Sinner Roma 2026: When the body screams and the mind commands
17 May 2026The 2025/26 season ends amid record injuries, impossible schedules, and a question rippling through the dressing rooms of Europe's top clubs: what price to play for?

LLa corsa Champions in Serie A si decide all’ultima giornata. Juventus, Milan e Roma si giocano una stagione e decine di milioni di euro. Ma dietro i verdetti del campo c’è una verità che la psicologia dello sport conosce bene da anni: l’esaurimento mentale degli atleti sta diventando il vero infortunio invisibile del calcio professionistico.
Mentre il pubblico segue con il fiato sospeso l’ultimo turno di Serie A, lo spogliatoio di chi insegue la qualificazione alla prossima Champions League racconta un’altra storia. Una storia fatta di muscoli che non rispondono più, di articolazioni che cedono al momento sbagliato e – soprattutto – di una stanchezza mentale che gli esperti di psicologia dello sport definiscono ormai senza giri di parole: burnout dell’atleta.
La Juventus, ad esempio, in questa stagione 2025/26 ha attraversato una vera emergenza fisica: a inizio ottobre 2025 il leader difensivo Gleison Bremer si è operato al menisco mediale del ginocchio sinistro – la stessa articolazione che gli aveva già rotto il legamento crociato anteriore l’anno precedente, costandogli quasi tutta la stagione 2024/25. A febbraio 2026, durante Galatasaray-Juve di Champions, un nuovo stop. Una storia che, da sola, racconta il volto cumulativo dell’usura nel calcio moderno.
The numbers of an unsustainable calendar
Per capire la dimensione del fenomeno, conviene partire dai dati. Il sindacato mondiale dei calciatori, FIFPRO, pubblica ogni anno un rapporto che monitora il carico di lavoro dei professionisti utilizzando uno strumento dedicato chiamato Player Workload Monitoring tool, che traccia circa 1.500 calciatori in tutto il mondo. L’ultimo report, pubblicato nell’estate 2025 con il titolo eloquente di “Overworked and Underprotected” (“Sovraccaricati e non protetti”), è una vera e propria autopsia del sistema. Vediamo i numeri principali, uno per uno, con il loro significato clinico e psicologico.
The 55-game threshold: the red line
FIFPRO raccomanda un tetto annuo di circa 55 partite ufficiali per calciatore. Non è un numero scelto a caso: è la soglia oltre la quale, secondo gli studi raccolti dal panel di 70 esperti medici e di high-performance consultati dal sindacato, l’atleta inizia a perdere intensità fisica nelle partite, vede ridursi la capacità di recupero tra un impegno e l’altro e diventa significativamente più esposto a lesioni muscolari (in particolare ai flessori) e a esaurimento mentale. È, in altre parole, il punto in cui il rapporto rischio/beneficio si rovescia: ogni partita giocata oltre questa soglia costa più di quanto renda, sia all’atleta sia – paradossalmente – alla qualità dello spettacolo.
69-70 games per season: well over the limit
Nella stagione 2024/25 un gruppo crescente di top player ha superato le 69-70 partite tra club e nazionale. Significa circa il 25-30% in più rispetto al tetto di sicurezza, in un’attività dove ogni match comporta sprint ripetuti, contrasti, salti e cambi di direzione a velocità massima. Per dare un termine di paragone fisiologico: è come chiedere a un maratoneta di correre 13 maratone in più di quelle per cui il suo corpo è preparato, sapendo che ogni competizione produce micro-lesioni muscolari che richiedono giorni per ripararsi.
Federico Valverde e i 58 match “back-to-back”
Il caso del centrocampista uruguaiano del Real Madrid è citato dal rapporto FIFPRO come emblematico. “Back-to-back” significa partite giocate a meno di cinque giorni di distanza l’una dall’altra: 58 episodi del genere in una sola stagione. Cinque giorni sono la finestra minima di recupero biologico per un muscolo sottoposto a stress eccentrico intenso. Sotto quella soglia, il rientro in campo avviene su un sistema neuromuscolare ancora in fase di riparazione. La conseguenza, dal punto di vista psicologico, è che l’atleta sviluppa rapidamente una percezione cronica di affaticamento – ciò che la letteratura definisce chronic perceived fatigue – che a sua volta riduce la motivazione, la qualità del sonno e la capacità decisionale in campo.
