400 poliziotti per una partita di seconda divisione: gli hooligan inglesi sono davvero finiti?
19 Settembre 2026Due gesti virali diventati oggetto di ironia sono in realtà un buon punto di partenza per parlare di due strumenti reali della psicologia dello sport: l’imagery e l’attivazione neurocognitiva pre-gara.

A cura di Fabio Zarra
Due episodi, distanti per sport e continente, sono finiti nello stesso calderone social nell’ultima settimana. Wout Weghorst, attaccante del Twente, viene ripreso mentre muove le dita a forbice e batte le mani prima del secondo tempo di una partita di Eredivisie: il web lo deride, poi lui segna. Jorge Martín, campione del mondo MotoGP, viene invece mostrato in alcuni video pre-gara mentre sembra ripassare mentalmente il tracciato: qualcuno prova a spiegarlo, altri lo travisano.
Né Weghorst né Martín hanno spiegato pubblicamente questi gesti. Non sappiamo, quindi, se stiano davvero praticando le tecniche che descriviamo in questo articolo, in che forma o con quale consapevolezza. Ma i due episodi sono un’ottima occasione per raccontare cosa sono, come funzionano e perché tanti atleti d’élite — questi sì, documentati — le usano davvero: la visualizzazione mentale (imagery) e le tecniche di attivazione e regolazione pre-gara.
| IN BREVE I due episodi sono uno spunto, non una prova: al momento nessuno dei due atleti ha spiegato approfonditamente i propri gesti. L’imagery funziona: una meta-analisi su decine di studi trova un effetto medio (d = 0,43) su prestazione, motivazione ed emozioni (Simonsmeier et al., 2021).Le routine pre-gara aiutano sotto pressione: effetti da moderati a ampi in condizioni sperimentali (Rupprecht, Tran & Gröpel, 2024).Anche l’attivazione mirata di un lato del corpo ha risultati promettenti, pur restando un filone di ricerca ancora giovane (Beckmann, Gröpel & Ehrlenspiel, 2013).Sono competenze allenabili, non doti innate: si imparano con la pratica, come un fondamentale tecnico. |
Due episodi, un’ipotesi di lavoro
A Enschede, Weghorst rientra per primo dagli spogliatoi e, prima che i compagni tornino in campo, muove le dita passando da due a tre e batte più volte le mani. Il video, ripreso da ESPN Olanda, diventa virale: nei commenti prevale il sarcasmo. Poi Weghorst pareggia al 79’ e il Twente completa la rimonta.
In un contesto diverso, alcuni video mostrano Jorge Martín, prima di una gara, con gli occhi chiusi e piccoli movimenti delle mani: un contenuto ufficiale MotoGP del 2024 li ha descritti con il termine «visualising». Anche qui, nessuna intervista in cui il pilota entri nel dettaglio di cosa stia facendo o perché.
Prendiamo questi due episodi come spunto narrativo, non come casi clinici da certificare: non attribuiamo a Weghorst o a Martín una tecnica precisa, un protocollo o un risultato. Li usiamo per raccontare cosa dice la ricerca su ciò che potrebbero essere: allenamento mentale attraverso l’immaginazione e regolazione dell’attivazione psicofisiologica prima della prestazione.
L’imagery: allenare la mente a fare la mossa prima del corpo
L’imagery (o visualizzazione mentale) è la capacità di ricreare mentalmente un’esperienza — un gesto tecnico, una gara, una sensazione corporea — senza che lo stimolo reale sia presente. Non è immaginazione generica: nella pratica sportiva è un esercizio strutturato, che coinvolge più canali sensoriali (visivo, cinestesico, uditivo) e viene allenato con la stessa serietà di un fondamentale fisico.
Non è una novità né una moda. Michael Jordan, prima di ogni tiro libero, ripeteva sempre la stessa sequenza fisica e mentale; Tiger Woods, prima di un colpo, si posiziona dietro la palla e visualizza la traiettoria che vuole imprimerle, prima ancora di avvicinarsi (Rupprecht, Tran & Gröpel, 2024). Sono esempi noti, non aneddoti isolati: la visualizzazione è una delle competenze psicologiche più insegnate nei percorsi di preparazione mentale degli atleti d’élite.
