{"id":540,"date":"2026-08-27T20:46:55","date_gmt":"2026-08-27T20:46:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/?p=540"},"modified":"2026-08-27T20:46:55","modified_gmt":"2026-08-27T20:46:55","slug":"italia-germania-set-piu-lungo-volley-pressione-psicologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/2026\/08\/27\/italia-germania-set-piu-lungo-volley-pressione-psicologica\/","title":{"rendered":"89 minutes, 130 points: what happens to the mind when the pressure never ends"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\"><em>The longest set in volleyball history \u2014 Italy-Germany, 64-66, FIPAV Cup Men Elite, 26 August 2026 \u2014 is the key to understanding chronic competitive pressure: what science says about attention, arousal and performance when the decisive moment repeats itself dozens of times within the same match.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\"><strong>Author  <\/strong>Fabio Zarra    <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1357\" height=\"1425\" src=\"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/fipav-nazionale-volley-simbolo.png\" alt=\"Logo ufficiale della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV), nazionale italiana di volley\" class=\"wp-image-541\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading translation-block\"><strong>01 \u2014 A SET THAT LASTED AS LONG AS AN ENTIRE MATCH<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\"><strong>The record nobody wanted to break<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\">Reggio Calabria, PalaCalafiore, 26 August 2026. Italy and Germany meet on the first day of the FIPAV Cup Men Elite, the warm-up tournament for Fef\u00e8 De Giorgi's Azzurri ahead of the European Championship starting on 9 September. The first set alone lasts 1 hour and 29 minutes and ends 66-64 for the Germans: 130 points played, the highest score and longest duration ever recorded in a single volleyball set, breaking the previous record (50-48 in 62 minutes, Argentina-Poland, Nations League 2026).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il dato che interessa a chi si occupa di prestazione mentale non \u00e8 la durata in s\u00e9. \u00c8 quello che succede dentro quel set: un susseguirsi ininterrotto di vantaggi ribaltati (34-34, poi 45-45, poi 57-57) e di set-point annullati da entrambe le squadre, decine di volte, prima che la Germania chiuda al primo tentativo utile. E la storia non finisce l\u00ec: l&#8217;Italia perde quel set e anche il terzo, ma vince l&#8217;incontro 3-2 al tie-break, rimontando dopo aver investito quasi mezz&#8217;ora in pi\u00f9 del previsto in un solo parziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\">It's a rare event that offers, almost in laboratory conditions, a textbook case on a central topic in sport psychology: what happens to an athlete when the moment of maximum pressure \u2014 the decisive point, the set point \u2014 isn't an isolated event but repeats itself over and over within the same span of time.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading translation-block\"><strong>02 \u2014 ACUTE PRESSURE AND CHRONIC PRESSURE: TWO DIFFERENT PHENOMENA<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\"><strong>When the decisive point isn't an isolated event<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maggior parte della letteratura sul &#8220;clutch&#8221; e sul &#8220;choking&#8221; (blocco da pressione) si \u00e8 concentrata su eventi singoli e ad alta posta in palio: un rigore decisivo, un match point, un ultimo tiro libero. Il modello di riferimento resta quello di Baumeister sulla self-consciousness, secondo cui l&#8217;aumento della pressione porta l&#8217;atleta a rivolgere l&#8217;attenzione in modo eccessivo verso l&#8217;esecuzione motoria, un processo normalmente automatico, interrompendone la fluidit\u00e0 (effetto talvolta chiamato &#8220;paralisi da analisi&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un set-point annullato quindici, venti volte di fila \u00e8 tutt&#8217;altra cosa. Non \u00e8 pi\u00f9 un singolo evento acuto, ma una condizione cronica di attivazione mantenuta per oltre un&#8217;ora. \u00c8 qui che entra in gioco un secondo impianto teorico, l&#8217;Attentional Control Theory di Eysenck e colleghi, che descrive cosa succede al sistema attentivo quando l&#8217;ansia da prestazione si prolunga nel tempo: l&#8217;ansia non riduce necessariamente l&#8217;efficacia dell&#8217;esecuzione (quanto bene un atleta esegue), ma ne riduce l&#8217;efficienza, cio\u00e8 