Only 13% of athletes had adequate rest
Questo è forse il dato più allarmante. Dopo grandi tornei estivi come Euro 2024 e la Copa América 2024, FIFPRO raccomanda – sulla base della letteratura medico-sportiva – un periodo di stop completo di almeno 28 giorni consecutivi: il tempo minimo perché il sistema nervoso autonomo recuperi l’equilibrio simpatico-parasimpatico, le riserve di glicogeno si normalizzino e l’atleta possa ripartire mentalmente carico. Solo il 13% dei calciatori monitorati ha effettivamente ricevuto questa pausa. Ancora più drammatico il dato sulla preparazione pre-stagione post-torneo: appena il 15% degli europei e il 4% dei partecipanti alla Copa América ha avuto una finestra di ricondizionamento adeguata prima di ricominciare. Tradotto: la stragrande maggioranza dei top player ha iniziato la stagione 2024/25 già in deficit di recupero.
Affaticamento fisico e mentale: i numeri della survey FIFPRO
Oltre al monitoraggio oggettivo dei carichi, FIFPRO conduce survey dirette con i giocatori. I risultati raccolti dopo una delle stagioni più dense di sempre sono eloquenti: il 44% dei calciatori ha riferito un affaticamento fisico estremo o superiore al normale, mentre una quota compresa tra il 20% e il 23% ha dichiarato livelli estremamente alti di affaticamento mentale ed emotivo. Non è il singolo top player sotto pressione: è una condizione diffusa nell’élite del calcio mondiale. Questa diffusione spiega perché allenatori come Guardiola, Ancelotti e Xabi Alonso parlino di “impoverimento dello spettacolo”: quando una quota così ampia di giocatori lavora oltre il proprio limite sostenibile, la qualità tecnica collettiva cala.
Più della metà teme l’infortunio: l’allarme psicologico
Questo è il dato che, dal nostro punto di vista di psicologi dello sport, suona più forte. Oltre la metà dei calciatori professionisti (54%) dichiara di essersi infortunato o di temere di subire un infortunio a causa del calendario congestionato. Non si parla di un timore episodico legato a una singola situazione, ma di un’ansia anticipatoria cronica – quella che la letteratura clinica chiama injury-related fear – che condiziona le scelte di gioco, riduce la fluidità esecutiva e prepara il terreno alla kinesiofobia post-infortunio, di cui parleremo più avanti.
E c’è un dato che chiude il cerchio in modo inequivocabile. Uno studio condotto dal medesimo sindacato FIFPRO (Gouttabarge et al., su un campione di 826 calciatori) ha rilevato che i giocatori in attività che hanno subito tre o più infortuni gravi hanno una probabilità quattro volte maggiore di sviluppare problemi di salute mentale – sintomi di ansia e depressione – rispetto ai colleghi. È la prova che infortunio fisico e sofferenza psicologica non sono due binari separati: si alimentano a vicenda. Il fenomeno, insomma, non è più gestibile come questione individuale: è diventato un problema di salute pubblica della categoria.
| IN SINTESI — I NUMERI DEL SOVRACCARICO |
| ≈ 55 partite/anno: tetto di sicurezza FIFPRO • 69-70 partite raggiunte dai top player • 58 match back-to-back (Valverde) • 54% dei giocatori infortunato o teme di infortunarsi • 13% con i 28 giorni di stop raccomandati • 4× più rischio di problemi di salute mentale dopo 3+ infortuni gravi |
Fonte: FIFPRO Player Workload Monitoring Report 2024/25 “Overworked and Underprotected”; dati ripresi da Inside World Football (giugno 2025), The Football Week (luglio 2025) e fifpro.org (settembre 2025).