Cosa dicono i dati
Una meta-analisi che ha riesaminato gli studi disponibili sull’imagery nello sport riporta un effetto medio, d = 0,43, sulla prestazione motoria, sugli esiti motivazionali e su quelli emotivi (Simonsmeier et al., 2021). Un dato interessante per chi allena: l’imagery combinata alla pratica fisica risulta più efficace della sola pratica fisica. In altre parole, visualizzare non sostituisce l’allenamento sul campo, lo potenzia.
Come si allena (non si impara a memoria, si pratica)
- Multisensoriale: non solo immagini, ma sensazioni muscolari, suoni, persino l’odore dell’ambiente di gara.
- In prima persona: vedere la scena con i propri occhi, non come uno spettatore esterno, aumenta l’attivazione motoria coinvolta.
- Specifica per il compito: una curva, un salto, un primo pallone giocato — non una visualizzazione generica di “vincere”.
- Ripetuta e breve: sessioni brevi e frequenti battono un’unica seduta lunga e sporadica.
- Realistica: include anche le difficoltà attese (un avversario che pressa, un pubblico ostile), non solo lo scenario ideale.
Attivazione neurocognitiva: cosa c’è di vero dietro la parola «neuro»
Online, ai gesti di Weghorst è stata affiancata l’etichetta «neuroattivazione», con un rimando a tecniche di stampo Brain Gym: l’idea che incrociare la linea mediana del corpo «connetta i due emisferi» e migliori la coordinazione. Va detto con chiarezza: le rassegne scientifiche disponibili su questa specifica teoria non trovano un fondamento solido (Hyatt, 2007; Spaulding, Mostert & Beam, 2010), e i «neuromiti» che uniscono un linguaggio scientifico a spiegazioni intuitive sono diffusi anche tra gli addetti ai lavori (Dekker et al., 2012). Questo però non significa che il nome sia sempre vuoto: dietro la stessa esigenza — prepararsi mentalmente all’azione — la psicologia dello sport ha sviluppato tecniche di attivazione con basi solide, che vale la pena conoscere.
La routine pre-performance
La forma più studiata è la routine pre-performance (PPR): una sequenza di pensieri e azioni pertinenti al compito, eseguita sempre allo stesso modo prima della prestazione. Una rassegna sistematica su 47 studi la colloca tra gli interventi più spesso efficaci contro il choking, il calo di rendimento sotto pressione (Gröpel & Mesagno, 2019). Una meta-analisi più recente, su 112 effect size, riporta un effetto piccolo ma significativo nei disegni pre-post (SMC = 0,31) e un effetto da moderato a ampio nei disegni sperimentali, sia a bassa pressione (g = 0,64) sia sotto pressione (g = 0,70) — a conferma che l’effetto non sparisce, anzi tiene, proprio quando la posta si alza (Rupprecht, Tran & Gröpel, 2024).
L’attivazione mirata di un emisfero
Un filone di ricerca più circoscritto, e ancora giovane, riguarda l’attivazione asimmetrica del corpo. Beckmann, Gröpel e Ehrlenspiel (2013) hanno osservato che atleti che stringevano una palla con la mano sinistra subito prima dell’esecuzione mostravano un calo di prestazione sotto pressione minore rispetto a chi la stringeva con la destra, ipotizzando un ruolo dell’emisfero destro nell’automatismo motorio. Il commento della British Psychological Society a questi studi ha indicato, come limite principale, l’assenza di cecità sperimentale: i partecipanti sapevano quale mano stessero usando. Restano risultati promettenti più che una tecnica consolidata, ma indicano una direzione concreta: piccoli gesti motori mirati, eseguiti con intenzione subito prima della prestazione, possono avere un effetto reale sull’attivazione.
È proprio in questo spazio — tra un rituale personale e una tecnica documentata — che si possono collocare, con la dovuta cautela, gesti come quelli di Weghorst: non sappiamo se stia usando esattamente queste tecniche, ma la somiglianza con protocolli di attivazione pre-performance è un’ipotesi ragionevole, non un’etichetta magica.
