Il Paese protesta. L’atleta deve soltanto giocare?
22 Ottobre 2026«È già fatta?» La psicologia dell’ultimo passo, tra Antonelli e Marquez
2 Novembre 2026Il club tedesco invita i tifosi a usare meno lo smartphone allo stadio. Una scelta che apre una riflessione su attenzione, appartenenza e piacere di condividere un’esperienza sportiva.

Di Fabio Zarra
Immagina il momento che precede un calcio di rigore. Lo stadio trattiene il respiro, il portiere si muove sulla linea, il tiratore sistema il pallone. Accanto a te qualcuno canta, qualcun altro chiude gli occhi. Tu, nel frattempo, cerchi l’inquadratura giusta sul telefono.
Poi arriva il tiro. Forse lo hai ripreso perfettamente. Ma quanto di quel momento hai vissuto insieme alle persone che erano lì con te?
È una domanda che il Borussia Dortmund ha deciso di portare al centro dell’esperienza allo stadio. Il club tedesco, insieme a Vodafone, ha introdotto una funzione nella propria applicazione per incentivare i tifosi a usare meno lo smartphone durante le partite casalinghe.
L’iniziativa apre una riflessione che va oltre il calcio: che cosa accade alla nostra attenzione e alle nostre relazioni quando un’esperienza viene interrotta dallo schermo?
Come funziona il FanModus
Il 22 ottobre 2026 il Borussia Dortmund ha annunciato il lancio del FanModus, disponibile a partire dalla partita casalinga contro l’Eintracht Francoforte del 24 ottobre.
La partecipazione è volontaria. I tifosi possono attivare la funzione nell’app ufficiale del club e accumulare punti mentre il telefono rimane bloccato durante la partita. Chi ottiene i punteggi più alti può concorrere a premi, tra cui maglie autografate e buoni per il negozio ufficiale.
Durante l’intervallo è possibile utilizzare il dispositivo; per riprendere la raccolta dei punti nel secondo tempo, la modalità deve essere riattivata. Per verificare la presenza allo stadio, l’app richiede l’accesso alla posizione. [1]
Nel presentare l’iniziativa, il club richiama un’indagine Vodafone del 2023 su 1.000 frequentatori abituali di stadi: il 63% degli intervistati dichiarava di usare regolarmente lo smartphone durante le partite.
Il comunicato non fornisce dettagli sufficienti sul campionamento per stabilire quanto il risultato rappresenti tutti i tifosi. Il dato descrive quindi il gruppo intervistato e non dimostra, da solo, che l’uso del telefono peggiori l’esperienza allo stadio. [1]
L’attenzione: presenti allo stadio, ma con la mente altrove?
Guardare una partita significa seguire un evento imprevedibile. L’attenzione si sposta continuamente: dal pallone alla disposizione dei giocatori, dalla panchina agli spalti, dalla conversazione con chi ci è accanto a ciò che accade in campo.
Quando controlliamo una notifica o scorriamo i social, interrompiamo temporaneamente questa sequenza. Possiamo tornare subito alla partita, ma nel frattempo potremmo aver perso un movimento, un coro o una reazione collettiva.
Una ricerca di Dwyer, Kushlev e Dunn ha esaminato il rapporto tra smartphone e piacere delle interazioni faccia a faccia. Nel primo studio, 304 persone hanno condiviso un pasto con amici o familiari: alcuni gruppi dovevano tenere i telefoni sul tavolo, altri riporli.
Le persone che avevano il telefono disponibile hanno riferito, in media, maggiore distrazione e un livello leggermente inferiore di interesse e piacere per l’esperienza. Gli autori hanno osservato una possibile relazione tra questi aspetti, pur segnalando che alcuni risultati erano statisticamente deboli. Il ruolo preciso della distrazione non può quindi essere considerato definitivamente dimostrato. [2]
Lo studio riguardava un pasto condiviso, non una partita di calcio. Non possiamo concludere che riporre il telefono renda automaticamente più piacevole andare allo stadio.
La ricerca offre però uno spunto: quando utilizziamo il dispositivo durante un’interazione, una parte della nostra attenzione può spostarsi dalle persone e dagli eventi presenti. Applicato alla partita, questo potrebbe significare accorgerci più tardi di un coro o perdere un momento che non riguardava soltanto il campo. È una possibilità da esplorare, non un effetto misurato dalla ricerca sul Dortmund.