Il confronto con gli altri sport: il calcio è l’eccezione
Per inquadrare correttamente questi numeri serve un confronto. Il Dr. Darren Burgess, presidente dell’High-Performance Advisory Network di FIFPRO, ha spiegato a settembre 2025 che il calcio è l’unico grande sport professionistico globale a non garantire pause stagionali minime ai propri atleti. NBA e AFL australiana garantiscono ai giocatori 14 settimane di pausa stagionale, la MLB del baseball americana 15 settimane. Sono numeri che, nel calcio, non esistono nemmeno come obiettivo: i top player europei, tra campionato, coppe, nazionale e tornei estivi, arrivano in molti casi a meno di due settimane di stop completo all’anno. È quello che il presidente FIFPRO Europe David Terrier ha definito senza giri di parole: oltre le 55 partite stagionali un calciatore perde intensità fisica, è più esposto a lesioni e accumula stanchezza mentale. Una soglia di sicurezza, non un parere d’opinione.
The voices from the locker room
Quando una protesta arriva contemporaneamente dai protagonisti del campo, dagli allenatori più titolati e dai sindacati, diventa difficile derubricarla a sfogo stagionale. Negli ultimi diciotto mesi si sono moltiplicate dichiarazioni pubbliche – verificabili, riportate dalle principali testate sportive italiane e internazionali – che restituiscono la stessa preoccupazione.
Il Pallone d’Oro 2024 Rodri, infortunatosi gravemente al crociato pochi giorni dopo aver paventato la possibilità di uno sciopero dei calciatori, ha dichiarato a Sky Sports News (settembre 2024) che la possibilità di un’astensione era “sempre più vicina” e che nella sua esperienza personale 40-50 partite rappresentano il numero massimo per giocare al proprio livello migliore. Le sue parole sono state riprese da Diretta.it e Ultimo Uomo.
«Qualcuno deve prendersi cura di noi, perché siamo gli attori principali in questo sport.»
— Rodri, Manchester City, settembre 2024
Sulla stessa linea, Carlo Ancelotti, oggi ct del Brasile, è intervenuto all’evento “Passione in campo” organizzato da AIC e AIAC a Reggio Emilia (giugno 2025): il calendario non aumenta soltanto il rischio di infortuni, ma impoverisce direttamente lo spettacolo, perché senza recupero adeguato i giocatori migliori non riescono a esprimersi al 100%. Il suo punto è interessante anche dal lato metodologico: gli allenatori, dice Ancelotti, ormai preparano le partite solo con i video, non più sul campo. Si perde la pratica, si perde la qualità.
Anche Pep Guardiola ha più volte invocato l’intervento dei sindacati. Alisson Becker, portiere del Liverpool, ha sintetizzato la frustrazione con una frase poi diventata virale: “Nessuno ci chiede cosa ne pensiamo se vengono aggiunte nuove partite”. E in Italia, Alessandro Bastoni ha definito il calendario “folle”: “È come se le stagioni non finissero mai, si fa fatica a reggere dal punto di vista mentale” (intervista riportata da Ultimo Uomo, 2024).
Sono dichiarazioni che si inquadrano in un contesto preciso: il 14 ottobre 2024 FIFPRO Europe e le European Leagues – tra cui Serie A, Premier League e LaLiga – hanno presentato un esposto alla Commissione UE contro la FIFA per presunto abuso di posizione dominante nella gestione del calendario internazionale.