Perché funzionano: tre meccanismi
1. Ancoraggio attentivo e transizione
Un gesto semplice e ripetuto aiuta a staccare da ciò che precede (l’intervallo, un episodio arbitrale, l’attesa ai box) e a rientrare nel compito. Nella cornice teorica di Hobson e colleghi (2018), i rituali regolano le emozioni e gli stati funzionali alla prestazione, sia attraverso le caratteristiche fisiche del gesto sia attraverso il significato che l’atleta gli attribuisce.
2. Regolazione del carico cognitivo
Coordinare un gesto insolito richiede attenzione: nella rassegna di Gröpel e Mesagno (2019), i compiti che impegnano l’attenzione in modo controllato possono aiutare proprio sotto pressione, distogliendo l’atleta dal monitoraggio passo-passo del proprio gesto tecnico — un fenomeno noto come paralisi da analisi.
3. Attivazione psicofisiologica
Un movimento intenso o una sequenza di respiri regolano il livello di attivazione (arousal) verso la «zona» ottimale per quell’atleta in quel momento: né troppo bassa, né eccessiva. È lo stesso principio su cui si basano decenni di studi sulle routine pre-gara, ed è coerente con l’ipotesi di attivazione asimmetrica appena descritta.
E il corpo? Il riscaldamento dell’intervallo
C’è anche una componente fisica, spesso dimenticata. Mohr e colleghi (2004) hanno documentato che, nel calcio, la temperatura muscolare cala durante l’intervallo e la prestazione sui 30 metri peggiora a inizio ripresa; un breve riscaldamento a metà partita ha limitato il calo. Una buona preparazione al rientro in campo ha sempre una componente fisica e una attentiva-mentale, complementari: l’una non sostituisce l’altra.
Come costruire una routine di attivazione mentale
- Scegli la funzione, non il gesto. Vuoi concentrarti, attivarti o calmarti? Decidilo prima di scegliere come farlo.
- Costruisci una sequenza di imagery specifica per il tuo gesto tecnico: in prima persona, multisensoriale, con le difficoltà realistiche incluse (Simonsmeier et al., 2021).
- Aggiungi un’ancora fisica breve e ripetibile: un respiro, una parola-chiave, un movimento personale. Meno elementi hai, più la routine resiste alla pressione.
- Allenala prima di usarla in gara. Una routine introdotta senza pratica preventiva rischia di aggiungere un compito, non di alleggerirlo: provala in allenamento e in gare a bassa posta.
- Aggancia un obiettivo di compito per i primi minuti dopo la routine (il primo appoggio, la prima frenata, la prima lettura della linea difensiva): la riporti nel gioco, non la lasci a sé stessa.
- Valutala con onestà: chiediti se ti aiuta a essere più presente e lucido nei primi minuti, non se «porta fortuna».
In conclusione
Non sappiamo cosa stessero facendo esattamente Weghorst e Martín, e non spetta a noi deciderlo al posto loro (attendiamo le loro dichiarazioni!). Quello che possiamo dire, con il supporto della ricerca, è che l’imagery e le tecniche di attivazione pre-gara sono strumenti reali, allenabili e alla portata di qualsiasi atleta o squadra, dal settore giovanile al professionismo. La lezione utile di questi due episodi virali non è “copiare il gesto”, ma costruire la propria versione: una sequenza mentale e fisica che funzioni per te, allenata con la stessa costanza di un fondamentale tecnico, ovviamente con il supporto di un professionista, uno Psicologo dello Sport.
Una nota di cautela, utile a chi divulga: attribuire una tecnica psicologica precisa a un atleta che non l’ha confermata resta un’inferenza, per quanto plausibile. Lo stesso vale, a maggior ragione, per qualsiasi informazione sanitaria: alcune voci online hanno accostato ai video di Martín ipotesi diagnostiche mai confermate da lui o dal suo team. Non le riprendiamo, perché non sono verificabili e perché una diagnosi non si formula guardando un video.
