anxiety as excitement. Journal of Experimental Psychology: General, 143(3), 1144–1158. doi:10.1037/a0035325
- Juliff, L. E., Halson, S. L., & Peiffer, J. J. (2015). Understanding sleep disturbance in athletes prior to important competitions. Journal of Science and Medicine in Sport, 18(1), 13–18. doi:10.1016/j.jsams.2014.02.007
- Williamson, O., Swann, C., Bennett, K. J. M., Bird, M. D., Goddard, S. G., Schweickle, M. J., & Jackman, P. C. (2024). The performance and psychological effects of goal setting in sport: A systematic review and meta-analysis. International Review of Sport and Exercise Psychology, 17(2), 1050–1078. doi:10.1080/1750984X.2022.2116723
- Kingston, K. M., & Hardy, L. (1997). Effects of different types of goals on processes that support performance. The Sport Psychologist, 11, 277–293.
Fonti giornalistiche
Cronaca e dichiarazioni, 1-2 novembre 2026: Quotidiano.net, GPOne, Fanpage.it, DiarioDelWeb.it, Adnkronos, Gazzetta della Spezia, Mowmag, Automoto.it, Sky Sport, Motorinolimits.com (comunicato Ducati), OA Sport (31 ottobre 2026). I link sono nel testo, accanto alle affermazioni che sostengono.