Che cos’è davvero il burnout dell’atleta
Dal punto di vista clinico, il burnout dell’atleta non è semplice “stanchezza”. La letteratura scientifica – sintetizzata da una recente scoping review pubblicata su Frontiers in Psychology (Dišlere, Mārtinsone e Koļesņikova, 2025), che ha analizzato 32 studi longitudinali tra il 2014 e il 2024 – descrive il fenomeno come una sindrome multidimensionale, strutturata in tre componenti centrali secondo il modello di Raedeke e Smith (Athlete Burnout Questionnaire, ABQ):
| 1 | Emotional and physical exhaustion | Sensazione persistente di non avere più risorse per allenarsi e competere, stanchezza che non rientra con il riposo. |
| 2 | Reduced sense of accomplishment | Calo della percezione di efficacia personale, il talento sembra “non bastare” nonostante i risultati oggettivi. |
| 3 | Devaluation of sport | Emotional detachment from the beloved discipline, loss of meaning, feeling that sport has become a burden. |
Modello di Raedeke & Smith (2001), ripreso nella scoping review di Dišlere et al. (2025), Frontiers in Psychology.
La review evidenzia anche un dato cruciale: il burnout è non lineare, evolve nel tempo, e il carico stagionale combinato con stressori contestuali (pressione mediatica, viaggi intercontinentali, scarsa qualità del sonno, conflitti con lo staff) ne accelera lo sviluppo. Quando emerge, le conseguenze sportive sono pesanti: ritiro precoce dalla carriera, infortuni, depressione e disturbi d’ansia.
The invisible fear: post-injury kinesiophobia
C’è poi un fenomeno specifico che lega il burnout agli infortuni ripetuti e che nel caso Bremer trova una rappresentazione quasi da manuale. Si chiama kinesiofobia, o paura del movimento, ed è stata definita da Kori e colleghi già nel 1990 come “un’eccessiva, irrazionale e debilitante paura del movimento e dell’attività fisica derivante dalla sensazione di vulnerabilità a un possibile infortunio o re-infortunio”.
Una revisione sistematica pubblicata su PubMed Central (Hsu et al., 2024) ha raccolto le evidenze più recenti: gli atleti con livelli elevati di kinesiofobia dopo un infortunio – in particolare al legamento crociato anteriore – hanno minore probabilità di tornare allo sport, maggiore rischio di reinfortunio, peggiori esiti funzionali e schemi motori più rigidi (stiffened movement patterns). La misurazione standard avviene tramite la Tampa Scale for Kinesiophobia (TSK), validata in numerose lingue.
«La paura del movimento può essere innescata dagli stessi contesti in cui l’atleta si era inizialmente infortunato.»
— Sintesi della letteratura sulla kinesiofobia post-infortunio, Sports Health (PMC, 2024)
Questo spiega perché tanti calciatori, dopo una ricostruzione del crociato, rientrano fisicamente “pronti” sulla base dei test isocinetici – Limb Symmetry Index sopra il 90%, ROM completo – ma in campo adottano inconsciamente strategie di compensazione che li espongono a infortuni secondari. È un classico caso in cui la riabilitazione muscolo-scheletrica deve essere accompagnata da un percorso di psicologia dello sport mirato.
Cosa può fare la psicologia dello sport
Il dato forse più allarmante riportato dalla letteratura sul recupero post-infortunio riguarda le recidive. Una narrative review pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Sports Science & Coaching (Dixon, Alexander & Harper) documenta tassi di ricaduta elevatissimi: dal 12% fino al 43% per gli infortuni muscolari ai flessori (hamstring), e percentuali analoghe per distorsioni di ginocchio e infortuni inguinali. Un’altra fonte (Barça Innovation Hub, 2026) riporta che il 38% dei calciatori subisce una recidiva agli ischiocrurali entro sei mesi dal rientro. Una parte significativa di queste ricadute, sottolineano gli autori, è attribuibile a una riabilitazione incompleta o a un rientro prematuro – gestito cioè solo sul piano fisico e non su quello psicologico.
Che la dimensione psicologica faccia la differenza non è un’opinione, ma un dato misurato. Uno studio prospettico di coorte a due anni pubblicato su PubMed Central (PMC12441798, 2026) ha confrontato due gruppi di calciatori operati al legamento crociato: il gruppo che ha seguito una riabilitazione orientata anche alla prontezza psicologica al rientro – misurata con la scala ACL-RSI – ha ottenuto punteggi nettamente superiori (73,3 contro 54,3) e un ritorno in campo più rapido, senza alcun aumento del rischio di recidiva. In altre parole: lavorare sulla testa non solo non rallenta il recupero, lo rende migliore e più sicuro.