quante risorse cognitive servono per ottenere lo stesso risultato. In pratica, si pu\u00f2 continuare a giocare bene, ma a un costo mentale via via pi\u00f9 alto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Applicato al set di Reggio Calabria: ogni singola azione dopo il ventesimo, trentesimo set-point richiede agli atleti lo stesso livello di controllo attentivo richiesto al primo, ma con riserve di autoregolazione via via pi\u00f9 esaurite. \u00c8 la ragione per cui, paradossalmente, in situazioni di questo tipo l&#8217;errore spesso non arriva sul punto pi\u00f9 pressante, ma su un punto &#8220;banale&#8221; subito dopo: la soglia di rottura si sposta perch\u00e9 il sistema attentivo, non l&#8217;abilit\u00e0 tecnica, \u00e8 arrivato al limite.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><em>L&#8217;ansia da prestazione non \u00e8 il nemico da eliminare, ma una condizione da attraversare con risorse attentive sufficienti: l&#8217;obiettivo dell&#8217;allenamento mentale non \u00e8 arrivare a gara senza attivazione, ma arrivarci con un serbatoio di controllo attentivo che regga pi\u00f9 a lungo di quello dell&#8217;avversario.<\/em><br>\u2014 sintesi del principio alla base dell&#8217;Attentional Control Theory<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>03 \u2014 PERCH\u00c9 NON TUTTI &#8220;CROLLANO&#8221;: IL CASO DEL CLUTCH PERFORMER<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La fiducia nel reggere la pressione conta pi\u00f9 dell&#8217;ansia in s\u00e9<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la teoria dell&#8217;attenzione spiega il costo cognitivo della pressione prolungata, non spiega perch\u00e9 alcuni atleti in quelle condizioni migliorino invece di peggiorare. \u00c8 il fenomeno che Otten ha definito &#8220;clutch performance&#8221;: una minoranza di atleti mostra, nei momenti di massima pressione, un miglioramento misurabile di precisione e lucidit\u00e0 decisionale rispetto alla propria media, non un semplice &#8220;non crollare&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nello studio di Otten, la variabile che distingue chi regge da chi cede sotto pressione non \u00e8 l&#8217;ansia percepita in s\u00e9 \u2014 che sale per tutti \u2014 ma la fiducia nelle proprie capacit\u00e0 di gestirla (self-efficacy specifica per la situazione). Chi entra nel ventesimo set-point convinto di poter reggere quel livello di attivazione lo gestisce in modo diverso da chi lo subisce. \u00c8 una competenza allenabile, non un tratto fisso: si costruisce con l&#8217;esposizione progressiva a situazioni di pressione crescente in allenamento, non solo in gara.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>04 \u2014 LA CURVA DELL&#8217;ATTIVAZIONE: PERCH\u00c9 &#8220;PI\u00d9 CONCENTRAZIONE&#8221; NON BASTA<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\"><strong>From Yerkes-Dodson to catastrophe theory<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un errore diffuso, anche fuori dal contesto sportivo, \u00e8 pensare che pi\u00f9 impegno mentale produca sempre risultati migliori. La legge di Yerkes-Dodson, formulata pi\u00f9 di un secolo fa e ancora oggi punto di riferimento, descrive invece una relazione a U rovesciata tra livello di attivazione (arousal) e prestazione: fino a un certo punto l&#8217;attivazione aiuta la prestazione, oltre quella soglia la peggiora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel volley questo si traduce in modo molto concreto: la battuta, il muro, la ricezione sono gesti che richiedono un livello di attivazione medio-alto ma controllato. Su un set-point numero uno l&#8217;attivazione sale e la prestazione pu\u00f2 salire con essa. Ma se quella stessa condizione si ripete per trenta volte consecutive senza un adeguato recupero psicofisiologico tra un&#8217;azione e l&#8217;altra, l&#8217;atleta rischia di scivolare oltre il vertice della curva, in una zona di iperattivazione che peggiora la precisione tecnica proprio nei fondamentali pi\u00f9 fini, come la ricezione o l&#8217;attacco in situazioni di equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un raffinamento pi\u00f9 recente di questo modello, la teoria della catastrofe di Hardy, aggiunge un elemento importante: quando all&#8217;attivazione fisiologica elevata si somma un&#8217;ansia cognitiva alta (pensieri di preoccupazione, paura dell&#8217;errore), il calo di prestazione non \u00e8 graduale ma pu\u00f2 essere improvviso e marcato, quasi un &#8220;crollo&#8221; pi\u00f9 che un declino \u2014 il che spiegherebbe perch\u00e9, in partite di questo tipo, si vedono spesso sequenze di errori concentrati in pochi scambi, dopo decine di minuti di gioco solido.