| Vuoi allenare la tua preparazione mentale pre-gara? Con Sport Psychology Center lavori con psicologi dello sport, alleni imagery e attivazione con MAT, il nostro mental trainer basato su AI, e sperimenti scenari di pressione in realtà virtuale. Per allenatori e professionisti, i percorsi della SPC Academy «Coach the Mind». Scopri di più su www.sportpsychologycenter.com |
Riferimenti scientifici
Beckmann, J., Gröpel, P., & Ehrlenspiel, F. (2013). Preventing motor skill failure through hemisphere-specific priming: Cases from choking under pressure. Journal of Experimental Psychology: General, 142(3), 679–691. https://doi.org/10.1037/a0029852
Cotterill, S. (2010). Pre-performance routines in sport: Current understanding and future directions. International Review of Sport and Exercise Psychology, 3(2), 132–153. https://doi.org/10.1080/1750984X.2010.488269
Dekker, S., Lee, N. C., Howard-Jones, P., & Jolles, J. (2012). Neuromyths in education: Prevalence and predictors of misconceptions among teachers. Frontiers in Psychology, 3, 429. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2012.00429
Gröpel, P., & Mesagno, C. (2019). Choking interventions in sports: A systematic review. International Review of Sport and Exercise Psychology, 12(1), 176–201. https://doi.org/10.1080/1750984X.2017.1408134
Hobson, N. M., Schroeder, J., Risen, J. L., Xygalatas, D., & Inzlicht, M. (2018). The psychology of rituals: An integrative review and process-based framework. Personality and Social Psychology Review, 22(3), 260–284. https://doi.org/10.1177/1088868317734944
Hyatt, K. J. (2007). Brain Gym®: Building stronger brains or wishful thinking? Remedial and Special Education, 28(2), 117–124. https://doi.org/10.1177/07419325070280020201
Mohr, M., Krustrup, P., Nybo, L., Nielsen, J. J., & Bangsbo, J. (2004). Muscle temperature and sprint performance during soccer matches: beneficial effect of re-warm-up at half-time. Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 14(3), 156–162. https://doi.org/10.1111/j.1600-0838.2004.00349.x
Rupprecht, A. G. O., Tran, U. S., & Gröpel, P. (2024). The effectiveness of pre-performance routines in sports: A meta-analysis. International Review of Sport and Exercise Psychology, 17(1), 39–64 (online 2021). https://doi.org/10.1080/1750984X.2021.1944271
Simonsmeier, B. A., Andronie, M., Buecker, S., & Frank, C. (2021). The effects of imagery interventions in sports: A meta-analysis. International Review of Sport and Exercise Psychology, 14(1), 186–207. https://doi.org/10.1080/1750984X.2020.1780627
Spaulding, L. S., Mostert, M. P., & Beam, A. P. (2010). Is Brain Gym® an effective educational intervention? Exceptionality, 18(1), 18–30. https://doi.org/10.1080/09362830903462508
Fonti giornalistiche
ESPN Olanda, video su X del 20/09/2026, come riportato da FCUpdate: https://www.fcupdate.nl/voetbalnieuws/2026/09/wout-weghorst-gaat-viraal-op-sociale-media-dit-is-er-aan-de-hand
Voetbalzone, «Weghorst zorgt voor stortvloed aan reacties van kijkers met bizar rustritueel»: https://www.voetbalzone.nl/nieuws/kijkers-gaan-volledig-los-op-bizar-rustritueel-van-wout-weghorst/bltc426f0c9f7ceb14b
Goal.com, «Weghorst prompts a flood of reactions from viewers with bizarre half-time ritual»: https://www.goal.com/en/news/weghorst-sparks-a-flood-of-reactions-from-viewers-with-bizarre-half-time-ritual/bltc426f0c9f7ceb14b
VoetbalPrimeur.be, «Hoon voor Weghorst na opvallende vingerbewegingen»: https://www.voetbalprimeur.be/nieuws/2138061/weghorst-bespot-na-viraal-moment-dit-zat-achter-zijn-bewegingen.html
MotoGP (Facebook), «Martinator visualising | 2024 #SolidarityGP»: https://www.facebook.com/MotoGP/videos/martinator-visualising-2024-solidaritygp/1072661464603263/
MotoGP.com, scheda pilota Jorge Martín (Aprilia): https://www.motogp.com/en/riders/jorge-martin/5b9af34e-da94-4ca2-9c4c-6be0fc8b1bbc
Nota: le voci non verificabili circolate online su una presunta condizione di salute di Jorge Martín non sono riportate in questo articolo, coerentemente con quanto spiegato nel testo.