Esistono però strumenti psicologici efficaci, validati e ormai standard nei centri d’élite. Eccone una sintesi non esaustiva:
Ristrutturazione cognitiva e gestione dell’arousal
L’approccio cognitivo-comportamentale aiuta l’atleta a riconoscere i pensieri automatici disfunzionali tipici del calciatore in difficoltà – “non posso sbagliare”, “se non recupero la posizione è persa”, “sto deludendo tutti” – e a trasformarli in formulazioni orientate al processo. L’obiettivo non è eliminare l’ansia, ma mantenerla in una finestra ottimale di attivazione fisiologica.
Imagery and structured visualization
L’imagery riabilitativa – il “vedere” mentalmente con tutti i sensi il gesto tecnico, la situazione di gioco, il contesto agonistico – è considerata uno dei pilastri della psicologia dello sport applicata. Riduce lo stress post-infortunio, favorisce il controllo del dolore, aumenta l’aderenza al trattamento e accelera il rientro psicologico (Goddard et al., 2021).
Allenamento mentale in realtà virtuale (VR)
Le tecnologie immersive permettono oggi all’atleta di esporsi gradualmente al contesto di infortunio in un ambiente controllato – il classico paradigma di esposizione graduale applicato alla kinesiofobia – e di allenare la presa di decisione sotto pressione senza carico fisico aggiuntivo. Non è un caso che a Milano-Cortina 2026 il CIO abbia integrato la realtà virtuale nelle MindZone dei Villaggi Olimpici, accanto a mindfulness, arteterapia e respirazione guidata, riportando il 92% di soddisfazione degli atleti.
Continuous monitoring of mental load
L’integrazione tra dati oggettivi (frequenza cardiaca a riposo, variabilità cardiaca, qualità del sonno) e scale soggettive validate – come l’Athlete Burnout Questionnaire (ABQ) o il Recovery-Stress Questionnaire for Athletes (RESTQ-Sport) – consente oggi di identificare precocemente i segnali di esaurimento prima che si traducano in infortunio o crollo prestazionale. Strumenti di mental training supportati dall’intelligenza artificiale rendono questo monitoraggio fruibile anche a società sportive di livello non d’élite.
A season that teaches something
L’ultima giornata della Serie A 2025/26 deciderà quali due squadre, tra Juventus, Milan, Roma e Como, raggiungeranno Inter e Napoli nella Champions League 2026/27. Per i club in lotta valgono 35-45 milioni di euro di base, con potenziale di raddoppio in caso di buon percorso europeo. Sono cifre che, da sole, spiegano perché il sistema – per ora – non si è ancora fermato.
Eppure la lezione che arriva dal campo è chiara, e parla un linguaggio che la psicologia dello sport conosce da decenni: il corpo cede dove la mente si è già consumata. Allenatori come Ancelotti e Guardiola lo dicono, i protagonisti del campo lo confermano, gli studi scientifici lo misurano. Il calcio che verrà – con il Mondiale 2026 in arrivo, il nuovo formato della Champions e le pressioni commerciali in costante crescita – avrà bisogno di integrare in modo strutturale il supporto psicologico nella preparazione atletica, non come accessorio post-emergenza ma come componente sistemica della performance e della longevità agonistica.
Per società sportive, allenatori e atleti che si chiedono da dove iniziare, la risposta scientifica esiste già. È fatta di valutazione, monitoraggio, allenamento mentale strutturato e – sempre più – di tecnologie immersive che rendono il lavoro psicologico misurabile e replicabile. La vera medaglia, anche nel calcio, si vince sempre più spesso prima nella mente che sul campo.
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References and sources
Tutte le dichiarazioni e i dati riportati in questo articolo sono verificabili attraverso fonti pubbliche, report ufficiali e letteratura scientifica peer-reviewed.