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading translation-block\"><strong>05 \u2014 THE OVERTURNED LEAD AS A STIMULUS (NOT ONLY AS AN OBSTACLE)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il &#8220;momentum psicologico&#8221; nei tre pareggi a met\u00e0 set<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I tre pareggi a met\u00e0 set (34-34, 45-45, 57-57) meritano una menzione a parte perch\u00e9 toccano il tema, ancora dibattuto in letteratura, del &#8220;momentum psicologico&#8221;: la percezione, condivisa da chi gioca e da chi guarda, che l&#8217;inerzia di una gara stia cambiando direzione indipendentemente dal punteggio assoluto. I primi studi di Vallerand e colleghi hanno mostrato che questa percezione pu\u00f2 influenzare realmente motivazione e prestazione successiva, anche se buona parte della ricerca pi\u00f9 recente invita alla cautela: non tutti gli episodi di &#8220;momentum percepito&#8221; producono un cambiamento oggettivo di prestazione, e parte dell&#8217;effetto sembra essere una ricostruzione a posteriori pi\u00f9 che una causa reale del risultato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per uno staff tecnico e per gli atleti, la lezione operativa \u00e8 pi\u00f9 utile della disputa teorica: qualunque sia lo status esatto del &#8220;momentum&#8221; come costrutto, la percezione soggettiva di controllo dopo un pareggio recuperato \u00e8 comunque un evento allenabile. Insegnare a un atleta a interpretare un pareggio a 45-45 non come &#8220;la partita che ci sfugge&#8221; ma come &#8220;un nuovo inizio ogni due punti&#8221; \u00e8 una tecnica concreta di ristrutturazione cognitiva, indipendente dal fatto che il momentum esista o meno come fenomeno oggettivo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading translation-block\"><strong>06 \u2014 FROM THE SET TO THE MATCH: GETTING BACK UP AFTER LOSING WHAT YOU BURNED YOURSELF OUT FOR<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\"><strong>Mental toughness isn't the absence of difficulty<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;aspetto pi\u00f9 istruttivo dell&#8217;intera serata, dal punto di vista mentale, arriva forse non nel primo set ma subito dopo: l&#8217;Italia perde un set costato quasi un&#8217;ora e mezza di energie fisiche e nervose, e deve nel giro di pochi minuti ripresentarsi in campo per il secondo. \u00c8 una condizione che nella pratica clinica sportiva si affronta con protocolli di rifocalizzazione rapida (routine pre-set, respirazione controllata, obiettivi di processo a breve termine) proprio perch\u00e9 il rischio, dopo un investimento emotivo cos\u00ec alto e apparentemente sprecato, \u00e8 portare in campo la frustrazione residua invece che le risorse attentive fresche di cui il set successivo ha bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fatto che l&#8217;Italia abbia poi perso anche il terzo set, prima di vincere comunque l&#8217;incontro, \u00e8 coerente con questa lettura: la rimonta non \u00e8 arrivata annullando l&#8217;effetto della fatica mentale accumulata, ma reggendo nonostante quella fatica, punto dopo punto, fino al tie-break \u2014 probabilmente la dimostrazione pi\u00f9 concreta, in questa partita, di ci\u00f2 che la letteratura chiama mental toughness: non l&#8217;assenza di difficolt\u00e0, ma la capacit\u00e0 di mantenere l&#8217;impegno verso l&#8217;obiettivo mentre le si attraversa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading translation-block\"><strong>07 \u2014 IN CLOSING<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\"><strong>What to take home, beyond the record<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>La pressione ripetuta non \u00e8 &#8220;pi\u00f9 della stessa pressione&#8221;:<\/strong> cambia natura, da evento acuto a condizione cronica, e consuma risorse attentive che vanno gestite, non solo &#8220;resistite&#8221; con la forza di volont\u00e0.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>L&#8217;attivazione va calibrata, non massimizzata:<\/strong> oltre una certa soglia, pi\u00f9 concentrazione percepita corrisponde a meno precisione tecnica, soprattutto nei gesti fini.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>La fiducia nella propria capacit\u00e0 di reggere la pressione<\/strong> (self-efficacy specifica) \u00e8 ci\u00f2 che distingue chi mantiene il rendimento da chi lo perde, ed \u00e8 allenabile con l&#8217;esposizione progressiva, non innata.