Avere il telefono con sé non significa essere distratti
Occorre distinguere tra la presenza dello smartphone e il modo in cui viene utilizzato.
Una metanalisi di Courtright e Caplan ha esaminato 43 studi sulle interazioni interpersonali. Le ricerche dedicate alla sola presenza del telefono non hanno fornito un sostegno convincente all’idea che il dispositivo, semplicemente perché visibile, peggiori le impressioni sul proprio interlocutore.
Gli studi sull’utilizzo del telefono durante un’interazione hanno invece rilevato, nel complesso, valutazioni più negative da parte della persona che non lo stava usando. [3]
Anche Linares e Sellier, in due esperimenti, non sono riuscite a replicare precedenti risultati secondo cui la sola presenza di un telefono comprometterebbe la qualità della relazione tra sconosciuti. [4]
Questi studi riguardano conversazioni e relazioni interpersonali, non gli spalti di uno stadio. Suggeriscono comunque prudenza: vedere un telefono nelle mani di un tifoso non basta a stabilire quanto sia coinvolto nella partita.
Il tifo è anche un’esperienza di appartenenza
Una partita non viene vissuta soltanto attraverso il risultato. Per molti tifosi, andare allo stadio significa ritrovare persone, riconoscersi in una storia comune e partecipare a rituali che si ripetono nel tempo.
La sciarpa indossata prima di uscire, la strada verso lo stadio, il canto intonato nello stesso momento da migliaia di persone: sono gesti che possono contribuire a costruire un senso di appartenenza.
Una ricerca di Portaluri e colleghi, condotta su 571 tifosi di due squadre italiane di Serie A, ha osservato un’associazione positiva tra l’identificazione con la comunità dei tifosi e il benessere soggettivo. Gli autori hanno anche rilevato relazioni più complesse legate all’intensità dell’attaccamento emotivo alla squadra. [5]
Lo studio non ha analizzato l’uso degli smartphone. Essendo osservazionale, non dimostra neppure che il senso di appartenenza causi un maggiore benessere.
Aiuta, tuttavia, a comprendere perché per alcune persone la partita abbia un valore che va oltre il punteggio: sentirsi parte di una comunità può essere una componente significativa dell’esperienza.
In questa prospettiva, l’iniziativa del Dortmund invita a chiedersi se un uso meno frequente del telefono possa lasciare più spazio ai momenti condivisi. Per verificarlo servirebbero ricerche condotte direttamente negli stadi.
Scattare una foto significa perdersi il momento?
Sarebbe semplice concludere che ogni fotografia tolga qualcosa all’esperienza. La ricerca racconta però una storia più sfumata.
In una serie di nove esperimenti, Diehl, Zauberman e Barasch hanno osservato che fotografare poteva aumentare il piacere di alcune esperienze positive, quando aiutava le persone a prestare maggiore attenzione a ciò che stavano osservando.
Il beneficio non era automatico: in un’attività già molto coinvolgente, scattare fotografie non aveva aumentato il piacere. In quel caso specifico, i ricercatori non avevano però osservato neppure una sua diminuzione. Gli esperimenti riguardavano contesti diversi e non permettono di stabilire quale effetto abbia una foto durante una partita del Dortmund. [6]
Una foto scattata con un figlio alla sua prima partita può diventare parte del ricordo di quella giornata. Un messaggio può permettere di condividere un gol con una persona lontana. Il telefono può anche servire per esigenze pratiche, familiari o di accessibilità.
La domanda diventa allora: come stiamo usando lo smartphone in quel momento? Per conservare un ricordo, per entrare in relazione con altri, oppure per controllare quasi automaticamente qualcosa che ci porta lontano dall’esperienza che avevamo scelto di vivere?
Perché offrire un premio?
Il Borussia Dortmund ha scelto di intervenire sulle abitudini attraverso un incentivo: meno utilizzi il telefono, più punti accumuli e maggiori sono le possibilità di ottenere un premio.
Una ricompensa può rendere più interessante provare un comportamento diverso, soprattutto quando interrompere un’abitudine richiede uno sforzo iniziale. Resta però una domanda: che cosa accadrà quando il premio non ci sarà più?