Scientific studies and reports
- Dišlere, A., Mārtinsone, K., & Koļesņikova, J. (2025). A scoping review of longitudinal studies of athlete burnout. Frontiers in Psychology.
- FIFPRO (2024-25). Player Workload Monitoring Report: “Overworked and Underprotected”. fifpro.org/en/articles/2025/09
- Goddard, K., Roberts, C., Byron-Daniel, J., et al. (2021). Imagery and its use in athletic injury rehabilitation: A systematic review.
- Hsu, C.J., Meierbachtol, A., George, S.Z., Chmielewski, T.L. (2024). Kinesiophobia in Injured Athletes: A Systematic Review. PMC11036235.
- Kori, S.H., Miller, R.P., Todd, D.D. (1990). Kinesiophobia: a new view of chronic pain behavior. Pain Management.
- Raedeke, T.D. & Smith, A.L. (2001). Development and preliminary validation of an athlete burnout measure (ABQ). Journal of Sport & Exercise Psychology.
- Comitato Olimpico Internazionale (2025). Mental Health Action Plan – Milano Cortina 2026. Annuncio del 10 ottobre 2025.
- Dixon, B., Alexander, J., & Harper, D. (2026). Evaluating rehabilitation and return to play procedures in male professional football: A narrative review. International Journal of Sports Science & Coaching. DOI:10.1177/17479541251413466. Tassi di recidiva: hamstring 12-43%, inguine 31-50%, ginocchio 30-40%.
- Club-based vs. hospital-guided rehabilitation after ACL reconstruction in football participants (2026). A two-year prospective cohort study. PMC12441798. Prontezza psicologica (ACL-RSI) 73,3 vs 54,3 a favore del percorso sport-specifico.
- Barça Innovation Hub (2026). Sports Rehabilitation: Return-to-Play Criteria in Football. Dato sul 38% di recidive agli ischiocrurali entro sei mesi dal rientro.
- Gouttabarge, V., et al. (FIFPRO). Symptoms of common mental disorders in professional and former professional footballers. Survey su 826 calciatori: chi ha subito 3+ infortuni gravi ha 4 volte più probabilità di problemi di salute mentale. Ripreso da BBC Sport.
Statements and journalistic sources
- Sky Sports News (17 settembre 2024). Dichiarazioni di Rodri sulla possibilità di sciopero dei calciatori.
- Diretta.it (19 settembre 2024). “Reclami e scioperi: i calciatori reagiscono al calendario insostenibile”.
- Sportmediaset / Mediaset (9 giugno 2025). Dichiarazioni di Carlo Ancelotti all’evento “Passione in campo” di Reggio Emilia (AIC-AIAC).
- Tuttomercatoweb.com (21 settembre 2024). Dichiarazioni di Xabi Alonso e Pep Guardiola sul sostegno alle posizioni di Rodri.
- Ultimo Uomo. “La stagione in cui i calciatori potrebbero dire basta” – raccolta di dichiarazioni di Bastoni, Bellingham, Carvajal, Lewandowski, Tchouaméni, Timber, Bernardo Silva.
- Inside World Football (13 giugno 2025). “Fifpro’s workload bombshell exposes danger of burnout”.
- Calcioweb (29 marzo 2026). “Guerra dei calendari 2026: tra infortuni record e calciatori-cyborg”.
- Sky Sport (13 ottobre 2025; 17 febbraio 2026). Aggiornamenti sugli infortuni di Gleison Bremer.
- Eurosport (13 ottobre 2025). Dettagli clinici sull’intervento di meniscectomia di Bremer.
- Goal.com Italia. Approfondimenti sulla corsa Champions Serie A 2025/26.
- WikiMilano (febbraio 2026). “Arriva la MindZone a Milano-Cortina 2026”.
Nota redazionale. Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce in alcun modo una valutazione clinica o un percorso professionale di psicologia dello sport. Per consulenze personalizzate su atleti, gruppi sportivi o staff tecnici, contattare Sport Psychology Center attraverso il sito ufficiale.
