{"id":550,"date":"2026-09-14T08:36:15","date_gmt":"2026-09-14T06:36:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/?p=550"},"modified":"2026-09-14T08:36:20","modified_gmt":"2026-09-14T06:36:20","slug":"resilienza-marc-marquez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/2026\/09\/14\/resilienza-marc-marquez\/","title":{"rendered":"From -102 points to the top of the championship: the real resilience of Marc M\u00e1rquez"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non \u00e8 tacere il dolore e stringere i denti. \u00c8 decidere consapevolmente cosa lasciare occupare la mente \u2014 e cosa no.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"496\" src=\"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-1200x496.jpg\" alt=\"La resilienza vera di Marc M\u00e1rquez\" class=\"wp-image-551\" srcset=\"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-1200x496.jpg 1200w, https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-300x124.jpg 300w, https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-500x207.jpg 500w, https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-767x317.jpg 767w, https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-1536x635.jpg 1536w, https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-18x7.jpg 18w, https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-150x62.jpg 150w, https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-2048x847.jpg 2048w, https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/structure-line-red-motorcycle-race-sports-racing-race-track-racetrack-motogp-auto-racing-sport-venue-auto-race-roadracing-cota-circuit-of-the-americas-endurance-racing-motorsport-1073934-480x198.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width:767px) 480px, (max-width:1200px) 100vw, 1200px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La resilienza vera di Marc M\u00e1rquez<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Virginia Marino <\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>01&nbsp;<\/strong> <strong>L&#8217;EPISODIO<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una doppietta a Misano, una rimonta da 102 punti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 13 settembre 2026 Marc M\u00e1rquez vince Sprint e gara lunga del GP di San Marino a Misano \u2014 la settima vittoria in top class su questo tracciato \u2014 e si riporta al comando del Mondiale MotoGP, a pari punti con Jorge Mart\u00edn ma davanti per numero di successi. Il dato che rende la notizia interessante non \u00e8 la vittoria in s\u00e9, ma da dove arriva: a fine maggio, dopo il GP del Mugello, M\u00e1rquez si trovava a 102 punti di distacco dalla vetta, a causa di una serie di infortuni che avevano fatto pensare a molti \u2014 addetti ai lavori compresi \u2014 che la sua stagione, e forse la sua corsa al titolo, fosse gi\u00e0 scritta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel post-gara, alla domanda su come stia gestendo il resto della stagione, M\u00e1rquez ha risposto con una frase che vale pi\u00f9 di molte dichiarazioni di circostanza: \u201cSo che commetter\u00f2 errori perch\u00e9 sono umano, ma \u00e8 cambiata la mia convinzione.\u201d Non \u201cnon sbaglier\u00f2 pi\u00f9\u201d \u2014 una promessa impossibile da mantenere \u2014 ma un cambio nel modo di rapportarsi all&#8217;errore stesso. \u00c8 un&#8217;affermazione che la psicologia dello sport sa leggere con precisione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>02&nbsp;<\/strong> <strong>UN EQUIVOCO COMUNE<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cResiliente\u201d non vuol dire \u201cstoico\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel linguaggio sportivo comune, la resilienza viene spesso raccontata come una forma di durezza silenziosa: l&#8217;atleta che soffre senza mostrarlo, che non parla dei suoi problemi fisici o mentali, che \u201cstringe i denti\u201d. \u00c8 un&#8217;immagine potente ma imprecisa, e la ricerca lo dimostra con chiarezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">David Fletcher e Mustafa Sarkar, in uno studio che ha intervistato dodici campioni olimpici di diverse discipline sulla loro esperienza di reggere la pressione ai massimi livelli, hanno costruito una delle teorie pi\u00f9 solide sul tema. Il dato centrale: la resilienza non consiste nell&#8217;assenza di stress, ma nel modo in cui alcuni fattori psicologici \u2014 personalit\u00e0, motivazione, fiducia, capacit\u00e0 di concentrazione, percezione del supporto sociale \u2014 modificano la lettura che l&#8217;atleta d\u00e0 degli eventi stressanti, trasformandoli da minaccia a sfida, e orientano le sue risposte comportamentali verso l&#8217;azione piuttosto che verso il blocco. <sup>[1]<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Interessante notare che, tra i campioni intervistati, pi\u00f9 d&#8217;uno ha raccontato di stagioni difficili in cui aveva pensato di ritirarsi \u2014 non il ritratto dell&#8217;eroe che non vacilla mai, ma quello di chi trova, di volta in volta, un modo per tornare a leggere la difficolt\u00e0 come sfida anzich\u00e9 come minaccia. M\u00e1rquez, con la sua rimonta da -102, si inserisce esattamente in questo schema, non in quello dello stoico impassibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La resilienza non \u00e8 l&#8217;assenza di stress: \u00e8 il modo in cui alcuni fattori psicologici trasformano una minaccia percepita in una sfida.