Una metanalisi di Deci, Koestner e Ryan, basata su 128 studi sperimentali, ha osservato che alcune ricompense materiali attese, legate allo svolgimento o al risultato di un’attività, possono ridurre indicatori della motivazione intrinseca per quell’attività. Gli effetti dipendono dal tipo di ricompensa e dalle condizioni in cui viene offerta. [7]
Queste ricerche non riguardavano il programma del Dortmund. Inoltre, premiare una persona perché usa meno il telefono non equivale necessariamente a premiarla per la sua passione per il calcio. Sarebbe quindi improprio prevedere che il FanModus riduca il piacere di tifare.
La domanda rimane aperta: il premio porterà soltanto a inseguire un punteggio oppure aiuterà alcuni tifosi a scoprire un modo diverso di vivere la partita? Per rispondere servirebbero dati sulla loro esperienza e sulle loro abitudini nel tempo.
E per chi è in campo?
La relazione tra tribune e prestazione è un altro tema interessante. Cori, sostegno, aspettative e pressione possono contribuire a definire l’ambiente in cui gli atleti gareggiano.
Sarebbe però scorretto affermare che meno telefoni sugli spalti produrranno automaticamente una squadra più concentrata o risultati migliori. L’intensità del sostegno dipende da molti fattori e, al momento, non abbiamo dati che colleghino il FanModus del Dortmund alla prestazione dei giocatori.
Possiamo invece riconoscere che lo stadio è un ambiente condiviso: ciò che accade sugli spalti fa parte del contesto della gara, così come fanno parte dell’esperienza dei tifosi i gesti, gli errori e le emozioni di chi è in campo.
Lo stadio, il telefono e il ricordo che portiamo a casa
Il FanModus propone una piccola interruzione delle nostre abitudini: durante la partita, provare a lasciare più spazio a ciò che accade davanti a noi e intorno a noi.
Per qualcuno sarà un’occasione per cantare di più. Per altri, per parlare con il compagno di posto o osservare dettagli che di solito sfuggono. E per qualcun altro una fotografia continuerà a essere parte preziosa della giornata.
Quando arriverà il fischio finale, forse non conterà soltanto quante immagini avremo salvato sul telefono. Conterà anche ciò che saremo riusciti a notare, sentire e condividere mentre eravamo lì.
Se ripensiamo alla partita che ricordiamo con più emozione, che cosa ci torna in mente per primo: il risultato, l’immagine che abbiamo conservato o le persone con cui l’abbiamo vissuta?
visita il sito www.sportpsychologycenter.com
Fonti e riferimenti scientifici
[1] Borussia Dortmund. (2026, 22 ottobre). New Fan Mode: BVB and Vodafone Reward Fans for Authentic Stadium Moments. https://www.bvb.de/de/en/news/news-overview/news.html/2026/10/22/New-Fan-Mode-BVB-and-Vodafone-Reward-Fans-for-Authentic-Stadium-Moments.html
[2] Dwyer, R. J., Kushlev, K., & Dunn, E. W. (2018). Smartphone use undermines enjoyment of face-to-face social interactions. Journal of Experimental Social Psychology, 78, 233–239. https://doi.org/10.1016/j.jesp.2017.10.007
[3] Courtright, J., & Caplan, S. (2020). A meta-analysis of mobile phone use and presence. Human Communication & Technology, 1(2), 20–35. https://doi.org/10.17161/hct.v1i2.13412
[4] Linares, C., & Sellier, A.-L. (2021). How bad is the mere presence of a phone? A replication of Przybylski and Weinstein (2013) and an extension to creativity. PLOS ONE, 16(6), e0251451. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0251451
[5] Portaluri, G., Lock, D., Inoue, Y., Mura, R., & Vicentini, F. (2025). Unveiling the emotional edge: how fans’ emotional attachment influences the relationships between fanship, fandom, subjective well-being, and attitudinal loyalty. Sport Management Review, 28(4), 796–822. https://doi.org/10.1080/14413523.2025.2513100
[6] Diehl, K., Zauberman, G., & Barasch, A. (2016). How taking photos increases enjoyment of experiences. Journal of Personality and Social Psychology, 111(2), 119–140. https://doi.org/10.1037/pspa0000055
[7] Deci, E. L., Koestner, R., & Ryan, R. M. (1999). A meta-analytic review of experiments examining the effects of extrinsic rewards on intrinsic motivation. Psychological Bulletin, 125(6), 627–668. https://doi.org/10.1037/0033-2909.125.6.627