<\/li>\n\n\n\n<li class=\"translation-block\"><strong>Psychological recovery<\/strong> between one high-pressure episode and the next \u2014 or between a lost set and the following one \u2014 is just as trainable as physical recovery, and requires specific routines, not just time.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\">The longest set in volleyball history will go down in the record books for its score. For those who work on mental performance, it will remain above all as a reminder of how much the theories developed for the single decisive point need to be rethought when that decisive point repeats itself, with the human mind as the only real limit on the court.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><strong>Training the mind under pressure.<\/strong> Sport Psychology Center affianca atlete, atleti e staff tecnici nello sviluppo di protocolli di gestione dell&#8217;attivazione e della pressione competitiva, con percorsi individuali, di squadra e moduli in realt\u00e0 virtuale attraverso MAT, il mental trainer di SPC. <strong>\u2192 SCOPRI I PERCORSI DEDICATI<\/strong> Sport Psychology Center \u00b7 Professional consultancy, VR training and mental training<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\"><strong>SCIENTIFIC REFERENCES<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"translation-block\">Baumeister, R. F. (1984). Choking under pressure: self-consciousness and paradoxical effects of incentives on skillful performance. Journal of Personality and Social Psychology, 46(3), 610\u2013620. DOI: <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1037\/0022-3514.46.3.610\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">10.1037\/0022-3514.46.3.610<\/a><\/li>\n\n\n\n<li class=\"translation-block\">Eysenck, M. W., Derakshan, N., Santos, R., &amp; Calvo, M. G. (2007). Anxiety and cognitive performance: attentional control theory. Emotion, 7(2), 336\u2013353. DOI: <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1037\/1528-3542.7.2.336\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">10.1037\/1528-3542.7.2.336<\/a><\/li>\n\n\n\n<li class=\"translation-block\">Otten, M. (2009). Choking vs. clutch performance: A study of sport performance under pressure. Journal of Sport and Exercise Psychology, 31(5), 583\u2013601. DOI: <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1123\/jsep.31.5.583\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">10.1123\/jsep.31.5.583<\/a><\/li>\n\n\n\n<li class=\"translation-block\">Yerkes, R. M., &amp; Dodson, J. D. (1908). The relation of strength of stimulus to rapidity of habit-formation. Journal of Comparative Neurology and Psychology, 18(5), 459\u2013482.<\/li>\n\n\n\n<li class=\"translation-block\">Hardy, L. (1990). A catastrophe model of performance in sport. In G. Jones &amp; L. Hardy (Eds.), Stress and Performance in Sport (pp. 81\u2013106). Wiley.<\/li>\n\n\n\n<li class=\"translation-block\">Vallerand, R. J., Colavecchio, P. G., &amp; Pelletier, L. G. (1988). Psychological momentum and performance inferences: A preliminary test of the antecedents-consequences psychological momentum model. Journal of Sport and Exercise Psychology, 10(1), 92\u2013108.<\/li>\n\n\n\n<li class=\"translation-block\">Gucciardi, D. F., Hanton, S., Gordon, S., Mallett, C. J., &amp; Temby, P. (2015). The concept of mental toughness: Tests of dimensionality, nomological network, and traitness. Journal of Personality, 83(1), 26\u201344. DOI: <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1111\/jopy.12079\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">10.1111\/jopy.12079<\/a><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph translation-block\">Source of the result: FIPAV Cup Men Elite, PalaCalafiore, Reggio Calabria, 26 August 2026. Italy-Germany 2-3, first set 64-66 (world record for score and duration in a single set).<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il set pi\u00f9 lungo nella storia del volley \u2014 Italia-Germania, 64-66, FIPAV Cup Men Elite, 26 agosto 2026 \u2014 \u00e8 la chiave di lettura per capire<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-540","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-psicologia-dello-sport"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/540","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=540"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/540\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sportpsychologycenter.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}