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>03&nbsp;<\/strong> <strong>IL PARADOSSO DELLA SOPPRESSIONE<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Perch\u00e9 pubblicare la foto del braccio infortunato \u00e8 stata una mossa intelligente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la vittoria di Arag\u00f3n, M\u00e1rquez ha pubblicato sui suoi canali social una foto che mostrava i segni evidenti dei suoi infortuni. Non un gesto di auto-compassione n\u00e9 una richiesta di attenuanti: una mossa dichiaratamente strategica. \u201cAvevo gi\u00e0 detto ad Aragon che ero un po&#8217; stanco delle solite domande\u201d, ha spiegato in conferenza stampa a Misano. \u201cSe voglio lottare per il titolo, le mie energie devono essere focalizzate solo sulla pista.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa scelta trova un fondamento preciso nella teoria dei processi ironici del controllo mentale di Daniel Wegner. Il modello descrive un meccanismo controintuitivo ma ben documentato: quando cerchiamo attivamente di non pensare a qualcosa \u2014 o di evitare di parlarne \u2014 il nostro sistema cognitivo deve comunque tenere sotto controllo quel contenuto per verificare di starlo effettivamente evitando. Questo processo di monitoraggio, soprattutto in condizioni di stress o carico cognitivo elevato, tende paradossalmente a rendere quel pensiero pi\u00f9 presente, non meno. <sup>[2]<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Applicato al caso di M\u00e1rquez, il meccanismo \u00e8 diretto: continuare a schivare le domande sull&#8217;infortunio nelle conferenze stampa, weekend dopo weekend, avrebbe richiesto un lavoro di soppressione costante \u2014 energia mentale sottratta alla concentrazione in pista. Rendere pubblica l&#8217;informazione una volta, in modo controllato, e dichiarare chiuso l&#8217;argomento ha eliminato la necessit\u00e0 di quel monitoraggio continuo, liberando risorse cognitive per il compito che contava davvero: guidare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>04&nbsp;<\/strong> <strong>LA CONVINZIONE CHE CAMBIA<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come si rilegge un errore, secondo la scienza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torniamo alla frase chiave: \u201cSo che commetter\u00f2 errori perch\u00e9 sono umano, ma \u00e8 cambiata la mia convinzione.\u201d Per capirne la portata serve la teoria attribuzionale della motivazione di Bernard Weiner, secondo cui il modo in cui una persona spiega a se stessa le cause di un insuccesso \u2014 non l&#8217;insuccesso in s\u00e9 \u2014 determina le sue aspettative e la sua motivazione futura. Le cause a cui attribuiamo un errore si distinguono, tra l&#8217;altro, per stabilit\u00e0: se le percepiamo come stabili e permanenti (\u201cnon sono pi\u00f9 competitivo come una volta\u201d), le aspettative di successo futuro crollano; se le percepiamo come instabili e circostanziali (\u201cho sbagliato in quella curva, in quelle condizioni\u201d), le aspettative restano intatte. <sup>[3]<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La frase di M\u00e1rquez \u00e8, letta con questa lente, un manifesto attribuzionale: accetta l&#8217;errore come categoria universale e inevitabile (\u201csono umano\u201d) invece di lasciarlo diventare la prova di un declino stabile e specifico. Il cambiamento che descrive \u2014 \u201c\u00e8 cambiata la mia convinzione\u201d \u2014 non riguarda la sua velocit\u00e0 o la sua tecnica, che probabilmente non sono cambiate in modo cos\u00ec repentino tra maggio e settembre: riguarda il modo in cui interpreta i propri errori quando accadono, ed \u00e8 esattamente il tipo di ristrutturazione cognitiva che la teoria di Weiner collega a una motivazione pi\u00f9 resistente nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>05&nbsp;<\/strong> <strong>NON \u00c8 LA PRIMA VOLTA<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una resilienza costruita, non innata<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vale la pena ricordare che questa non \u00e8 la prima rimonta psicologica della carriera di M\u00e1rquez. Tra il 2020 e il 2023 aveva attraversato una serie di infortuni gravissimi \u2014 inclusa una diplopia che per mesi ne aveva messo in dubbio persino il ritorno alle corse \u2014 prima di tornare, con la Ducati, ai livelli che conosciamo oggi. La rimonta di questa stagione, per quanto spettacolare, si inserisce in un pattern pi\u00f9 ampio: non un tratto di carattere fisso e immutabile, ma una competenza costruita e ricostruita pi\u00f9 volte, weekend dopo weekend, nel corso di una carriera segnata da avversit\u00e0 fisiche reali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 coerente con un punto centrale del lavoro di Fletcher e Sarkar: gli atleti che i due ricercatori hanno definito resilienti non lo erano diventati una volta per tutte dopo un singolo episodio di successo. Alcuni di loro descrivevano proprio la propria miglior prestazione in carriera come frutto di risposte psicologiche via via pi\u00f9 efficaci a difficolt\u00e0 ripetute \u2014 non di un&#8217;unica illuminazione risolutiva.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>06&nbsp;<\/strong> <strong>IMPLICAZIONI PRATICHE<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa portare in palestra, in pista, in spogliatoio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tecnici, preparatori e psicologi che lavorano con atleti reduci da infortuni o periodi difficili, il caso M\u00e1rquez offre indicazioni operative precise, non solo ispirazionali:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non confondere la riservatezza con la forza mentale.<\/strong> Spingere un atleta a \u201cnon pensarci\u201d o a evitare sistematicamente l&#8217;argomento di un infortuio pu\u00f2, per il meccanismo dei processi ironici, mantenerlo pi\u00f9 presente nella sua mente, non meno. In certi contesti, affrontare l&#8217;argomento una volta, in modo controllato, e poi archiviarlo esplicitamente \u00e8 pi\u00f9 efficace del silenzio prolungato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lavorare sulle attribuzioni, non solo sulla tecnica.<\/strong> Dopo un errore o una serie di risultati negativi, la domanda che un tecnico pu\u00f2 porre \u2014 insieme all&#8217;analisi tecnica \u2014 \u00e8: l&#8217;atleta sta leggendo questo errore come un episodio isolato o come la prova di un declino permanente? La differenza predice la motivazione delle settimane successive pi\u00f9 di quanto non faccia l&#8217;errore in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Trattare la resilienza come una competenza allenabile, non come un tratto presente o assente.<\/strong> Un atleta che ha gi\u00e0 attraversato e superato avversit\u00e0 reali porta con s\u00e9 un repertorio di risposte facilitanti su cui costruire; questo repertorio si allena nel tempo, non si presuppone.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><strong>Come si allena la resilienza di un atleta reduce da un infortunio?<\/strong> Ristrutturazione attribuzionale, gestione strategica della comunicazione, lettura degli eventi come sfida anzich\u00e9 come minaccia: sono processi allenabili con un supporto psicologico strutturato. Parliamone. <a href=\"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\" data-type=\"link\" data-id=\"www.sportpsychologycenter.com\">www.sportpsychologycenter.com<\/a><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>07&nbsp;<\/strong> <strong>IN CHIUSURA<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La resilienza si vede meglio a met\u00e0 del percorso, non alla fine<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il titolo 2026 non \u00e8 ancora deciso: M\u00e1rquez \u00e8 primo a pari punti, con una lotta serrata a tre davanti a s\u00e9 fino all&#8217;ultima gara. Ma il dato psicologicamente pi\u00f9 interessante di questa stagione \u00e8 gi\u00e0 scritto, indipendentemente da come finir\u00e0: un atleta che a fine maggio veniva dato per fuori dai giochi ha costruito, gara dopo gara, le condizioni cognitive ed emotive per restare in corsa. Non ignorando la difficolt\u00e0, ma decidendo attivamente cosa farne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>RIFERIMENTI SCIENTIFICI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[1] Fletcher, D., &amp; Sarkar, M. (2012). A grounded theory of psychological resilience in Olympic champions. Psychology of Sport and Exercise, 13(5), 669\u2013678. DOI: 10.1016\/j.psychsport.2012.04.007<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[2] Wegner, D. M. (1994). Ironic processes of mental control. Psychological Review, 101(1), 34\u201352. DOI: 10.1037\/0033-295X.101.1.34 <a href=\"https:\/\/psycnet.apa.org\/record\/1994-16255-001\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/psycnet.apa.org\/record\/1994-16255-001\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/psycnet.apa.org\/record\/1994-16255-001<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[3] Weiner, B. (1985). An attributional theory of achievement motivation and emotion. Psychological Review, 92(4), 548\u2013573. DOI: 10.1037\/0033-295X.92.4.548<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>FONTI GIORNALISTICHE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">p300.it (13\/09\/2026), \u201cGP San Marino 2026: Marc Marquez vince e conquista la testa del campionato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">p300.it (13\/09\/2026), \u201cGP San Marino 2026: la conferenza stampa dei primi tre classificati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moto.it (13\/09\/2026), \u201cLa rimonta di Marc M\u00e1rquez da meno 102 a +33\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">askanews.it \/ Moda&amp;Motori Magazine (10\/09\/2026), dichiarazioni di Marc M\u00e1rquez in conferenza stampa alla vigilia del GP di San Marino.<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 tacere il dolore e stringere i denti. \u00c8 decidere consapevolmente cosa lasciare occupare la mente \u2014 e cosa no. di Virginia Marino 01&nbsp; L&#8217;EPISODIO<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-550","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-psicologia-dello-sport"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/550","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=550"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/550\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":552,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/550\/revisions\/552"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=550"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=550"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=550"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}